Giornali: chi guarda indietro, chi guarda avanti
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Poco meno di un anno fa, Rupert Murdoch proponeva – a guisa di ricetta anticrisi “salvaeditoria” – di portare a pagamento i contenuti dei periodici online. Lo stesso lamentava poi il fatto che i motori di ricerca, Google in primis, “carpissero” le notizie mettendole a disposizione del vasto pubblico internettiano for free, chiedendo a gran voce di non essere incluso nel privilegio. Questa presa di posizione intendeva senz’altro salvaguardare gli interessi del magnate, ma risultava retrograda e poco coerente con l’andamento assunto dalle modalità di acquisizione delle informazioni.
Un tale atteggiamento è – nell’era della freeconomics – controproducente. La strada per la fidelizzazione del lettore non si arricchisce di barriere doganali, bensì punta dritta al lettore stesso e lo “cattura” allettandolo in vari modi. In quest’ottica, non si può che lodare iniziative come quelle di The Guardian, quotidiano inglese, e in particolare del suo settimanale di approfondimento The Observer. Deciso a incamminarsi lungo la strada che conduce al lettore, il periodico offre alcune agevolazioni che promettono di rendere più versatile la lettura. La sua digitalizzazione – che guarda caso viene rilanciata più o meno nello stesso periodo in cui Murdoch innalza barriere – permette tra le altre cose la stampa, il download, la spedizione via email, l’ascolto, la funzione “cerca” e la lettura offline. Non manca inoltre la possibilità di consultare gli articoli su dispositivi mobili. C’è da augurarsi che altri seguano questo esempio ma che, soprattutto, digitalizzazione a parte si faccia uno sforzo anche a casa nostra per orientarsi verso quella qualità e quella libertà d’informazione che ultimamente sembrano trovarsi con il lanternino.
- 22 febbraio 2010

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