dic 312009
 

La proposta di Letizia Moratti di intitolare una via, una piazza o un giardino a Bettino Craxi, potrebbe essere l’occasione per rivedere in senso compassionevole e riconciliativo la  toponomastica di intere zone di quella che un tempo fu la capitale morale d’Italia. Una richiesta di informazioni stradali, rivolta ad un solerte ghisa meneghino, potrebbe dar luogo a un simile dialogo:

” Mi scusi.  Dovrei andare in Piazza Craxi, sa darmi indicazioni? “

” Certo. Dunque lei prende per Via Mario Chiesa (( Socialista presidente del Pio Albergo Trivulzio, condannato in via definitiva per concussione e finanziamento illecito a 5 anni e 7 mesi; attualmente inquisito per tangenti nel traffico illecito di rifiuti)). Svolta alla  seconda a destra in Via Compagno G (( Primo Greganti, condannato in via definitiva a 3 anni per finanziamento illecito al PCI-PDS)). Dopo 200 metri imbocca la terza a sinistra e si trova in Piazza Martiri di Tangentoli (( Una piazza con questo nome esiste realmente a Aulla-Ms, dove il sindaco Lucio Barani ha modificato il nome  della piazza comunale prima intitolata a Giacomo Matteotti)). Poi prosegue sempre dritto per via Walter Armanini (( Assessore al comune di Milano, condannato in via definitiva a 5 e 7 mesi per concussione e finanziamento illecito al PSI)). Prenda la prima a destra che è via Severino Citaristi (( Segretario amministrativo della DC,72 avvisi di garanzia, condannato in Cassazione a 16 anni di reclusione e a 8 miliardi di ammenda)) e dopo 100 metri si trova in Piazza Bettino Craxi (( Deceduto latitante ad Hammamet in Tunisia. Condannato in via definitiva a 5 anni e 6 mesi per corruzione nel processo ENI e a 4 anni e 6 mesi per finanziamento illecito da tangenti ottenute per la metropolitana milanese)).

Le zone? Ma Porta Romana o Porta Cicca, no? Così riportiamo all’antico splendore le zone predilette dalla mala della Milano che fu.

dic 302009
 

Pubblicato a cura di Reporters Sans Frontieres il rapporto 2009. Nell’anno che sta per terminare sono stati uccisi 76 giornalisti, 16 in più rispetto al 2008. Ben 573 sono stati arrestati e 33 sono stati rapiti.

Nel presentare il rapporto a Berlino, Rsf ha evidenziato come il 2009 sia stato caratterizzato da due avvenimenti drammatici:  il più grande massacro di giornalisti commesso in una sola giornata, ovvero l’uccisione di 30 professionisti dei media perpetrata da una milizia privata di un governatore a sud delle Filippine, e l’ondata di arresti e condanne senza precedenti di giornalisti e bloggers in Iran, dopo la contestata rielezione del presidente Mahmoud Ahmadinejad. Secondo il rapporto gli altri paesi ad alto rischio sono la Somalia con nove reporter uccisi, il Pakistan e la Russia con rispettivamente cinque reporter. Per la prima volta Rsf ha inserito in questo bilancio annuale il numero dei giornalisti costretti all’esilio dopo essere stati vittime di intimidazioni o minacce di morte: sono circa 157.

Cliccando sull’immagine si può evidenziare la mappa dei giornalisti uccisi nel corrente anno. Il rapporto completo può essere consultato qua.

fonte: Peacereporter

dic 302009
 

Ieri, per il quotidiano diretto da Vittorio Feltri, non è stata una giornata propriamente felice. Dapprima il falso scoop con la  foto sparata in prima pagina di J.F.Kennedy circondato di donne discinte e con l’eloquente titolo pro-Silvio “Ecco Kennedy, mito della sinistra. Altro che l’harem di Silvio...”. Peccato poi che TMZ.com, il sito che l’aveva messa in rete, abbia ammesso che era un clamoroso falso. Da qui la corsa a dover ristampare la prima pagina. Va beh, incerti del mestiere.

Quello che invece non è un incerto del mestiere, ma disinformazione bella e buona è l’articolo a firma di Gilberto Oneto dal titolo “La bomba economica. Le rimesse degli stranieri regolari annulleranno lo scudo fiscale“. Già dal titolo, sottilmente razzista, appare la volontà di voler addebitare agli stranieri che lavorano in Italia la responsabilità di un possibile ulteriore disastro economico. Ma se poi proseguiamo nella lettura vediamo che l’articolo è una somma di imprecisioni e approssimazioni tali che ci lasciano perplessi sulle capacità d’indagine giornalistica. Partiamo dai numeri. Oneto afferma che le rimesse degli stranieri verso i loro paesi sono cresciute nel 2008 rispetto al 2007 del 30%. Egli fornisce una cifra errata perchè le rimesse sono cresciute del 5,6%. In termini assoluti, nel 2008 sono stati trasferiti all’estero 6,4 miliardi di euro. Il giornalista prosegue affermando che niente rimane in Italia e che quindi trova ingiusto che siano usati due pesi e due misure: l’italiano che rimpatria i capitali esportati o costituiti illegalmente costretto a pagare un’altra tassa ( citiamo testualmente), mentre lo straniero che trasferisce all’estero non paga niente.

Ora sappiamo tutti che la tassa, come la definisce Oneto è del 5%; tasso talmente irrisorio che  spesso viene “offerto” dalla banche purchè il capitale fatto rientrato sia poi gestito dall’istituto stesso.

Ma quello che troviamo indegno è il fatto che questo signore abbia il coraggio di mettere sullo stesso piano capitali di milioni di euro evasi al fisco, con le rimesse degli immigrati. Rimesse che con i money transfer, per legge, non possono superare i 2.000 euro ad operazione. Ma c’è di più. E’ emerso il dato – raccapricciante per questi novelli cacciatori di untori – che ciascun straniero esporta mensilmente  155 euro. L’equivalente di un pacchetto di sigarette al giorno che, in molti paesi, è lo stipendio di un mese. Ma non stiamo parlando forse di lavoratori stranieri regolari? E allora non viene da pensare che i loro 155 euro sono stati già tassati alla fonte?  Questi secondo Oneto sono i veri evasori, la bomba che annullerà gli effetti dello scudo fiscale.

Ma ci sono altri due aspetti che non vengono tenuti in considerazione. Il primo riguarda le rimesse che gli italiani all’estero inviano nel nostro paese. Il giornalista forse non lo sa ma esistono ancora lavoratori italiani all’estero che inviano i loro soldi a casa, e queste rimesse sono   quantificabili in circa 1 miliardo di euro l’anno. Il secondo punto è che non si tiene conto del costo – fra il 6% e il 9% – che le agenzie applicano al trasferimento di denaro. Costo sul sul quale vengono pagate le tasse qui, in Italia. Tutti i dati qua.

Ma su un punto concordiamo con Oneto quando, nel suo articolo, scrive ” io capisco poco di finanza ed economia ma faccio il ragionamento che farebbe qualsiasi casalinga di Voghera“. Ed è proprio sul quel io capisco poco che siamo perfettamente d’accordo.

dic 292009
 

Martin Kettle è uno scrittore e giornalista politico britannico che spesso si è occupato del nostro paese attraverso scritti e corrispondenze. La vigilia di Natale è apparso sulla versione online del Guardian un suo articolo dal significativo titolo I’ve changed my mind about Italy. Lo riportiamo nella traduzione italiana curata da ItaliaDallEstero.

«La mia storia d’amore con l’Italia è finita. L’idillio non c’è più. Ora vedo il Paese per quello che è veramente : razzista, di destra e corrotto. Continue reading »

dic 282009
 

Immaginate di salire su di un treno senza aver obliterato il biglietto o, addirittura, senza averlo. L’addetto, giunto a voi, senza scomporsi più di tanto estrae il terminale pos e voi pagate tranquillamente con bancomat o carta di credito senza aggiungere un centesimo al prezzo previsto. E se siete stranieri vi parlerà in inglese o tedesco. Immaginate poi di  dover usufruire dei servizi igienici e di trovarli pulitissimi e attrezzati anche di fasciatorio per i neonati. La temperatura poi: perfetta in ogni vagone. Un sogno, appunto, se state pensando a Trenitalia e al suo AD Mauro Moretti che, solo pochi giorni fa, ci ha consigliato di metterci in viaggio sui suoi treni con coperte e panini. E’ la realtà, invece, se state viaggiando sulla tratta Milano Porta Garibaldi – Bolzano, o Bologna – Monaco con un treno ÖBB: locomotore austriaco e carrozze tedesche; materiale ferroviario di ultimissima generazione. E con personale italiano e tedesco.

Perchè quello che Moretti non dice è che dal 14 dicembre scorso, in Italia, opera anche l’austriaca ÖBB su tratte che toccano Monaco di Baviera, Innsbruck, Bolzano, Trento, Verona, Bologna, Milano Porta Garibaldi. Nelle stazioni italiane interessate dal servizio è impossibile ricevere informazioni e orari. Eppure le direttive comunitarie in tema di concorrenza nel settore ferroviario, che abbiamo recepito con il Dpr 188, 8 luglio 2003, lo impongono. Il problema è dato, come al solito, dalla privatizzazione delle ferrovie che ha portato alla creazione delle due società  – Trenitalia e RFI - rimaste in proprietà delle Ferrovie dello Stato. Con la RFI che gestisce le stazioni ferroviare e che dovrebbe, analogamente a quanto avviene negli aereoporti, provvedere ad una sorta di ticket-desk per tutte le compagnie ferroviarie operanti. Ma come tutte le privatizzazioni italiane – vedi Telecom – anche questa nulla ha tolto al regime monopolistico di Trenitalia. Ne consegue che l’utente – che potrebbe avvalersene – di questo nuovo servizio ferroviario non sa assolutamente niente.

Una piccola nota finale sui costi di ÖBB. I prezzi, è vero, sono maggiori rispetto a quelli praticati da Trenitalia. Va però tenuto conto dell’impeccabile servizio offerto, puntualità compresa. E poi, sulla scia delle compagnie aeree low-cost, anche la ÖBB offre sul proprio sito offerte e prezzi scontati in base all’ora e al giorno di partenza. Ma sopratutto non dobbiamo portare con noi coperte e panini.

L’Italia deraglia

 di - 24 dicembre 2009  Commenta »
dic 242009
 

Riportiamo l’articolo “L’Italia deraglia” apparso sull’olandese De Volkskrant. La traduzione, come consueto, è a cura di ItaliaDallEstero che ringraziamo.

«Lo stesso Berlusconi è corresponsabile della pericolosa polarizzazione.

Altri possono avere l’intero universo, basta che io possa tenermi l’Italia“, disse una volta il compositore Giuseppe Verdi. È una frase che fece furore non solo tra i suoi conterranei, ma che ha ottenuto consensi anche altrove. L’Italia è la favorita di molti. Molti europei tendono ad accettare, o almeno a rassegnarsi al fatto che per la Bella Italia (in italiano nel testo, ndt) le normali leggi e regole valgano un pò meno che altrove. Viene in mente un’osservazione di Lord Byron, anch’egli un grande ammiratore del paese e della sua cultura, il quale constatò che in Italia effettivamente non esiste una pubblica amministrazione che funzioni decentemente e che “è spettacolare vedere come le cose vadano avanti nonostante ciò“.

C’è però da chiedersi se Verdi e Byron si esprimerebbero in toni così lirici sull’Italia del 2009 e se sarebbero pronti a chiudere un occhio sui vizi del paese. Perchè l’Italia odierna è in preda a un preoccupante grado di polarizzazione, che paralizza non solo il dibattito politico, ma che altresì rischia di minare la legittimità delle istituzioni dello stato.

La polarizzazione ha raggiunto un livello tristemente basso con l’attacco al premier Berlusconi, domenica scorsa a Milano. Nonostante il responsabile sia un uomo confuso e solitario, da molti anni in cura per problemi psichici, sia i sostenitori che gli avversari di Berlusconi hanno immediatamente incollato un’etichetta politica all’attacco.

Il social network Facebook è stato inondato di manifestazioni di solidarietà al responsabile dell’attacco. In soli tre giorni si contavano 70 mila messaggi di sostegno. L’aver spaccato la faccia a Berlusconi sarebbe un atto ‘patriottico’. Il blocco di destra non è stato da meno. Il premier in persona ha dato il tono attribuendo l’attacco alla ‘campagna d’odio’ contro la sua persona. Prontamente sono arrivate dichiarazioni ancora più truci. Un seguace del premier ha fatto sapere che gli piacerebbe lavarsi i piedi con ‘il sangue dei comunisti’.

Non vi è dubbio che lo stesso Berlusconi sia in grande misura responsabile per la radicalizzazione del clima politico.

Berlusconi continua a definire la magistratura una tana di cospiratori di sinistra e predilige associare all’opposizione il predicato ‘comunista’. I recenti scandali che ruotano intorno alla sua vita privata non l’hanno sinora portato a moderare i suoi toni, al contrario, ha continuato a colpire tutti più trafelato che mai.

Il male è che può permettersi questa ‘fuga in avanti’ perchè, secondo i sondaggi, la maggioranza degli elettori continua a dargli il beneficio del dubbio. Questo è a sua volta il risultato del fatto che Berlusconi, con il suo decisionismo, ogni tanto ottiene risultati in terreni dove la sinistra ha fallito a causa della sua debolezza e divisioni interne. Un esempio è l’approccio alla mafia della spazzatura a Napoli.

Berlusconi userà le prossime due settimane per guarire dalle sue ferite. Si spera che vicino a lui ci siano ancora sufficienti forze moderate che gli facciano capire che la guarigione è auspicabile anche per il prestigio politico dell’Italia, e che la cura indicata è un modo più calmo di esibirsi. Visto che la polarizzazione ormai non è più commedia dell’arte (in italiano nel testo, ndt)».

dic 222009
 

Non siamo propriamente d’accordo con l’amatissimo rag. Ugo Fantozzi quando, nel Secondo tragico Fantozzi, definisce il capolavoro di Sergej Ejzenštejn una “cagata pazzesca”.  (( In realtà Fantozzi la chiama Corazzata Kotiomkin del regista Serghei Einstein; i nomi furono volutamente storpiati dal regista Luciano Salce perchè non vennero concessi i diritti per la riproduzione di alcune parti originali dell’opera. )) E non siamo nemmeno d’accordo con coloro che, con elitario snobismo cinefilo, tendono a sminuire i film comici natalizi, i cosidetti cine-panettoni.

Ciò non significa mettere sullo stesso piano artistico e poetico le opere natalizie dei vari De Sica, Pieraccioni, Boldi con quelle di attori che hanno fatto la storia del cinema italiano:  De Sica il Vecchio, Totò, Sordi, Gassmann, Manfredi. Vogliamo solo affermare che anche i cine-panettoni ed i loro protagonisti hanno una dignità. Una dignità diversa da quella  puramente artistica e data da un  legittimo e straordinario valore commerciale.

Noi abbiamo ben presente la differenza che corre fra il valore artistico e quello commerciale di un’opera.  Cosa questa  che invece pare sfugga alla Sottocommissione Cinema del Ministero dei Beni Culturali che ha inserito Natale a Beverly Hills tra i film del 2009 di “riconosciuto interesse culturale”. La Commissione non ha elargito i fondi statali al film – qua la delibera – ma l’aver dato il “bollino di qualità artistica” permetterà alla produzione di accedere agli sgravi fiscali (la cosidetta tax credit), di far riconoscere il film come d’essai e di concedere al distributore l’accesso ad un fondo in relazione agli incassi. Tutta una serie di vantaggi per un film definito dagli stessi autori come commerciale, senza nessuna pretesa artistica. Una pellicola, lo ricordiamo, presente contemporaneamente in 800 sale italiane. Strano modo, quello del ministro Bondi, di aiutare il cinema di qualità che troppo spesso fatica ad imporsi all’attenzione del grande pubblico. O forse, Bondi, ha solo messo in pratica ciò che pensa del cinema italiano il ministro Brunetta.

Non meravigliatevi quindi se un giorno vedrete proiettate in un cinema d’essai le gesta natalizie di Christian De Sica e colleghi. Ci auguriamo solo che dal fondo della sala, un novello rag. Ugo Fantozzi trovi il coraggio di urlare nuovamente “questa è una cagata pazzesca”. Espressione, ovviamente, non rivolta al film.

UK versus Italy

 di - 22 dicembre 2009  Commenta »
dic 222009
 

noiseFromAmerika è un interessante Blog che seguiamo da tempo. Gli autori sono degli italiani che vivono e lavorano negli Stati Uniti. Un Blog, il loro, dove spesso si possono leggere acute analisi politico-economiche scritte da chi ha la possibilità di osservare le cose del nostro paese da un osservatorio particolare.

Riportiamo oggi un interessante articolo apparso su noiseFromAmerika – “UK versus Italy” scritto da Marco Esposito -  che analizza le differenze dei costi di apertura e gestione di una impresa in Italia (Srl) e nel Regno Unito (Ltd). Buona lettura.

«Il dibattito (?) politico sembra aver perso assolutamente di vista  il fatto che l’Italia sta scivolando pericolosamente verso il basso in molti, troppi, indicatori economici. Continue reading »