ott 142009
 

Milano e tutta la Lombardia sono già impegnate in quello che sarà l’evento di maggior impegno per  le istituzioni locali e per il territorio nei prossimi anni: l’Expo 2015. La manifestazione ha uno slogan, quasi un manifesto d’intenti, impegnativo: «Nutrire il pianeta, energia per la vita». Ci aspetteremmo quindi un modello di pensare e gestire l’evento in maniera totalmente rispettosa per l’ambiente, attraverso modelli comportamentali  – e  sopratutto politici – aderenti allo spirito dato alla manifestazione.

Ma, come spesso avviene nel nostro paese, un conto sono le intenzioni più o meno sincere, altra cosa è la realtà dei fatti.  L’Assessore al territorio e all’urbanistica della regione Lombardia  Davide Boni (Lega Nord), ha presentato  un progetto di legge regionale che consentirà  al Governatore della regione – Formigoni, o a chi per lui in futuro – di accentrare sulla sua persona un numero elevatissimo di poteri e competenze. Fra queste quella di decidere se sottoporre o meno le opere da realizzare alla valutazione di impatto ambientale. Un mandato così ampio che gli consentirebbe di determinare, a suo insindacabile giudizio, la sorte di infrastrutture da realizzare su una porzione di territorio dal fragile equilibrio.

Secondo l’ultimo rapporto di Legambiente (che cita i dati del Ministero dell’ Ambiente) il 59% dei comuni lombardi  (914 su 1.546) è a rischio idrogeologico e molte delle aree attraversate da corsi d’acqua sotterranei sarebbero destinate a ospitare alcune delle importanti infrastrutture da realizzare. Aree sulle quali sarà possibile costruire qualunque cosa senza che, una volta approvata la legge regionale, sia obbligatoria una valutazione di impatto ambientale.

L’Italia sappiamo essere un paese che subisce ciclicamente calamità naturali con un elevato numero di vittime. Quest’ultimo tragico aspetto è quasi sempre dovuto ad una poco lungimirante politica – quando non spesso scellerata e criminale -  di gestione del territorio. Per questo non vorremmo trovarci fra qualche anno in Lombardia con un presidente del consiglio che nel piangere le vittime promette, come a Messina,  “le case come in Abruzzo“.

 

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