La fine dei sondaggi
Non so se ve ne siete accorti ma da qualche tempo nessuno parla più di sondaggi. Berlusconi, che di solito ne ha sempre uno pronto alla bisogna, tace. I quotidiani, Repubblica in testa, lo seguono nel silenzio. E la cosa induce a riflettere.
Ha rotto questo silenzio il Corriere della Sera che ha pubblicato un sondaggio di Renato Mannheimer dal quale emerge che la popolarità di Berlusconi fra l’elettorato cattolico è calata dal 55% dell’aprile 2009, al 50% attuale. Il sondaggio tiene a precisare che i praticanti cattolici sono circa il 40% (( cosa sta a significare circa? il 35%, il 39,9%, il 37% ?)) dei cittadini secondo un metro di giudizio che l’autore spiega.
Per la verità abbiamo sempre preso con le molle i sondaggi, spesso rivelatisi fallaci al pari dei famigerati exit pool. E’ necessario comunque porre attenzione su cosa essi valutano: il gradimento, la popolarità o l’intenzione di voto; aspetti profondamente diversi l’uno dall’altro.
Facciamo un esempio banale. Siamo certi che l’ iPhone sia un gadget tecnologico molto popolare, ma siamo anche convinti che le sue vendite non siano pari alla popolarità di cui gode. Allora la domanda che ci poniamo è se la popolarità viene intesa come grado di conoscenza del personaggio o come gradimento dello stesso. Nel caso di questa indagine si parla di popolarità ma, a parer nostro, intende gradimento e questo ingenera confusione.
Nel sondaggio realizzato, inoltre, vi sono degli aspetti, questa volta numerici, che sfuggono ad una attenta lettura. Dice testualmente Mannheimer: “Di quanti elettori si tratta? Partecipa alla messa almeno una volta alla settimana circa un quarto della popolazione. A costoro si può affiancare chi, pur non recandosi alle funzioni religiose tutte le domeniche, le frequenta almeno due-tre volte al mese. In totale, si tratta di poco meno del 40%, dei cittadini che possono essere definiti cattolici praticanti e che, dati i loro sentimenti e comportamenti religiosi, potrebbero essere in qualche modo influenzati da questi ultimi nella scelta di voto e nell’orientamento politico in generale.“.
Nella domanda che si autopone, Mannheimer parla di elettori, per poi rispondere che il 40% si riferisce a cittadini. Ma cittadini è sinonimo di elettore? Perchè la cosa è molto diversa, quanto meno in termini numerici assoluti. Se 24 milioni (40%) sono i cattolici praticanti su 60 milioni di abitanti, circa 19 milioni lo sono sugli aventi diritto al voto, per scendere a 14,5 sui 36,4 milioni di votanti (dati elezioni politiche 2008). Come vediamo diversità di non poco conto.
Alla fine ci viene il dubbio se sarebbe stato più opportuno titolare questo articolo con un “Il fine dei sondaggi”.
- 7 settembre 2009
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