La sessualità del Vaticano
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Su Radio Canada è apparsa la notizia che Raymond Lahey – vescovo cattolico di Antigonish in Nuova Scozia – è stato arrestato all’aeroporto di Ottawa a seguito di un controllo casuale del suo laptop. La polizia ha infatti trovato dentro il portatile materiale pedopornografico. Il prelato, una volta rimesso in libertà, ha presentato le dimissioni che sono state accolte dal Vaticano.
Lahey, tra l’altro, era stato il supervisore per conto della diocesi nella transazione a titolo risarcitorio di 15 milioni di dollari a favore di vittime di abusi sessuali avvenute negli anni ‘50 ad opera di un sacerdote locale.
Notizie di abusi sessuali, casi di pedofilia e di diffusione di materiale pedopornografico provenienti dal mondo religioso sono purtroppo sempre più frequenti. Quello che ulteriormente ci indigna è la risposta che le gerarchie ecclesiastiche danno di fronte all’aggravarsi del fenomeno.
Un esempio è Silvano Tomasi osservatore permanente del Vaticano presso le Nazioni Unite. Tomasi, intervenendo a Ginevra presso il Consiglio dei Diritti umani per rispondere alle critiche mosse al Vaticano in materia di abusi, ha sostenuto che nella maggior parte dei casi i preti che si sono macchiati di violenze su minori non sono pedofili, ma piuttosto omosessuali con tendenze di efebofilia, ovvero di pedofili omosessuali attratti da adolescenti. Insomma le gerarchie ecclesiastiche continuano ad associare in maniera criminale il termine pedofilia con quello di omosessualità in un indegno tentativo di equiparazione fra chi commette abusi sessuali contro minori a chi ha rapporti omosessuali consenzienti.
Non si meravigli quindi Benedetto XVI se la sua prossima visita nel Regno Unito potrà essere accolta con parole simili a quelle di Tanya Gold pubblicate sul The Guardian:
“Benvenuto, Benedetto XVI, Vescovo di Roma, Vicario di Gesù Cristo, Successore del Principe degli Apostoli, Sommo Pontefice della Chiesa universale, Sovrano dello Stato della Città del Vaticano, Servo dei Servi di Dio. Non calpesti i cadaveri “.
- 4 ottobre 2009

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