Viene da pensare che un libro che raccoglie scritti su Malaparte, Fenoglio, Handke e Majakovskij (solo per citare alcuni nomi) debba per forza essere pesante e impegnativo. Il volumetto Scrittori di fronte al male: riflessioni su letteratura e politica (Scheiwiller 2009) ci sorprende invece per la levità e il garbo con cui affronta argomenti a volte scomodi – come ad esempio – il dibattito su Ignazio Silone spia della polizia fascista.
La cifra stilistica dell’autore, il critico americano Michael McDonald, è quella di unire ad una solida preparazione culturale una leggerezza che gli permette di affrontare – e demolire – stereotipi e leggende culturali. Gradevolissimo in particolare è il pezzo intitolato La fine dell’Arcadia che analizza il mito dell’Italia come fonte di ispirazione letteraria per i romanzieri americani: ”Sinclair Lewis, Truman Capote, Tennessee Williams, Gore Vidal venivano in Italia perché la vita costava poco, non per visitare musei. […] Solo in rare occasioni frequentavano italiani e non facevano certo grandi sforzi per avvicinarsi al modo di vivere italiano. Erano solo turisti in Italia.”
Dispiace che la lettura sia resa meno piacevole da una traduzione che non scorre, poco curata e piena di anglicismi.


Vi ricordate la visita di Gheddafi il mese scorso? Adesso ci è chiaro lo scopo di quella penosa – per lui ma soprattutto per il nostro paese – passerella internazionale. Si scopre infatti che il dittatore libico aveva una voglia irrefrenabile di fare shopping. Ma non i classici acquisti ricordo del ricco turista in visita nella città eterna: qualche spesuccia a quattro o cinque zeri nelle maison di via Condotti e via Frattina. Troppo banale e troppo americano per lui ed ecco allora la lista dei gadget che il colonnello si è portato a Tripoli.
Nei giorni scorsi sono apparse su alcuni siti due notizie: la prima riguardante