Informazione e democrazia

di: J.A. Brady

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Lo diciamo subito, giusto per sgombrare il campo da qualsiasi equivoco, che  siamo contrari in linea di principio al finanziamento pubblico all’editoria.  A più riprese abbiamo già affrontato l’argomento per quanto riguarda i quotidiani Libero e il Giornale. Crediamo che una pubblicazione – sia essa indipendente, di partito o prodotta in cooperativa – debba sostenersi con le proprie risorse; risorse date dalla qualità dell’informazione offerta e dalla raccolta pubblicitaria. Così funziona nei paesi dove le regole di mercato sono chiare e senza disquilibri, specie in un settore delicatissimo quale quello dell’informazione. In Italia – dove sussiste una anomala concentrazione d’informazione, di raccolta pubblicitaria e di assenza di editori puri – questo non è possibile. Quindi, al momento, appare impensabile poter fare a meno dei contributi statali all’editoria, pena la chiusura di testate.1 E questo con tutto ciò che ne deriverebbe in tema di occupazione e di pluralità dell’informazione.

Ma ritorniamo al contributo statale all’editoria, perchè è di questi giorni una notizia che potrebbe rendere problematica la sopravivvenza di giornali quali l’Unità, il Secolo d’Italia, La Padania, Il Manifesto. Ma anche di piccole TV locali che, comunque, offrono un servizio d’informazione localistico altrimenti non garantito dai network nazionali. E’ stato dunque proposto dalla maggioranza di governo, un emendamento alla legge finanziaria in discussione in parlamento che andrebbe a modificare, se approvato, il modo di ripartizione dei contributi. Un endamento che non esitiamo a definire scandaloso. Nella sostanza per i giornali politici e le cooperative il contributo verrebbe stabilito, anno per anno, dal governo. Attualmente avviene in base ad un meccanismo che tiene conto della tiratura e dei costi. Imperfetto quanto si vuole ma che garantisce a tutti un contributo certo.

Immaginiamo allora un capo dell’esecutivo che ha nelle sue mani una concentrazione dell’informazione stampata e televisiva – pubblica e privata – come nessun altro capo di governo al mondo. E immaginiamo questo presidente che decide – anno per anno – a chi, come e quanto erogare i contributi. Perchè, è bene ricordarlo  perchè alcuni forse non lo sanno, che il Dipartimento per l’informazione e l’editoria è direttamente dipendente dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri.

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  1. Vi è la felice e recente novità del quotidiano “Il Fatto” che non accede ai contributi statali. []
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