Ott 302009
 

Amnesty International accusa Israele di non far accedere i palestinesi alla totalità delle risorse idriche comuni. Secondo Amnesty, gli israeliani consumano in media 300 litri di acqua pro-capite, contro gli scarsi 70 dei palestinesi. La differenza la si può vedere in Cisgiordania, dove le piscine e i campi perfettamente irrigati dei coloni fanno da contraltare agli almeno 180.000 palestinesi sprovvisti di acqua corrente. Ricordiamo che molti insediamenti israeliani sono stati costituiti in aperta violazione del diritto internazionale.

In pratica, secondo la relazione di Amnesty International, Israele utilizza oltre l’80% dell’acqua proveniente dalla falda di Mountain nel West Bank – la falda è la principale fonte di acqua sotterranea in Israele e Territori Occupati – limitando l’accesso palestinese al solo 20% delle risorse idriche. Vi è da considerare che mentre la falda di Mountain è l’unica fonte di approvvigionamento idrico per la popolazione palestinese della Cisgiordania, Israele può ricorrere anche alle acque del fiume Giordano.

Vi è poi l’emergenza idrica nella Striscia di Gaza dove l’80% delle falde non sono idonee al consumo umano per la loro vicinanza alla costa. Israele, in questo caso, impedisce  del tutto il trasferimento di acqua dalla falda di Mountain alla Striscia.

L’articolo (in inglese) di Amnesty International sulla grave situazione idrica in Palestina può essere letto qua.

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