Valdesi, Risorgimento e laicità dello stato
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Il 25 agosto si è aperto a Torre Pellice l’annuale Sinodo delle chiese metodiste e valdesi. La notizia non ha trovato molto spazio sulla stampa e sui media, eppure la Chiesa Valdese merita attenzione per le scelte progressiste, umanitarie e laiche che l’hanno sempre contraddistinta fra le confessioni religiose presenti in Italia. Non è un caso che siano stati 300.000 i contribuenti italiani che hanno scelto di devolvere il loro 8×1000 ad una chiesa che conta una comunità di circa 45.000 fedeli.
E’ di ieri la notizia che durante i lavori sinodali è stata decisa una giornata di digiuno e preghiera per protesta contro il pacchetto sicurezza del Governo. Domani, 27 agosto, i deputati sinodali (180 tra pastori e laici) esprimeranno così la loro solidarietà agli immigrati. La decisione e’ stata presa dopo il lungo dibattito da cui sono emerse aspre critiche nei confronti delle nuove norme.
Riportiamo qui sotto l’articolo apparso sul quotidiano La Stampa, uno dei pochi a dare la notizia, uscito in occasione dell’apertura del Sinodo. Ci piace sottolineare come le parole di pastore Daniele Garrone, decano della Facoltà valdese di teologia a Roma, siano state chiare e forti nel mettere in guardia dai tentativi di voler riscrivere in chiave cattolica la storia dell’unità d’Italia, nel riaffermare la imprescindibile laicità dello stato e contro ogni forma di fondamentalismo religioso.
Libertà religiosa a rischio in un Paese troppo clericale, di Andrea Rossi
Cita il Don Giovanni di Mozart e l’aria di Ottavio per raccontare una frattura che con gli anni anziché sanarsi sembra farsi faglia. «Dalla sua pace la mia dipende, quel che a lei piace vita mi rende, quel che le incresce morte mi dà». Ma «non è con questo trasporto che le religioni tornano ad apostrofare la città», ovvero la società, dice il pastore Daniele Garrone, decano della Facoltà valdese di teologia a Roma, nel sermone che apre il Sinodo delle chiese valdesi e metodiste.
In questo primo frammento di XXI secolo dalle montagne di Torre Pellice «la rivincita di Dio» un po’ spaventa. «Ci sono fondamentalismi e clericalismi», che vorrebbero «sottoporre tutti alla “legge di Dio”, se necessario con la forza». Ci sono «gli esperti di umanità, i chierichetti atei, che poco menzionano Dio ma molto “la vita”, i “valori non negoziabili” e promettono il bene purché la città si lasci di nuovo mettere sotto tutela». Un richiamo alla laicità, «faticosamente posta alla base degli stati moderni, rimedio che ha messo fine all’intolleranza in nome di Dio», ma oggi in crisi, considerata «iattura o menomazione da superare presto con una rinnovata influenza sulla società». Rischio che chiama in causa l’Italia e anche i suoi 150 anni. Festa, dice Garrone, che «sembra messa in sordina. Nel 2011 ci diranno che l’unità d’Italia si radica nella sua identità cattolica anziché in Risorgimento, Resistenza, Costituente, battaglie per la libertà religiosa».
È questo il vento che soffia nella Valle dove i seguaci del mercante Pietro Valdo arrivarono in fuga e si ritrovarono nelle maglie di un’Inquisizione senza pietà: la dignità di una fede e la spaccatura con Santa Romana Chiesa, là dove il dialogo tra religioni si fa sfida sempre più dura perché c’è chi «cerca di realizzare un fronte comune della vita, della morale e dei valori in polemica contro la cultura delle libertà e dei diritti».
Tema sempre al centro della riflessione valdese, i diritti, «di cui i cristiani sono stati gli ultimi adepti e oggi dovrebbero scrollarsi di dosso il tono dei maestrini». Dalla laicità alla tutela dei più deboli. E’ di pochi giorni fa la strage degli immigrati nei mari tra Italia e Malta. «Morti sulle nostre coste senza che nessuno se ne accorgesse o se ne occupasse», dice Maria Bonafede, moderatore della Tavola valdese. Anche il pastore Garrone li ricorda, e cita il rapporto Bankitalia di qualche giorno fa: «Questi nuovi esuli che vengono a cercare il loro bene e contribuiscono al nostro non rubano posti di lavoro agli italiani e sono necessari. Anziché negarlo con irrealistici schemi ideologici, dovremmo avere l’umiltà di interpellare queste persone e chiedere loro di raccontarci cosa significa “dal mio bene il tuo dipende”».
Sfila lento il popolo valdese dentro il tempio di Torre Pellice e apre il suo Sinodo. Lo fa consacrando due nuovi giovani pastori, Stefano D’Amore e Alessandro Esposito. Lo fa rivendicando l’orgoglio della sua comunità sparsa per il mondo, «piccolo resto di una storia lunga e sofferta», ma senza trascurare un frammento di autocritica. «Temo che oggi non andiamo oltre lo sdegno per la rimonta clericale e il disappunto per l’assenza di una postura laica nella cultura e nella politica, salvo nobili quanto limitate eccezioni, sebbene espresse con fermezza dalla presidenza di una delle due Camere», dice il pastore Garrone. Come se la spinta riformatrice rischiasse di infiacchirsi, nonostante le 300 mila firme per l’otto per mille, più venti per cento rispetto all’anno scorso, segno che la comunità è forte e percepita come «liberale, laica e trasparente». Però, «basta questo per il bene della città?» si chiede Garrone. «Basta dirsi ecologisti, terzomondisti e anti-liberisti?». Sembra di no. Ecco l’autocritica, lanciata sotto gli occhi del vescovo di Pinerolo Piergiorgio Debernardi: «Non rischiamo di dire “profeticamente” come il mondo dovrebbe essere anziché cercare, nello sporco della storia, nella laicità della politica e nel compromesso delle mediazioni umane, ciò che può essere meglio dell’esistente?».
- 26 agosto 2009

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