Ott 012009
 

Riportiamo l’articolo scritto da Alessandro Gilioli nel suo Blog Piovono Rane. Di solito preferiamo rimandare all’articolo originale  nel contesto di un nostro post, ma in questo caso facciamo una eccezione che, speriamo, sarà compresa. Eccezione dovuta al fatto che ciò che scrive Gilioli è da noi assolutamente condiviso: punti, punti  di domanda e virgole comprese.

«I manganellatori e la coscienza che barcolla»

Non so se avete visto Ballarò, ieri sera.
C’erano Ignazio Marino, Gian Carlo Caselli e Maurizio Gasparri.
Marino e Caselli hanno sollevato qualche critica sullo scudo fiscale, l’ultimo regalo fatto dal governo agli evasori. Gasparri ha risposto che loro due dovevano tacere perché uno aveva gonfiato le note spese dell’università (Marino) e l’altro non aveva indagato sugli Agnelli (Caselli).

Non c’era alcun nesso, ovviamente, ma in tivù ha vinto lui, Gasparri. Due persone per bene fatte passare per furfanti, a manganellate verbali, da un fascista cronico che doveva sostenere una porcata.

Caselli e Marino – basiti – non hanno neppure reagito.

Forse il punto è che erano – sono, siamo – anche troppo per bene. Alle manganellate facciamo fatica a rispondere. Credevamo – crediamo? – di essere in un paese civile, pensiamo di parlare con persone che hanno opinioni diverse dalle nostre ma ci credono in coscienza, in buona fede, limpidamente.

Invece i Gasparri, così come i Feltri, sono solo manganellatori: gente senz’altra anima e convinzione che il proprio pelo sullo stomaco – e per questo vincente, in tivù e nelle urne.

E allora uno finisce per chiedersi per quanto tempo la legge morale che ci impone il rispetto e la civiltà riuscirà a prevalere sul desiderio di rispondere a tono. Fino a quando riusciremo a restare fedeli a quello che ci hanno insegnato da piccoli, il famoso “non scendere al loro livello”.

Io non lo so, non lo so più cos’è giusto fare: perché qui sono saltate tutte le regole, e le manganellate sono solo all’inizio.

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