Una “Intesa” fra morte e profitto

di: Ottavina Reale

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Cosa accomuna la Banca Intesa San Paolo con Hsbc, Goldman Sachs, Merril Lync, Deutsche Bank e Morgan Chase? Questi istituti di credito  si distinguono tristemente  per il fatto di essere parte di un gruppo di 138 fra banche e istituzioni finanziarie di 16 paesi che hanno investito  oltre venti miliardi di dollari in otto società produttrici di bombe a grappolo, le famigerate cluster bomb.

Questo è quanto emerge dal rapporto “Worldwide investments in cluster munitions producers. A shared responsibility“; un rapporto redatto da due organizzazioni non governative aderenti alla Cluster Munition Coalition: la Ikv Pax Christi e  la Netwerk Vlaanderen. La relazione completa  con la lunga lista – la vergognosa lista – delle istituzioni bancarie e finanziarie implicate può essere visionata sul sito Netwerk Vlaanderen.

Ricordiamo che più di un anno fa, ad Oslo, è stata firmata da oltre 100 paesi la convenzione per la messa al bando delle cluster bomb, ma che per entrare in vigore essa deve essere ratificata da almeno 30 stati. Al momento sono 23 i paesi che l’hanno ratificata e fra i paesi europei l’Irlanda ed il Belgio sono gli unici ad avere anche introdotto nella loro legislazione nazionale norme contro la produzione e vendita delle bombe a grappolo. Fra i paesi che non hanno aderito al Trattato di Oslo figurano gli Stati Uniti, Russia, Cina, Israele, India e Pakistan.

Per quanto riguarda  Intesa San Paolo, l’istituto bancario risulta essere partner della Lockheed Martin ovvero della quarta azienda al mondo produttrice di cluster bomb. Tra l’altro Intesa San Paolo fu, nel 2007, segnalata nel rapporto “Too risky for business – Financial Institutions and Uranium weapons” quale unico istituto finanziario italiano con interessi nella General Dynamics, azienda produttrice fra l’altro di munizionamento all’uranio impoverito.

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