Set 302009
 

Il quotidiano Libero ha pubblicato ieri un articolo a firma di Andrea Valle dal titolo “Santoro & compagni costano 500.000 euro alla settimana“. Un articolo molto puntiglioso nel fornire i costi di programmi e le cifre (che prendiamo per buone) percepite da coloro – i “compagni” Santoro, Fazio, Gabanelli, Floris, Dandini, ecc. – che le conducono e le hanno ideate.

Da giorni Libero, o meglio Opinioni Nuove-Libero quotidiano (e più avanti vedremo perchè lo chiamiamo così), ha messo sotto tiro la Rai.  Per la verità ha messo sotto tiro un certo tipo di trasmissioni – vedi Anno Zero e Parla con me – ree di lesa maestà. Inoltre sta promuovendo anche una campagna demagogica e cialtronesca , come suo costume, per la disdetta del canone radiotelevisivo la cui giustezza, nel sistema attuale, conveniamo sia quantomeno discutibile.

Le notizie fornite da Andrea Valle sono molto interessanti e, come abbiamo detto, puntigliose. Ma peccano di una superficialità che attiene a due aspetti. Il primo riguarda l’analisi dei costi sostenuti dalla Rai per le trasmissioni “incriminate”. Il secondo è  relativo all’onere economico che il cittadino si accolla – al pari del canone radiotelevisivo –  per mantenere Libero e per contribuire  allo stipendio di Andrea Valle e di tutto il corpo redazionale.

L’analisi superficiale dei costi la liquidiamo in poche parole. Valle non ha tenuto conto dello share che è l’unità con la quale viene misurato il gradimento di una trasmissione. Ad esso è legato strettamente il meccanismo della raccolta pubblicitaria; un  meccanismo che può essere riassunto nella formuletta: “+ alto share = + introito pubblicitario”. Può piacere o meno, ma funziona così.  Anno Zero, tanto per dirne una, ha ottenuto un ottimo 24% di share nella sua prima puntata. Valle quindi ignora, o più plausibilmente finge d’ignorare, che i costi da lui citati vanno decurtati dei ricavi pubblicitari raccolti nell’arco della trasmissione. Non tenere conto di questo fattore è come  voler presentare un bilancio fatto di sole uscite e  di nessuna entrata: puerile oltre che falso.

Il secondo aspetto ci farà spendere qualche parola in più. Libero – anzi Opinioni Nuove-Libero quotidiano perché questa è la sua ragione socialeaccede, come quasi tutta la stampa e salvo rare eccezioni (( Una felice anomalia è rappresentata dal nuovo quotidiano diretto da Padellaro “Il Fatto Quotidiano” )), ai contributi per l’editoria. ((Legge che consideriamo illiberale e nefanda)) Ma come e quando nasce Libero? Nasce nel 2003 per opera di Feltri, l’attuale direttore del Il Giornale. Non avendo editori che intendono rischiare capitali,  deve accedere ai contributi statali e quindi acquisisce, per 500 milioni di lire, Opinioni Nuove organo del Movimento Monarchico Italiano. “Un movimento di quattro gatti residenti a Bolzano“. Non sono parole nostre queste, ma di Maurizio Belpietro, giornalista contiguo politicamente a Feltri, ma non amico visto l’articolo al vetriolo con il quale ricostruisce la storia di Libero su Panorama da lui diretto. Nel frattempo, per sfuggire alla stretta imposta sui  finti giornali di partito e\o di movimenti dalla nuova legge sull’editoria, Libero si trasforma dapprima in cooperativa, e successivamente in fondazione. Un’altra interessante storia sui finanziamenti pubblici relativi a Libero la si può trovare qua.

Parliamo adesso di fondi pubblici paracadutati su Libero. Sul sito del governo c’è una apposita sezione relativa ai contributi all’editoria. Libero lo troviamo nell’elenco dei quotidiani la cui proprietà è una fondazione. Gli ultimi dati disponibili mostrano che nel 2008 ha ricevuto contributi (relativi al 2007) pari a 7.794.367,53 euro. Nel 2007 (per l’anno 2006) 7.953.436,26 euro. E così via. Tutti gli anni possono essere visionati qua. A questo vanno aggiunte le facilitazioni tariffarie legate alle spese postali.

 

C’è inoltre da dire che Libero, come Libero Mercato ed il Riformista sono di proprietà della famiglia Angelucci, famiglia di cui abbiamo già parlato a proposito della richiesta di risarcimento per 20 milioni di euro da loro presentata contro la fondazione Wikimedia. Famiglia le cui vicende politico-giudiziarie sono descritte qua. Un documentato articolo del Corriere della Sera ricostruisce gli assetti societari ed editoriali degli Angelucci. E’ interessante notare che la società che raccoglie la pubblicità per le tre testate, la  Visibilia Pubblicità s.r.l., è di proprietà per il 50% degli Angelucci e per il rimanente 50% di Daniela Santachè.

Ecco questo è Libero ed il mondo che gravita intorno ad esso. Un giornale che, dalla sua nascita ad oggi, ha ricevuto fra i 50 ed i 60 milioni di euro dai contribuenti. Da tutti i contribuenti, anche da coloro che non l’hanno mai acquistato e che non ne condividono la linea editoriale. Questo è quanto il direttore, i giornalisti e la redazione di Libero dovrebbero tener ben presente prima di guardare –  come sono avvezzi a fare – solo altrove e mai in casa propria. Questo se avessero quella qualità sempre più rara chiamata pudore.

 

  One Response to “Quanto costa Libero al contribuente”

  1. […] A più riprese abbiamo già affrontato l’argomento per quanto riguarda i quotidiani Libero e il Giornale. Crediamo che una pubblicazione – sia essa indipendente, di partito o prodotta […]

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