Set 082009
 

Pubblichiamo l’articolo apparso sullo svedese Dagens Nyheter a firma della giornalista Barbro Christina Hedvall. La traduzione in italiano è a cura di Italiadall’Estero.

Perché il resto del mondo dovrebbe interessarsi al modo in cui è governata l’Italia se nemmeno gli italiani lo fanno? Perché l’Italia fa parte dell’UE, e anche se i 27 membri non agiscono esattamente secondo il motto dei moschettieri “tutti per uno e uno per tutti”, ci sono alcuni denominatori comuni. Tra le altre cose, il rispetto per chi la pensa diversamente e per i diritti delle minoranze, per la libertà d’espressione e di stampa. E naturalmente anche le condizioni economiche per entrare nella zona dell’euro.

Silvio Berlusconi, il gigante del mondo degli affari che è diventato politico, per quanto riguarda la teoria professa forse i principi europei, ma nella pratica fatica parecchio a farlo.

La stampa estera ha segnalato a lungo quanto sia inopportuno che un capo di governo abbia il quasi totale monopolio dei media. Semplificando un pò, è stato affermato che l’elettorato italiano si sia fatto sedurre dagli sciocchi programmi dei media sotto il controllo di Berlusconi.I programmi potranno essere imbarazzanti, ma per molti italiani l’intera politica è un sistema vergognoso, che può essere gestito tanto da un intrattenitore come Berlusconi quanto da un personaggio noioso come Giulio Andreotti, il protagonista assoluto della politica italiana del dopoguerra. C’è un film recente su Andreotti, “Il divo”, in cui il potere appare duro, pericoloso e mortale.

L’era di Andreotti si è conclusa con la caduta del muro e adesso ha preso il suo posto Berlusconi. Questi ha lo stesso controllo ed esige la stessa fedeltà ma appare significativamente meno pericoloso. È proprio questa la cosa più sgradevole. Perché man mano che la situazione economica si fa più difficile, il governo Berlusconi ricorre a mezzi sempre più ripugnanti. I critici vengono minacciati e ridotti al silenzio. Ultimo nell’ordine, si è dimesso il redattore di un giornale cattolico che ha espresso opinioni sulla vita privata del capo del governo. A Bruxelles, il governo cerca di fermare il portavoce della commissione europea che ha osato ricordare le regole in vigore per chi chiede asilo nei paesi dell’UE.

Ad essere terribile non è la critica della politica di Berlusconi ma il suo contenuto. L’idea di stigmatizzare i rom, di respingere i rifugiati, di riversare la colpa su determinate minoranze. Purtroppo, lo stesso modello è in uso anche presso altri membri dell’UE. In Ungheria e Slovacchia, solo per menzionarne un paio, il nazionalismo va a braccetto con la persecuzione delle minoranze.

Quel pentolone in Europa l’abbiamo già visto bollire in passato.

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