Giorgio Ambrosoli 17 ottobre 1933 – 11 luglio 1979
stampa articolo
E’ solo per un inconveniente tecnico che non ci è stato possibile postare il ricordo di Giorgio Ambrosoli nel giorno esatto in cui ricorreva il trentennale della morte.
L’avvocato Ambrosoli ricevette nel ’74 dall’allora Governatore della Banca d’Italia Guido Carli l’incarico di liquidare la Banca Privata Italiana di proprietà di Sindona;
se le indagini svolte in precedenza avevano evidenziato solo irregolarità e carenze amministrative, le ricerche di Ambrosoli portarono alla luce molto di più arrivando alla società Fasco, il centro nevralgico di tutti gli affari di Sindona, e alla fitta ragnatela mediante la quale si riciclavano soldi legati al narcotraffico della mafia e ad altri affari illegali. Le sistematiche violazioni del codice penale e delle leggi bancarie risultavano in drammatici aggravi sui risparmiatori e sulla collettività.
Sindona poteva contare sull’appoggio di politici e del Vaticano; arrivarono, puntuali, i tentativi di corruzione e le minacce. Ambrosoli andò avanti e questo segnò la sua fine per mano di un sicario pagato da Sindona.
Nessuna autorità dello Stato presenziò ai suoi funerali, ad eccezione della Banca d’Italia.
Fin qui i fatti.
Noi però dobbiamo ricordare molto più di una mera sequenza di date e avvenimenti; dobbiamo onorare l’uomo, il suo senso del dovere e dello Stato, il suo coraggio; dobbiamo cercare di immedesimarci nell’eroe borghese che era perfettamente consapevole dei rischi che correva – come dimostra la “lettera-testamento” scritta alla moglie dopo aver accettato l’incarico di liquidatore – e che continuò fino alla fine il suo percorso basato sull’onestà e sulla ricerca della giustizia.
Come sottolinea il figlio Umberto, autore del libro “Qualunque cosa succeda”, nessuno può dire “Giorgio Ambrosoli era dei nostri”. Nessuno schieramento politico può rivendicarne la vicinanza perché Ambrosoli non era uomo dei partiti, della politica, degli schieramenti – era un cittadino qualunque che pagò, prima con l’isolamento e poi con la vita, il suo essere al servizio dello Stato.
Era solo, Ambrosoli, quando portava avanti il suo compito, osteggiato dai loschi figuri che manovrano gli sporchi intrecci tra politica, mafia, finanza e Chiesa; viene il sospetto che sarebbe solo anche oggi e che la sua sia una figura tuttora scomoda, una spina nel fianco come l’ha definita Renzo Agasso durante la puntata di Omnibus dedicata all’avvocato milanese – e si noti che quella de La7 è stata l’unica trasmissione ad aver ricordato la persona e i fatti avvenuti all’epoca. Sul resto delle emittenti, niente; sui giornali (almeno quelli che ho visto io), molto poco.
I loschi figuri che hanno isolato e contrastato Ambrosoli 30 anni fa hanno solo cambiato nome. Alcuni di loro, quando vogliono parlar bene di qualcuno, fanno i nomi di Mangano e Mussolini – e qui mi fermo perché questo non vuol essere un articolo di polemica politica.
Vuol essere un omaggio all’uomo e all’esempio che rappresenta per molti di noi, con l’augurio che le persone che vedono in lui un eroe siano sempre di più e riescano a produrre un cambiamento tangibile nella società.
- 18 luglio 2009

Scrivi il tuo commento