La velinizzazione dell’Italia
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How Silvio Berlusconi Uses Women on TV è il titolo originale di un articolo di Carla Power pubblicato su Time.com. La traduzione dell’articolo - in italiano Come Berlusconi usa le donne in TV – è a cura di ItaliaDallEstero.
«Nelle loro uniformi fatte di minigonne e tacchi a spillo, tre ragazze stirano camicie da uomo, piegate sulla tavola da stiro, di fronte al pubblico di uno studio televisivo. Fanno a gara per diventare schedine, giovani donne che ballano un poco, indossano poco e parlano poco a Quelli che… il calcio, popolare trasmissione televisiva in onda la domenica pomeriggio sulla TV di stato italiana.
“Le schedine devono essere belle, ma devono anche saper fare qualcosa” commenta la conduttrice, con un sorriso smagliante. “Vediamo come se la cavano!” Un ex calciatore scende per valutare chi ha stirato meglio, consegnando il premio a una sinuosa biondina.
Niente di nuovo sul fronte di tette, cosce e frivolezza della televisione italiana. Le donne stregano gli spettatori dagli anni ‘80, quando le reti televisive di Silvio Berlusconi, che prima di entrare in politica era un magnate dei media, hanno rivoluzionato l’etere propinando agli italiani una dieta di soap opera americane, calcio e sesso su tutte le reti dell’impero Mediaset. Una formula che andava ben oltre gli indici d’ascolto: ha infatti agevolato anche la fortuna politica di Berlusconi.
Sono passati oltre 20 anni dalla trasformazione della televisione italiana e Berlusconi è Presidente del Consiglio per la terza volta. Dal 1946 il suo mandato è stato il più longevo di tutti. Ma a dire il vero, negli ultimi tempi ha preso qualche cantonata. La Corte Costituzionale ha respinto la legge che gli garantiva l’immunità giudiziaria durante il mandato, spazzando via gli impedimenti ai processi in cui è accusato di corruzione e falso in bilancio per questioni che coinvolgono Mediaset.
Ma anche se venisse cacciato domani, Berlusconi lascerebbe comunque una pesante eredità ed è la sua televisione ad assicurargliela. “Berlusconi ha cambiato la cultura italiana, prima ancora che la politica” commenta Alexander Stille, autore de Il sacco di Roma, un libro sulla strategia politica berlusconiana. “Ha introdotto la cultura del sesso e del lusso, una cultura completamente diversa da quella tradizione di austerità promulgata dalla Chiesa e dai comunisti. Il suo controllo della TV commerciale ha fatto sì che fosse l’unico politico al mondo a creare e modellare il suo elettorato prima ancora di essere eletto”.
Alla base della cultura di Berlusconi c’è la velina, o soubrette, servita agli italiani quotidianamente come la pasta. Alcune veline semplicemente tacciono mentre i presentatori parlano. Altre si lanciano in lap-dance coinvolgendo gli ospiti in studio, come è successo all’inizio dell’anno all’allenatore dell’Inter José Mourinho. Altre ancora si esibiscono in stupidi giochetti escogitati dagli ideatori del programma, facendo finta di essere tavolini, o affrontando docce fredde avvolte da abiti succinti. Alcune semplicemente si spogliano: sulla homepage di Mediaset ultimamente c’era una clip di una ragazza bionda fasciata da un sacco dell’immondizia nero, che abbassava piano piano fino a scoprire il seno.
Degradante? Senza dubbio. Ma nell’Italia di Berlusconi non si può negare l’importanza del ruolo di valletta. “Prima ricevevamo 10 o 15 candidature alla settimana” dichiara Gabriele Bertone, responsabile di una agenzia di Milano che ricerca gente per lo spettacolo. “Ora ne riceviamo a centinaia”. Da un sondaggio condotto a Milano tra alcune giovani ragazze si evince che in testa alle professioni più ambite c’è quella di velina. “Beh certo, tutte vogliono diventare veline” minimizza Anna Depoli, segretaria milanese in fila per partecipare come pubblico a Quelli che… il calcio. “Se sei una velina hai la possibilità di incontrare i calciatori e se poi te ne sposi uno finisci per avere un sacco di soldi”.
La velina è ormai molto di più di un pilastro della televisione italiana; è proprio la roccia su cui Berlusconi si è appoggiato per costruire la propria carriera politica. Nei 15 anni di dominio della politica italiana, Berlusconi ha creato un flusso ininterrotto di intrattenimento e potere. I talebani usano la virtù delle donne del loro paese come grido di battaglia; Berlusconi usa la bellezza delle italiane. Gli americani dovrebbero investire in Italia, ha declamato una volta davanti al pubblico di Wall Street, perché ci sono le segretarie più avvenenti.
Giocarsi la partita
E’ sempre più frequente che la velina sia una protagonista della politica, oltre che del sesso. Sebbene abbia solo 18 anni, Noemi Letizia – la cui relazione con Berlusconi ha dato origine a frenetiche indiscrezioni sulla stampa italiana quest’estate – conosce bene i giochi. “(Vorrei essere) una soubrette” ha dichiarato a un giornale italiano. E mi interessa anche la politica (…) Mi piacerebbe essere candidata alla Camera, in Parlamento. Papi Silvio penserebbe a tutto”.
L’anno scorso Berlusconi ha formalizzato il legame che unisce politica e veline, designando la 32enne Mara Carfagna, una ex velina che ha anche posato nuda, Ministro per le Pari Opportunità. Quest’estate il suo partito ha candidato quattro giovani stelline al Parlamento europeo. “L’idea è di ringiovanire il partito” afferma Elisa Alloro, 33enne presentatrice televisiva inizialmente nella rosa delle candidate e autrice del libro “Noi, le ragazze di Silvio”. “Per la prima volta in Italia la gente si interessa alle elezioni europee – solo perché siamo veline!”. La futura ex moglie di Berlusconi, Veronica Lario, si è sentita meno colpita dai fatti e ha screditato la strategia definendola come i “divertimenti per l’imperatore”.
Il divertimento è di fondamentale importanza per la strategia politica di un uomo che ha debuttato come cantante nelle navi da crociera e che ha battezzato il suo partito Forza Italia, come il motto con cui si inneggia alla nazionale di calcio. Gli si può dire tutto, tranne che è un uomo grigio. “Quando (l’ex premier Romano) Prodi andava in tv, dovevo alzare il volume al massimo” sbuffa uno dei sostenitori di mezza età di Berlusconi. “Prodi parla come un prete”.
Chiedete agli italiani cosa pensino del loro attuale leader e con grande probabilità si metteranno a ridacchiare – ma la maggior parte proseguirà dicendo di averlo votato. Per molti dei suoi concittadini, gli appetiti di Berlusconi sono fondamentali per il suo fascino: “E’ un italiano vero” puntualizza Alessio de Mitri, giovane coordinatore del partito di Berlusconi che ora si chiama Il Popolo della Libertà (PDL). “Ama mangiare. Ama le feste. Tra poco sarà divorziato, proprio come molta altra gente. Ha avuto problemi con la sua azienda. E’ una persona assolutamente normale”.
Una sorta di normalissimo supereroe – per lo meno stando a come le sue emittenti raccontano la sua storia. Le trasmissioni di Mediaset vi racconteranno che Berlusconi ha stimolato l’economia, ha fatto da intermediario per la pace in Georgia e che ha costruito nuove abitazioni per i terremotati de L’Aquila, mentre l’opposizione “starà ancora litigando sulla composizione del cemento”, come ha ironizza uno spettatore milanese di Mediaset.
Quando nel settembre scorso il Premier ha consegnato le chiavi delle nuove abitazioni alle vittime del terremoto, due trasmissioni molto seguite sono state rimosse dagli altri canali per evitare sovrapposizioni. Oggi, l’Italia è l’unico paese in Europa dove un premier è proprietario dei mezzi di comunicazione: con le reti Mediaset, e il controllo che esercita sulla TV di stato, Berlusconi controlla il 90% del mercato televisivo, in un paese in cui si stima che l’80% della popolazione si informi attraverso la televisione.
Criticare Berlusconi può costare caro. Da quando in estate sono uscite le storie su Noemi e sui presunti flirt con delle prostitute, il quotidiano La Repubblica ha seguito la notizia standogli col fiato sul collo. Il quotidiano ora deve affrontare un processo per diffamazione contro Berlusconi, proprio come è già successo in passato ad alcuni giornali stranieri e a quei giornalisti che l’avevano criticato. “Ci sono giornali che hanno oltrepassato il limite e che si sono intromessi nella vita privata del Presidente del Consiglio” ha dichiarato la Carfagna.
L’impero mediatico di Berlusconi è nato con una rete locale di Milano 2, un quartiere costruito da Berlusconi fuori Milano quando negli anni ‘60 faceva l’imprenditore edile. Pioniere della TV privata e commerciale in Europa, ha poi aggirato le leggi italiane antitrust che vietavano la televisione privata diffusa a livello nazionale comprando quote di televisioni locali.
Con partecipazioni nel più grande gruppo editoriale italiano, una società di pubblicità e la squadra di calcio AC Milan, Berlusconi ha pian piano costruito il suo impero Fininvest, diventando l’uomo più ricco d’Italia. Nel 1993 è entrato in politica definendo il suo neonato partito come “un polo della libertà” – anche se per molti la sua improvvisa vocazione politica non era altro che un palese tentativo di proteggere i propri interessi privati.
“Non ci sono dubbi sul fascino esercitato da Berlusconi. In un paese sfinito dalle beghe politiche (è alla sua 62esima legislatura dalla fine della guerra), Berlusconi ha fatto leva su sentimenti non politici” spiega Fabrizio Tonello, docente di scienze politiche presso l’Università di Padova. Sullo sfondo della pochezza di aspirazioni mostrata dalle sue reti TV, l’immagine tutta berlusconiana dell’italiano medio mischiato al Don Giovanni straordinariamente ricco è molto potente: “E’ la cultura dell’intrattenimento”, afferma Tonello, “l’esatto opposto di una cultura politica, in cui solo i politici che sono delle celebrità contano nel mercato politico”.
Volti nuovi e idee nuove
Dopo Berlusconi, è Mara Carfagna la più grande celebrità politica in Italia. A settembre, durante un convegno del partito di Berlusconi a Cortina, alcuni suoi fan si sono accalcati tra la folla per posare accanto al Ministro per le Pari Opportunità, mentre i loro amici scattavano foto all’impazzata sulle macchinette digitali. “C’è una sola persona in Italia ad aver avuto il coraggio di spingere in politica donne e giovani” ha detto la Carfagna. “Grazie, Berlusconi!”.
Mentre gli avversari irridono la candidatura della Carfagna, interpretandola come un rozzo richiamo alla libido degli italiani, i berlusconiani la considerano un atto di democrazia in un paese governato da uomini attempati. “Carfagna è un forte segnale che il PDL vuole cambiare qualcosa” dice Franco Vendramin, un dirigente dai capelli d’argento presente al convegno. “Gente nuova significa teste nuove, volti nuovi, che porteranno nuovi approcci e nuove idee”. La stessa Carfagna, dice con un sorriso smaliziato, “è molto carina”. “E’ proprio come Berlusconi lui” sospira teneramente la moglie Daniela.
La Carfagna adora enfatizzare i traguardi raggiunti dal suo ministero: una legge sullo stalking, ad esempio, “che fa sentire le donne italiane più sicure”. Il governo si è impegnato a combattere la violenza domestica, dice, e ad aiutare le donne ad avere pari opportunità sul luogo di lavoro.
E ha materiale su cui lavorare: l’Italia ha la più bassa percentuale di donne lavoratrici in Europa. Solo il 2% delle posizioni di top manager è occupato da donne, una percentuale inferiore a quella del Kuwait. Nel rapporto mondiale sul divario di genere (Global Gender Gap) dello scorso anno, realizzato dal World Economic Forum, l’Italia si trovava alla posizione numero 67 su un totale di 130 paesi. Questi numeri sono particolarmente sconvolgenti per donne come Elisa Manna, grande abbastanza da ricordare l’importante movimento femminista italiano degli anni 70. “A quel tempo, le ragazze desideravano diventare medici, avvocati, professioniste” dice la Manna, direttrice del Dipartimento di Politiche culturali al CENSIS, il Centro studi investimenti sociali di Roma. “Era orribile pensare di fare carriera solo perché eri bella. Oggi accade l’esatto contrario: se usi il tuo corpo, la tua bellezza, sei intelligente. Ci sai fare”.
Proprio così. Per Elisa Alloro, ex conduttrice Mediaset scelta per le Europee, la proposta (“di Silvio”) di candidarla è stata un gradito tentativo di mettere fine al divario sessuale e generazionale in politica. Ha incontrato il Presidente del Consiglio nel 2005, quando aveva 28 anni, per intervistarlo per un programma Mediaset. In quell’occasione, la Alloro perse l’aereo e lui le offrì un passaggio sul suo jet privato. Durante il volo, ricorda lei, lui la interrogò sulla linea politica del suo partito, sulla base dei giornali di quel giorno. Al termine del pomeriggio – in parte trascorso a passeggiare nella sua villa in Sardegna nell’ala che è un museo naturale, guardando gli ulivi donati dal Primo Ministro israeliano – Berlusconi le aveva già chiesto di unirsi alla sua squadra per l’Europa. “Ha scelto persone che avevano già lavorato in tv perché sono spesso più bravi degli altri a parlare in pubblico” dice la Alloro. “Perché la politica è spettacolo”.
Continuerà la velinizzazione dell’Italia? Esistono dei segnali di reazione negativa a questa tendenza e a Berlusconi. All’inizio di quest’anno, due deputate avevano sostenuto che egli avesse infranto la Convenzione europea per i diritti umani con le sue “ripetute affermazioni che offendono la dignità della donna”.
Lorella Zanardo, consulente organizzativa ed ex dirigente Unilever, è rimasta così disgustata dallo spettacolo di degrado della televisione italiana che ha girato un video tutto suo per stimolare la presa di coscienza del problema, incollando spezzoni presi da vari spettacoli tv. L’ultimo frammento, preso dalla trasmissione Scherzi a parte, mostra una donna in mutande chiusa nel frigo delle carni e appesa a un gancio accanto alle carcasse macellate. “Le donne vengono da me e dicono ‘Ascolta, sono anni che guardo la televisione ma non ci avevo mai pensato’”, racconta con gli occhi che si gonfiano per la commozione. La Zanardo dice che alcuni italiani hanno scelto di dissociarsi da questa situazione. “La gente come me è responsabile” dice. “Abbiamo ricevuto una buona istruzione e abbiamo viaggiato o lavorato all’estero. L’Italia è stata consegnata completamente alle mani dei media (di Berlusconi)”.
E dopo l’offesa fatta da Berlusconi sulla televisione di stato a Rosy Bindi, la parlamentare di opposizione 58enne e dai capelli grigi, definita “sempre più bella che intelligente”, La Repubblica ha lanciato una petizione sostenendo che l’uso che lui fa del corpo delle donne è un pericolo per la democrazia. “Quell’uomo ci offende” si legge nel testo. “Fermiamolo”. Più di 100.000 persone hanno firmato.
Ma ci vorrà ben altro per sfidare Berlusconi. L’opposizione di centro-sinistra attraversa un momento di confusione, come al solito, avendo eletto da poco il secondo leader in soli dei mesi. E dal momento che, per trent’anni, la maggior parte degli italiani è andata avanti a pane e Mediaset, la visione berlusconiana è ben radicata.
Nel bel mezzo della gara del ferro da stiro su Quelli che… il Calcio, le aspiranti schedine alzano gli occhi dalle loro tavole da stiro per guardare lo spezzone di una commedia in cui tre donne grasse e attempate partecipano ad un concorso di bellezza. Il pubblico ride, come pure i presentatori e le schedine. Immaginate: donne che non sono né giovani né belle osano mostrare il proprio volto sulla tv italiana. Una vera novità, nell’Italia di Silvio Berlusconi.»
- 2 dicembre 2009

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