Mag 072009
 

Nel nostro Da liberi a semiliberi avevamo posto l’attenzione di come la libertà d’informazione in Italia abbia margini sempre più ristretti. Ciò avviene non con il varo di eclatanti leggi censorie, ma con tante piccole, impercettibili azioni che, come la classica goccia, demoliscono quel che resta delle libertà fondamentali di questo paese.

Ieri il Consiglio dei Ministri, in un sol colpo, ha dato tre picconate ad altrettanti puntelli della democrazia: il diritto di cronaca, la sovranità del Parlamento e l’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge. Naturalmente la stampa e l’informazione televisiva, salvo rare eccezioni (Il Manifesto di oggi, pag.5), non ne hanno fatto cenno alcuno. Vediamo cosa è successo.

Il CdM ha autorizzato il voto di fiducia in aula – fortemente voluto dalla Lega – sul cosidetto pacchetto sicurezza, tema a lei caro. In cambio la Lega ha concesso la sua approvazione affinché il decreto sulle intercettazioni telefoniche, così altrettanto caro al sig. Berlusconi, venga approvato in tempi rapidi e facendo ricorso, anche per esso, al voto di fiducia. Insomma per dirla chiaramente uno scambio di favori che dimostra, se ancora ce ne fosse bisogno, quale sia il poco democratico collante che tiene unita questa coalizione.

Coalizione che, lo ricordiamo, dispone in Parlamento di una forte e larga maggioranza. Non vi è quindi nessun motivo politico e ordinativo che giustifichi il continuo ricorso al voto di fiducia, se non quello di voler svuotare il Parlamento della sue sovrane prerogative costituzionali.

Quel che è grave nel DL sulle intercettazioni telefoniche, così come è posto in discussione, è la pena del carcere per i giornalisti che le pubblicano anche se esse non sono coperte dal segreto istruttorio. Mentre i reati con la pena prevista inferiore ai 5 anni di detenzione – ad eccezione dei reati per mafia e terrorismo – non sono soggetti in fase di indagine ad intercettazione.

Tutta questa vicenda assume anche contorni kafkiani laddove si pensi che nella stessa seduta viene approvato l’iter per una rapida approvazione del pacchetto sicurezza e, contestualmente, un iter altrettanto rapido per depotenziare uno strumento, quello delle intercettazioni, fondamentale nella lotta al crimine, non solo organizzato.

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