Dell’Utri e Cosa Nostra: nuove prove?

di: J.A. Brady

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Venerdi scorso, 23 ottobre, il PG di Palermo Antonino Gatto avrebbe dovuto concludere la propria requisitoria al processo di secondo grado che vede come imputato in concorso esterno in associazione mafiosa,  il senatore del Pdl Marcello Dell’Utri . In primo grado, ricordiamo, Dell’Utri fu riconosciuto colpevole del reato ascrittogli e condannato  a nove anni di reclusione, a due anni di libertà vigilata, all’interdizione perpetua dai pubblici uffici e al risarcimento dei danni (circa 70.000 euro) alle parti civili costituitesi: il Comune, e la Provincia di Palermo.

Il pg Gatto ha chiesto invece la sospensione del dibattimento e la riapertura dell’istruttoria. Questo perché la Procura ha acquisito un documento la cui importanza, ai fini dibattimentali, è assolutamente rilevante e tale da costituire una nuova prova da introdurre nel dibattito processuale. Si tratta infatti del verbale dell’interrogatorio reso alla Procura di Palermo dal pentito Gaspare Spatuzza il 6 ottobre scorso. Ma il magistrato è andato oltre ha infatti  richiesto anche la possibilità di interrogare in aula sia Spatuzza, sia i boss Giuseppe e Filippo Graviano dei quali il pentito era il braccio destro. Sulla richiesta di ammissione o meno si pronuncerà la Corte di Appello di Palermo il prossimo 30 ottobre. All’istanza avanzata dal pg Gatto si è opposta la difesa di Dell’Utri che ha accusato la procura di “forzare la situazione”.

Ma cosa afferma il pentito Spatuzza?  Dal  verbale – alcuni punti sono stati letti in aula – emergono nuovi elementi accusatori a carico di Dell’Utri. Spatuzza conferma sostanzialmente i contatti di Dell’Utri con Cosa Nostra, rafforzando quindi l’impianto accusatorio, ma confermerebbe anche il suo ruolo di referente politico, insieme a Silvio Berlusconi e a Forza Italia, della trattativa tra mafia e stato durata fino al biennio 2003-2004.

Ecco, tra gli altri, un passo tratto dalle dichiarazioni di Spatuzza: ” Graviano era molto felice, disse che avevamo ottenuto tutto e che queste persone non erano come quei quattro ‘crasti’ (cornuti, ndr) dei socialisti. La persona grazie alla quale avevamo ottenuto tutto era Berlusconi e c’era di mezzo un nostro compaesano, Dell’Utri. Io non conoscevo Berlusconi e chiesi se era quello di Canale 5 e Graviano mi disse sì. Del nostro paesano mi venne fatto solo il cognome, Dell’Utri, non il nome. In sostanza Graviano mi disse che grazie alla serietà di queste persone noi avevamo ottenuto quello che cercavamo. Usò l’espressione ‘ci siamo messi il Paese nelle mani’”.

Starà quindi alla Corte d’Appello di Palermo giudicare ammissibile o meno questa testimonianza. Ricordiamo che nello scorso settembre la stessa Corte d’Appello rigettò la richiesta di far testimoniare al processo a Dell’Utri Massimo Ciancimino, il figlio dell’ex sindaco mafioso di Palermo.

Ci auguriamo che i verbali, ma anche le testimonianze di Spatuzza e Graviano, vengano accolte proprio per chiarire ancor di più gli ormai innegabili intrecci fra mafia e politica e la trattativa fra mafia e stato.

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