nov 062009
 

Dopo l’elezione di Bersani alla segreteria del PD, Francesco Rutelli ha dichiarato, tra l’altro, che: «Bisogna uscire dai vecchi binari, dobbiamo iniziare un tragitto differente unendo persone diverse». Insomma una uscita dal PD riaffermata anche in successive dichiarazioni.

Nei giorni seguenti ha preso piede in rete una iniziativa per opera di autori di alcuni  blog quali Piovono Rane, Ciwati, Wittgenstein, ma anche di moltissimi comuni internauti, di chiedere a Rutelli un atto di coerenza: quello di dimettersi da senatore  eletto nelle liste bloccate del PD. Rutelli ha risposto motivando – motivando? – il suo diniego facendo un bilancio da bottegaio di ciò che ha dato, e di ciò che ha ricevuto.  Naturalmente lui è in credito, a suo dire. Vabbé non si può avere tutto e  comunque non abbiamo sentito levarsi lamentazioni da tragedia greca dagli iscritti e i simpatizzanti del PD (( chi scrive non è ne l’uno, ne l’altro)) alla notizia della sua uscita dal partito.

Facciamo una sola considerazione. Rutelli paragona il suo percorso politico – dal Partito Radicale, alla Cosa Bianca – come comune a quello di altri esponenti del PD, e cita la Bindi e Bersani. Rutelli dimentica – o finge di dimenticare – che un conto è passare da un partito all’altro quando questi viene sciolto per trasformarsi in toto in un nuovo partito – Dc-Ppi-Margherita; Pci-Pds-Ds – altra cosa invece è passare da un partito laico, libertario e anticlericale quale il PR alla Cosa Bianca di Casini, passando per i Verdi e la Margherita.

Qui sotto riportiamo la risposta (standard) che ha inviato, ma a noi ci interesserà sapere quali saranno le risposte di Rutelli – quelle politiche e sul campo - su temi quali testamento biologico, aborto, unioni civili. Lì lo attendiamo, assieme al suo presunto 14% di seguito.

Gentile amico/a,
rispondo alla sua, come alle altre mail che richiedono le mie dimissioni dal Parlamento.
Questa richiesta è infondata; cercherò di risponderle con gentilezza e precisione. Il PD ha eletto circa 340 Parlamentari. Anche lei potrà convenire che nel 2008 io sono stato candidato ed eletto grazie ai consensi, la storia politica e l’integrità delle mie convinzioni ed azioni: rispetto al risultato elettorale del PD, questo patrimonio non è stato pari né a un ventesimo, né a un trecentoquarantesimo! Non trova?
Né potrebbe definirmi un “nominato”: pur non avendo potuto ottenere – come tutti – consensi personali, a causa della pessima legge elettorale, ho piuttosto concorso a “nominare” parecchie decine di deputati e senatori in virtù della forza dei consensi di cui ero portatore, a vantaggio del PD. Se fosse questo il tema, dunque, sarei largamente “in credito”……considerando il largo numero di militanti, eletti ed elettori che mi seguirono nel 2008 a sostegno del PD e che, purtroppo, non potranno partecipare a quel disegno di un grande Partito Democratico aperto, inclusivo e in crescita che ha rappresentato l’aspirazione di tanta parte della mia vita politica.
Per realizzarlo non ho esitato a sciogliere il partito di cui ero il Presidente eletto, la Margherita – DL, un partito che non è mai sceso sotto il 10% dei voti. Spero anch’io che avremo un Parlamento in cui ciascuno possa eleggere direttamente il proprio rappresentante (anche se non mi illudo che la destra lo renderà facilmente possibile).
Le ricordo due ultime cose, che non tutti probabilmente conoscono. Io sono sempre stato eletto con voto popolare: Sindaco di Roma, con i più ampi consensi mai ricevuti in tutte le elezioni tenute nella Capitale in questi 16 anni (ma anche nelle elezioni perdute due anni fa, con oltre centomila voti dati solo alla mia persona e alle liste con il mio nome) e, in tutte le altre elezioni, in base a voti di preferenza o in collegi uninominali.
A quanti poi osservano che in trent’anni, prima del PD, io ho aderito a tre partiti (radicali, verdi, Margherita), faccio notare che non si tratta proprio di un’anomalia. E faccio un paio di esemplificazioni: la Bindi – come tutti gli ex democristiani – ha aderito a: DC (dall’inizio, con Andreotti), PPI, Margherita; Pierluigi Bersani, al PCI, al PdS, ai DS. Non è certamente titolo di demerito per loro, né per me.
Mi auguro che il PD possa avere buoni risultati. E spero di contribuire a portare nuove energie e speranze, in un cammino che giudico indispensabile per sconfiggere il populismo di destra, e per rendere migliore il nostro paese.
Grazie, con i migliori saluti,

Francesco Rutelli

  1 Commento a “Rutelli:dimettermi? Quando mai…”

  1. […] una battuta – amaramente non lo è – come abbiamo già avuto modo di dire in un nostro precedente articolo attendiamo la nuova formazione alle scelte che, prima o poi, dovrà effettuare in merito al suo […]

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