Dic 032009
 

Più volte abbiamo avuto modo di occuparci della Chiesa Valdese per le sue posizioni assunte su temi quali la laicità e i diritti umani. Posizioni che sono una felice – se pur rara – nota nel panorama delle confessioni religiose presenti in Italia. Posizioni, quelle valdesi, spesso  diametralmente opposte a quelle  espresse dai loro cugini cattolici. E anche sul tema delle “direttive anticipate di fine vita“, ovvero su quello che è meglio conosciuto come testamento biologico, la Chiesa Valdese non ci smentisce dando un esempio di come fede e rispetto per le scelte individuali di fine vita non siano affatto in contrasto fra loro.

Il 2 dicembre, infatti, la Chiesa Valdese di Milano si è fatta promotrice di un registro e di uno sportello pubblico di cui potranno avvalersi tutti coloro che vorranno esprimere le loro volontà in merito ai trattamenti sanitari – ed eventualmente anche al loro funerale – e nominare una persona di fiducia cui affidare il corretto adempimento di tali direttive. Le direttive saranno raccolte, firmate in presenza di testimoni, e conservate  presso gli uffici della Chiesa.

La past. e Moderatrice della Tavola Valdese Maria Bonafede, nel presentare l’iniziativa, si è così espressa: ” Crediamo in un Dio, quello mostratoci da Gesù Cristo, che è Amore e misericordia, e che ci insegna che la vita degli uomini è un fatto di relazione, biografico, e non di mera sopravvivenza biologica. Non bisogna, cioè, trasformare la vita in un idolo cui inginocchiarsi, ma avere più fiducia in Dio di quella che mostra chi si accanisce sulla sopravvivenza inanime di un corpo.”

  2 Responses to “La Chiesa Valdese e il testamento biologico”

  1. I valdesi considerano trattamenti sanitari tutti gli interventi che i sanitari possono mettere in atto, compresi quelli di idratazione ed alimentazione forzata.

    E’ proprio su idratazione ed alimentazione forzata che è avvenuto lo scontro a margine del caso Englaro; esponenti autorevoli della Chiesa cattolica hanno sostenuto che idratazione e alimentazione forzata sono la stessa cosa di mangiare e bere, e, in base a questa considerazione, non possono essere evitati come gli altri trattamenti sanitari .
    Assorbire delle sostanze, attraverso degli aghi e dei tubi, mentre si sta in uno stato vegetativo dichiarato come permanente e irreversibile, equivale, secondo i prelati della Chiesa cattolica, al mangiare e al bere.
    Non si tratta di pane e acqua ma di sostanze ottenute tramite un trattamento scientifico e introdotti con supporti tecnologici.
    Questa concezione è stata presentata dai prelati cattolici come un insegnamento proveniente dal cristianesimo; e da questo insegnamento dovrebbe derivare un’etica comportamentale che deve essere imposta per legge anche a non cristiani residenti nel territorio dello Stato. Una dimensione sicuramente non laica e non rispettosa della libertà dei singoli; ed oggi possiamo dire che non corrisponde al sentire di tutti i cristiani.
    I La presa di posizione dei valdesi va considerata per un necessario ritorno alla riflessione: i prelati della Chiesa cattolica dovrebbero interrogarsi di nuovo sulla pietas e i politici sulla laicità delle disposizioni di legge. Noi cittadini dovremmo interrogarci sugli spazi della nostra libertà e su come incidere nel dibattito per la stesura delle leggi.
    francesco zaffuto http://www.lacrisi2009.com

  2. Grazie del contributo Francesco.

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