Gen 262010
 

L’autorevole quotidiano francese Le Monde ha pubblicato l’articolo En Italie, polémique sur la restriction des vidéos sur le Web. Il fondo, a firma di Daniel Psenny, mette in evidenza ancora una volta il conflitto di interessi fra il presidente del consiglio ed i media. Riproponiamo l’articolo nella traduzione italiana curata, come di consueto, dagli amici di ItaliadallEstero, che ringraziamo.

«Proprietario di un impero mediatico e presidente del Consiglio italiano, Silvio Berlusconi non la finisce di mettere le mani sui media. A partire dal 27 gennaio, in virtù di un decreto appena approvato dalla sua maggioranza parlamentare, i siti che diffondono regolarmente contenuti radiotelevisivi dovranno ormai chiedere un’autorizzazione al ministero delle Comunicazioni per distribuire tali video su Internet.

Per giustificare questa nuova legge, il governo dice di far riferimento alla direttiva europea Televisioni senza frontiere, che considera tali siti come televisioni, e di conseguenza li sottopone agli stessi obblighi amministrativi. Nicola D’Angelo, commissario dell’Autorità delle comunicazioni, ha subito sottolineato che questo testo non ha alcun legame con la direttiva europea. “L’Italia diventa l’unico paese occidentatle in cui è necessaria un’autorizzazione preliminare del governo prima di utilizzare questo genere di servizi, dice. Questo aspetto fa incombere un rischio per la democrazia”.

Questo voto ha scatenato la protesta nel paese, dove l’opposizione e i blogger denunciano un “decreto liberticida” e “un attentato inammissibile alla libertà d’espressione”. Sul suo blog, Paolo Gentiloni ex ministro democratico per le comunicazioni, afferma che “questo decreto è un vero scandalo (…), una limitazione incredibile al modo in cui funziona internet”.

Dietro questo decreto, i parlamentari dell’opposizione indicano, una volta ancora, “il conflitto di interessi” che questo rappresenta per il presidente del Consiglio che è proprietario, attraverso la sua famiglia, delle tre principali televisioni private italiane. Alla guida dell’esecutivo, controlla anche la RAI (il servizio radiotelevisivo pubblico italiano) e, attravero questo nuovo decreto, attacca i siti di condivisione di video on-line. Alla fine, questi potrebbero infatti fare concorrenza al suo gruppo Mediaset in termini di audience e pubblicità. Qualche mese fa, Mediaset d’altra parte ha citato in tribunale Youtube, accusandola di diffondere estratti di trasmissioni prodotti dai suoi canali.

I responsabili di Google, proprietaria di Youtube, si sono dichiarati “un po’ inquietati” da questa nuova misura. Il suo responsabile italiano, Marco Pancini, perora la distinzione dei siti che hanno una politica editoriale da quelli che, come Youtube, propongono solo un servizio per ospitare [i video].

Se il testo dovesse restare quello attuale, i responsabili di Google affermano che non esiteranno a portare il problema davanti al Parlamento europeo. “Questo decreto non intende censurare l’informazione sulla rete e ancora meno influire sulla possibilità di esprimere le proprie idee ed opinioni attraverso blog e social network”, ha tentato di rassicurare Paolo Romani, Sottosegretario alle Comunicazioni.

Intanto, c’è effervescenza sul Web. Vincenzo Vita, deputato democratico, sottolinea che “l’Italia si unisce al club dei censori accanto a Cina, Iran e Corea del Nord” e numerosi blogger hanno già lanciato una campagna nazionale sul tema: “Giù le mani dalla rete”.

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