nov 122009
 

Sulla sentenza della Corte per i diritti umani di Strasburgo relativa all’esposizione del crocefisso nelle aule scolastiche registriamo  il commento alla sentenza della past. Maria Bonafede, Moderatore della Tavola Valdese.

Parole le sue che, da laicisti convinti quali siamo, non possiamo che condividere. Parole di raro equilibrio fra fede e senso dello stato e di assoluta pacatezza  in un momento in cui, sul tema, molte voci si sono trasformate in una cialtronesca canizza. Parole che confermano come la Chiesa Valdese – presente in Italia da oltre 800 anni – abbia sempre nettamente distinto la sua attività di culto, peraltro particolarmente attenta al sociale, dal suo essere istituzione religiosa in uno stato laico. Una concreta attuazione  del principio  cavouriano di libera chiesa in libero stato.

La Bonafede si è così espressa: “E’ una sentenza importante che finalmente inquadra la questione dell’esposizione dei simboli religiosi in una cornice europea di laicità e di tutela dei diritti di tutti: di chi crede, di chi crede diversamente dalla maggioranza e di chi non crede. Ancora una volta emerge la fragilità, logica prima e giuridica dopo, della tesi secondo cui il crocefisso imposto nelle aule italiane non è un simbolo religioso ma sarebbe l’espressione della cultura nazionale. La verità è che il crocefisso nei luoghi pubblici, come il privilegio dell’Insegnamento religioso cattolico, rimandano all’Italia di un tempo antico e dello stato confessionale. La sfida oggi – conclude Maria Bonafede – è invece quella del pluralismo delle culture e della convivenza tra chi crede e chi non crede nel quadro del valore costituzionale della laicità“.

 

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