Nel ricevere le lettere credenziali del nuovo ambasciatore dell’Iran presso lo Stato della Città del Vaticano, Benedetto XVI ha sottolineato la necessità di un miglioramento della situazione dei cristiani in Iran e ha espresso la sua fiducia nel fatto che le autorità garantiranno loro la libertà per vivere la fede. Ha inoltre aggiunto che “la Santa Sede, della cui natura e della cui missione è proprio l’interessarsi direttamente alla vita delle Chiese locali, desidera compiere gli sforzi necessari per aiutare la comunità cattolica in Iran a mantenere vivi i segni della presenza cristiana, in uno spirito d’intesa benevola con tutti“.
Il neo ambasciatore iraniano Ali Akbar Naseri ha risposto al saluto affermando, tra l’altro, che ” l’Iran e la Santa Sede hanno posizioni comuni nella lotta contro l’ateismo, il materialismo, l’idolatria, i mali morali e sociali, l’oppressione, l’ingiustizia, la discriminazione, l’ineguaglianza“.
Non ci sorprende che per i rappresentanti dei due stati teocratici gli aspetti di rilievo siano la condizione della comunità cattolica in Iran e l’ Ateismo quale comune nemico e che, invece, non sia stata spesa da loro una sola parola sulla drammatica situazione dei diritti umani in quel paese. Uno stato questo dove il codice penale prevede la pena di morte per i maschi sopra i 15 anni e per le femmine sopra i 9 e per reati quali: omicidio, adulterio, stupro, omosessualità, pratiche non sessuali ma erotiche tra uomini per 4 volte, bacio con lussuria in pubblico per 4 volte, reati legati alla prostituzione, reati legati alla droga, blasfemia, apostasia dall’Islam, estorsione, corruzione, contrabbando d’arte, terrorismo, consumo di alcool per 3 volte, rapina a mano armata, atti incompatibili con la castità, pornografia.
Sulla drammatica situazione in Iran si può consultare il dettagliato rapporto redatto da Nessuno tocchi Caino.
