Le primarie del PD

di: Jaques M. Hotteterre

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Domani si terranno le primarie del Partito Democratico. Credo sia un evento importante per la politica italiana ma, sopratutto, per la democrazia in senso lato. Del resto le primarie sono un fatto unico non solo nel panorama italiano, ma in quello europeo. Non esiste infatti un solo partito che contempli l’elezione del suo segretario politico attraverso il voto popolare degli iscritti e dei non iscritti. ((Certo che per arrivare alle primarie il percorso è cervellotico e dovrà essere immediatamente rivisto dalla nuova dirigenza.))

Ciò ha consentito la discesa in campo di soggetti le cui simpatie politiche non vanno certo al Partito Democratico. Il direttore del Foglio Giuliano Ferrara, dalle colonne del proprio giornale, ha fatto un vero e proprio endorsement (ha persino dichiarato che andrà anche a votare) a favore di Bersani. Così come Radio Padania che, alla domanda di un ascoltatore, ha risposto sbilanciandosi a favore dell’ex ministro. ((Chissà quanto saranno apprezzate da Bersani queste dichiarazioni di sostegno; e se aggiungiamo anche il sostegno datogli dalla Binetti…))

Pur non essendo iscritto al PD né suo elettore, ho preso la decisione di andare a votare. Perché lo faccio? Prima di rispondere parto da una considerazione pratica. Il PD, piaccia o meno, è il maggior partito – numericamente parlando – “fuori dal governo“. Uso di proposito questa espressione – anziché opposizione - proprio per rimarcarne la scarsa capacità di opporsi in maniera netta e concreta all’attuale maggioranza.
Ma è un partito fatto di ex. Di ex comunisti, ex democristiani, ex socialdemocratici, ex socialisti, ex verdi, ex radicali e anche ex liberali. Una somma di anime che non formano quella unica anima comune che il partito dovrebbe avere: di sinistra, laica, riformista, radicale sui diritti civili, ambientalista, laburista. Insomma un partito moderno, fuori dalle vecchie logiche di corrente, radicato sul territorio e  fra le gente e che, al contempo, usa anche  il linguaggio del  web 2.0. Un partito dal quale partire per aggregare – non inglobare – intorno a sé le altre forze politiche e le voci spesso inespresse che si oppongono a questa pericolosa deriva peronista chiamata berlusconismo.

Vado dunque a votare per prendermi questa – forse ultima – occasione di democrazia partecipativa e per tentare di cambiare un partito – nel quale adesso non mi riconosco – in quello che vorrei.  Dubito infatti che possa ripresentarsi una nuova occasione, quindi non la voglio sprecare.  Molti disillusi non ravvisano nei tre candidati – Bersani, Franceschini, Marino – quelle capacità per procedere al cambiamento desiderato. Molti altri non credono al tentativo di riuscita per costruire quella casa comune cui tanti aspirano da tanto, troppo tempo. Comprendo sia gli uni che gli altri, e condivido molti dei loro dubbi e delle loro perplessità. Ma non voglio far parte della schiera di coloro che non ci hanno provato. Qualcuno mi taccerà, forse a ragione, di illusione o di inguaribile ottimismo. Bene, sono però convinto che in politica, così come nella vita, tutto dipenda da noi e dalle nostre singole – e solo apparentemente insignificanti – azioni individuali; sia nel bene che nel male.

Quindi andrò a votare alle primarie del PD anche per dare un segnale  di forte e rinnovata voglia di partecipazione politica. Un basso numero di votanti renderebbe più debole questo processo mentre una partecipazione elevata, oltre a rafforzare la neo-dirigenza, potrebbe offrire un segnale d’incoraggiamento per quelle forze del centro-destra, appena balbettanti ma presenti, che guardano ad un analogo percorso nella loro parte politica. E dio sa quanto questo paese avrebbe bisogno anche di una destra conservatrice, laica e moderna.

Non dichiaro il mio voto – non sono così presuntuoso da fare un endorsement - ma ho già scelto chi, a parer mio, è il più indicato a  tentare d’imboccare la strada  di un radicale cambiamento del PD fuori da logiche appartenenti alla politica del secolo scorso.  Se poi vi riuscirà, questo è un altro discorso. E andrò a votare sperando che non sia l’ennesima – e questa volta sarebbe anche drammatica – occasione gettata al vento.

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