Ott 022009
 

Oggi è stato approvato il cosidetto scudo fiscale, l’ennesima sanatoria a cui questo paese assiste. Il merito di questa indecente legge andrà ripartito equamente fra coloro che l’hanno voluta – la maggioranza di centro-destra – e  la pseudo opposizione che con le assenze in aula dei suoi parlamentari –  in particolare oggi i PD  Binetti, Fioroni, Madia, Carra ma due giorni fa Franceschini, D’Alema e Bersani e sodali – ha fatto si che fosse approvata. Con l’aggravante che il governo aveva posto la fiducia e che sarebbe stato quindi facile farlo – finalmente – cadere.  Ma vediamo cosa hanno introdotto con questa legge.

Sappiamo che è sopratutto nei momenti di crisi che lo stato tende a “far cassa”. Questa di voler sanare i capitali illecitamente esportati o  costituiti è una tendenza generalizzata anche ad altri paese. E questa tendenza, cioè la legislazione straniera in materia, è stata presa ad esempio ed usata come un mantra dalla maggioranza per rispondere alle critiche di chi si opponeva al progetto legislativo.  Ma cosa gli altri stati  hanno legiferato non viene detto.  Ed allora forse è il caso di vederlo.

Quella che si è introdotta in Italia è una sanatoria con una aliquota del 5% da pagare sul  capitale che si vuol far rientrare dall’estero.  Ciò permetterà a chi vi aderisce  di sanare qualunque contenzioso fiscale e diventare un ex-evasore. Oltre ad avere assicurato l’anonimato è stata inoltre introdotta anche la non punibilità per eventuali falsi in bilancio e la non segnalazione in caso di riciclaggio e di altri reati fiscali. Facile intuire quali e quanti gentiluomini ricorerrano a questa sanatoria.

Volutamente l’aliquota è stata tenuta bassa per invogliare al massimo il rientro dei capitali. Insomma fare cassa da parte dello stato e senza oneri per lo stesso perché – e questo non viene detto –   gli oneri di applicazione della legge non potranno essere coperti dal solo 5% previsto.  I costi, quindi, ricadranno su ogni cittadino contribuente, anche su quei cittadini fiscalmente ligi e come tali figli di un Dio Minore. Diversamente accade in altri paesi dove l’aliquota è stata tenuta più alta proprio per far ricadere solo sugli evasori che aderiscono gli oneri derivanti dall’applicazione delle rispettive leggi.  E così  vediamo che negli Usa l’aliquota  è del 49%, in Francia del 15-20%, in Germania del 25%, nel Regno Unito del 44%.  Ma sopratutto in nessuno di questi paesi  è prevista una sanatoria per i reati amministrativi e contabili per i quali si continua a risponderne in sede penale.

Questo, a grandi linee, è ciò che hanno approvato. Ora tutti sappiamo che la finalità di uno stato democratico è anche quella di porre tutti i cittadini sullo stesso piano, e non solo  in un’aula di tribunale, ma in tutti gli aspetti che compongono la vita sociale. Questa legge, come  le sanatorie che questo paese – centro-destra o centro-sinistra governanti – si è visto imporre, non conduce in questa direzione. Va esattamente nel senso opposto alimentando la disparità  e la conseguente sfiducia. Perchè una sanatoria non è altro che la presa d’atto da parte dello Stato della sua incapacità di far rispettare una legge e, di conseguenza, di  non riuscire a porre tutti cittadini sullo stesso piano. E’ l’ammissione della sua impotenza a gestire  in maniera giusta ed equa un aspetto della vita sociale introducendo al contempo ulteriori elementi disgreganti in una società, quale quella italiana, già socialmente compromessa. E’ la resa dello Stato di fronte alla furbizia elevata al rango d’intelligenza.

I condoni fiscali, le sanatorie edilizie, gli indulti non sono altro che l’ulteriore conferma che la battaglia è persa a favore di chi, al pari  ed insieme alla criminalità organizzata, ha creato uno stato nello Stato. Ringraziamo “l’opposizione” per aver cosi brillantemente contribuito.

  2 Responses to “Stato, etica e scudo fiscale”

  1. […] In Italia le previsioni sono fra i 2,5 ed 5 miliardi di euro a malapena sufficienti – lo abbiamo già scritto – a coprire i soli costi di applicazione della […]

  2. […] Abbiamo già affrontato più volte l’argomento “scudo fiscale”. Ovvero quella legge che si riprometteva di regolarizzare fiscalmente e penalmente i capitali illecitamente esportati o costituiti all’estero. Sull’etica di questa norma già ci siamo espressi così in un precedente articolo: […]

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