Il migliorista
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La decisione del presidente Napolitano di rendere pubblici nel web i motivi che lo hanno indotto a firmare il decreto salva-liste è lodevole. Né lodevoli, né convincenti sono invece le motivazioni addotte.
Il presidente Napolitano nella sua lettera dice che: «non era sostenibile che potessero non parteciparvi nella più grande regione italiana il candidato presidente e la lista del maggior partito politico di governo, per gli errori nella presentazione della lista contestati dall’ufficio competente costituito presso la corte d’appello di Milano».
Questa affermazione è grave e crea un precedente ancor più grave. In pratica vi si afferma che un partito ha più diritti degli altri e che può permettersi di non rispettare le regole perchè, comunque, la sua partecipazione al voto è assicurata a prescindere.
Napolitano afferma anche che: «erano in gioco due interessi o ‘beni’ entrambi meritevoli di tutela: il rispetto delle norme e delle procedure previste dalla legge e il diritto dei cittadini di scegliere col voto tra programmi e schieramenti alternativi. Non si può negare che si tratti di ‘beni’ egualmente preziosi nel nostro Stato di diritto e democratico».
Per noi le regole hanno il primato. Senza di esse non si può assicurare nessun diritto al cittadino. Una democrazia si poggia su fondamenta dettate da regole e sulla certezza del loro rispetto. Questo fa si che tutti siano sullo stesso piano. Questa è l’essenza della democrazia. L’aver voluto previlegiare – a gioco iniziato è bene ricordarlo – il diritto di scegliere fra programmi e schieramenti alternativi anzichè il rispetto delle regole, mina l’equilibrio democratico. E va da se che siamo per una competizione dove tutti possano partecipare a patto che tutti, piccoli e grandi, abbiano rispettato le norme previste.
L’esclusione delle liste – non importa se per cialtronaggine, imperizia o faide interne – non avrebbe comunque escluso nessuno dal voto. Avrebbe, questo si, offerto un ventaglio meno ampio di scelta. Ma quanti di noi – forse la maggioranza degli italiani – per anni si sono adattati a votare turandosi il naso? Oppure quanti hanno espresso il loro dissenso scegliendo l’astensione dal voto, o votando scheda bianca e nulla? Queste tre scelte sono, in termini percentuali, il primo partito italiano. Il non avere chi votare in Italia è da molti anni una condizione comune che abbraccia – senza esclusione – l’elettorato di sinistra, di centro e di destra. Non è certo una novità.
Oramai siamo un paese che definire in piena emergenza democratica ci pare un eufemismo. Auguriamoci solo che non si arrivi al punto di annullare le elezioni nel Lazio in caso di vittoria di Emma Bonino con l’escamotage della non conversione in legge nei tempi previsti del decreto salva-liste.
Sarebbero capaci di farlo. Vero presidente?
- 7 marzo 2010

In questo paese le regole si rispettano soltanto se c’e’ da chiudere il pantheon in orario e si sbattono fuori i concertisti.( La tipa sara’ di sicuro la prossima eroina del grande fratello).
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