Apr 292009
 

Nel nostro precedente Attenti a quei 22 avevamo avuto il modo di eccepire sul voto pro-nucleare, espresso nello scorso marzo, dal Consiglio Regionale dell’Abruzzo. Questa volta invece parleremo di concessioni minerarie, trivellazioni ed estrazioni liquide e  gassose, sempre in Abruzzo. Nel farlo dobbiamo anche constatare che tale argomento  non ha trovato molto spazio sulla stampa nazionale, nè il rilievo che esso merita per la sua intrinseca, potenziale pericolosità.  Per fortuna, la rete in generale e la blogosphere in particolare (( una citazione particolare va a Dorsogna Blogspot ed a Terranauta )), ci hanno offerto preziose fonti di informazione. Ma prima di parlare delle trivellazioni abruzzesi facciamo una premessa, utile a comprendere la situazione.

Montemurro si trova in Basilicata e nel 1857 fu colpito da un fortissimo terremoto (magnitudo 6,9 della Scala Richter) . Il sisma provocò 10.000 morti, di cui 1.000  nel paese di Viggiano distante circa 20 Km. Oggi a Viggiano ha sede un Deposito Oli della ENI spa, Divisione Exploration and Production, considerato dal Ministero dell’Ambiente come sito  ” a rischio incidente rilevante “.

L’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia nel suo studio sulla Val D’Agri afferma:

“La Val d’Agri e’ una delle aree italiane a maggiore potenziale sismogenetico. Il recente sviluppo urbanistico, in particolare nella parte alta della valle (Villa d’Agri, Viggiano), e la presenza di infrastrutture legate all’attività di estrazione e raffinazione di idrocarburi, contribuiscono ad accrescere il rischio sismico dell’area, che e’ gia stata colpita da un terremoto distruttivo nel 1857.”

Ma proseguiamo. La Schlumberger Oilfield Services è la più grande compagnia mondiale per i servizi alle società petrolifere  ( ed è stata oggetto di un articolo fortemente critico da parte del Boston Globe) ed è patner dell’ENI sia in Basilicata che in Emilia-Romagna. La Schlumberger ha finanziato una ricerca per studiare i possibili legami fra attività petrolifera e sismicità. Seismicity in the Oil Field è il titolo finale dello ricerca svolta da Vitaly V. Adushkin, Vladimir N. Rodionov e Sergey Turuntaev dell’ Institute of Dynamics of Geospheres, Russian Academy of  Sciences. E’ uno studio “sbilanciato” a favore delle Società petrolifere (che di fatto lo hanno commissionato) e che pur tuttavia  evidenzia una correlazione fra l’attività sismica e quella estrattiva.

Ed adesso, dopo questo preambolo, arriviamo all’Abruzzo. Nella Regione – la cui sismicità è purtroppo sotto gli occhi di tutti – vi è una reale corsa alla perforazione per la ricerca di giacimenti petroliferi e gassosi.  Sono state  infatti concesse autorizzazioni alla perforazione alla Società Vega Oil ed alla irlandese  Petroceltic Elsa e che vanno ad interessare una superficie di Kmq 615  fra le provincie di Teramo, Chieti e Pescara. Ed anche il mare non sfugge. E’ stata infatti  concessa alla Società Medoilgas Italia l’autorizzazione di ricerca su un’area di  Kmq 144,7  nel mare Adriatico, di fronte alle coste abruzzesi.

Ora se prendiamo per buone le valutazioni di così autorevoli voci ( e nulla vieta, fino a prova contraria, che lo siano) ci domandiamo – come nel caso di una possibile futura installazione di una  centrale nucleare – se non sia urgente e prioritario riconsiderare in tutt’altri termini e prospettive la politica di difesa del territorio. Ed in particolare quando si ha che fare con un territorio soggetto, quale quello abruzzese, ad  intensa attività sismica. Crediamo che qualsiasi progetto di ricostruzione non possa prescindere dall’eliminare in primis quelle concause umane che contribuiscono, spesso acuendone la drammacità, all’esplodere di eventi calamitosi.

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