Va in onda la morte
stampa articolo
Ha la faccia di Johnny Dorelli – in un’ interpretazione magistrale – il giornalista di second’ordine catapultato al centro della notizia quando un misterioso assassino seriale lo sceglie come interlocutore privilegiato e narratore delle sue gesta omicide.
Dapprima relegato a curare, sotto pseudonimo, una rubrica per cuori infranti, il nostro protagonista assisterà, arruffato, stropicciato e attonito, alla propria ascesa professionale: stella fra le stelle, invidiato dai colleghi e corteggiato dalle donne. E a poco a poco all’orrore per tutti quegli omicidi si affianca – schiacciata a forza sotto l’orizzonte della consapevolezza – una sorta di gratitudine colpevole: ogni nuova morte narrata in esclusiva lo affranca sempre di più dal suo destino di perdente, di professionista negletto, di marito deriso, di padre compatito.
Quando alla fine scopriamo chi è l’assassino ci si spezza il cuore. Ci verrebbe da metterci in cattedra e giudicare severamente, se non fosse che a quel punto ci sentiamo già tutti un po’ colpevoli, noi che ai mass media gli facciamo aumentare l’audience ogni volta che c’è una notizia appetitosa.
La trama è quella del film Il Mostro, di Luigi Zampa, un capolavoro italiano negletto come solo sanno esserlo in questo paese le opere di valore. Un atto d’accusa puntuale e disincantato sulla violenza nella società, nei mezzi di comunicazione di massa, nella famiglia. Il film è del 1977. Ed era finzione, quasi premonizione.
E’ dei nostri giorni invece la notizia – vera, reale – del conduttore TV brasiliano Wallace Souza che ordinava omicidi per far aumentare l’audience. Non ce ne siamo neanche veramente stupiti, o sufficientemente indignati.
La censuriamo così tanto la morte – quella vera, quella che può capitare a noi o ai nostri amati, quella che non scherza mica e quando arriva ti coglie di sorpresa perché non te l’aspettavi mai sul serio – che per parlarne abbiamo bisogno di farla diventare irreale e di farla passare attraverso i media, dove la linea di confine fra la finzione e la vita vera è ormai porosa, permeabile e slabbrata.
Delle persone sono morte per dare a noi spettatori un motivo in più per incollarci ai media. Chissà se ne faranno anche un film.
- 14 agosto 2009

Scrivi il tuo commento