gen 212010
 

Di una cosa si può dare atto a Silvio Berlusconi: egli è un uomo di sicura coerenza. Nel 2006, durante il confronto televisivo elettorale con Romano Prodi, ebbe a dire: “Questi (riferendosi ai “comunisti”) vogliono ridistribuire il reddito [...] vogliono rendere uguale il figlio del professionista con il figlio dell’operaio. Per chi non ricorda queste parole ecco il video.

L’avversione berlusconiana nei confronti dei ceti più deboli acquista oggi agghiacciante concretezza.  L’esecutivo ha, appunto, presentato un emendamento che in sostanza anticipa al quindicesimo anno di età l’adempimento dell’obbligo scolastico. Nel nuovo disegno, l’ultimo anno di scuola può essere sostituito con un anno di apprendistato. La logica è cristallina, e sembra tratta da un romanzo di Charles Dickens: di lavoro ce n’e’ poco. Perchè allora restare sui banchi fino ai sedici anni, quando puoi risparmiare tempo ed essere addestrato a divenire – chessò – spazzacamino, minatore, lustrascarpe o cenciaolo?

A noi dispiace: questo emendamento spazza via duecento anni di lotte sociali, con buona pace dei futuri neo-lavoratori che il Primo Maggio potranno fare festa, magari con la gratifica di un biglietto omaggio per l’ultimo show televisivo di regime. Intendiamoci: noi non siamo per una laurea generalizzata da dare a tutti riducendo gli anni di frequenza. Non è necessario  studiare tanto a tutti i costi.  Ma siamo per una istruzione solida e garantita per tutti almeno  fino al sedicesimo anno di età. Per non soccombere all’ignoranza totale. Per non tornare a vivere come bruti, per conservare la capacità di scegliere se esistere da cittadini o sopravvivere da vassalli.

Silvio Berlusconi insegue coerentemente la propria visione, secondo la quale è meglio che i figli dei ceti meno abbienti non tentino l’emancipazione sociale e culturale. Eppure l’opportunità di dare una chance a tutti, indipendentemente dal ceto di origine, non è certo una trovata da “comunisti”. E’ stata la maggior conquista sociale dei due secoli scorsi nella società capitalista.  E’, tanto per dirne una, la caratteristica fondante dell’american dream. Quella che ha permesso a tanti americani di umili origini, immigrati o figli di  immigrati,  di raggiungere posizioni politiche, sociali ed economiche di assoluta eccellenza.

Anche  la Banca d’Italia in un suo recente studio – Investire in conoscenza - affronta l’argomento sotto l’aspetto puramente economico. Il rapporto documenta con estrema chiarezza come istruzione e formazione non sono spese vane, ma validi investimenti.  Più si spende nell’istruzione, più il ritorno economico futuro sarà maggiore. Insomma la scuola ha un costo elevato, ma il costo dell’ignoranza è superiore.


 

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