Berlusconi e la campagna d’autunno

di: J.A. Brady

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I prossimi quattro mesi saranno quelli decisivi per la tenuta della democrazia in questo paese. Democrazia, a parer nostro, già compromessa in alcuni suoi aspetti. Berlusconi ha iniziato – per usare un efficace termine militare – la campagna d’autunno, e l’ha iniziata con i bombardieri pesanti attraverso una strategica e programmata pianificazione, come a voler coventrizzare ciò che gli si oppone.

I prossimi mesi vedranno la Riforma del Processo Penale, la legge sulle intercettazioni telefoniche ed il parere della Corte Costituzionale sul Lodo Alfano. Tre momenti fondamentali – che coincideranno con il culmine degli effetti della crisi economica – e attraverso i quali passeranno sia la sopravvivenza politica di Berlusconi, che la tenuta democratica di questo paese. E ciò che ci induce ad essere preoccupati è il fatto che un uomo con una totale assenza del senso dello stato come lo è Berlusconi, quando cade, è tentato dal far precipitare con se tutto il paese, in una sorta di biblico “muoia Sansone con tutti i Filistei“.

Abbiamo parlato di strategica e programmata pianificazione della campagna d’autunno. E come non può considerarsi tale l’occupazione del servizio pubblico televisivo con nomine asservite al silviopensiero (vedi Augusto Minzolini al TG1)? Come non può essere considerata strategia di guerra il ritorno di Feltri – noto relativizzatore di verità – alla direzione del Giornale? Come non considerare finalizzata ad uno scopo ben preciso la cena con alcuni membri della Corte Costituzionale?

Ed ecco i primi colpi che preannunziano la guerra. Tutti in poche ore. L’attacco di Feltri dalle pagine del Giornale, al Direttore dell’Avvenire Boffo. La causa intentata a La Repubblica contro le famose dieci domande che da maggio non hanno ancora avuto una risposta (chiede un milione di euro di risarcimento; forse la CIR di De Benedetti li sconterà dal miliardo di euro che potrebbe ottenere dalla Fininvest con la sentenza civile sul Lodo Mondadori). Ed il tutto preceduto nelle settimane passate dall’invito a non fornire pubblicità al gruppo editoriale l’Espresso e gli attacchi al TG3. Insomma tutto ciò che è non-conforme all’ Egocrazia imperante diventa obiettivo da distruggere con qualunque mezzo.

Il pericolo è anche che tutto questo appaia normale in un paese dove di realmente normale è rimasto ben poco. Azioni di tale portata condotte da un capo dell’esecutivo in una democrazia “normale” sono impensabili. Vogliamo immaginare, per un attimo, quale sarebbe il presente di Bill Clinton se avesse portato in tribunale il New York Times per l’affaire Lewinsky?

Nel frattempo il nostro se ne va, solo soletto – gli altri leader mondiali (Sarkozy Obama anche l’amico Putin) hanno disertato, di fatto isolandoci -, dal criminale Gheddafi a festeggiare con lui la ricorrenza di un colpo di stato. Se ne và portando con se le Frecce Tricolori e gli sbandieratori di Gubbio e Sansepolcro, in un clima da circo Barnum che nemmeno ai tempi dei nani e delle ballerine di craxiana memoria era stato raggiunto. Il tutto fra le dichiarazioni schizoidi di un La Russa “Le Frecce Tricolori sono i nostri ambasciatori nel mondo. E’ una piccola rivincita, tutto il popolo libico applaudirà l’Italia“, e quelle surreali di Frattini “La visita del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, a Tripoli per incontrare il leader libico Gheddafi la ritengo opportunissima“.

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