Feb 022010
 

Sull’atteggiamento di Papa Pacelli nei confronti dello sterminio della popolazione ebraica molto è stato scritto. Ultimamente il processo di beatificazione di Pio XII – portato avanti unitamente a quello di Giovanni Paolo II – ha fatto riemergere le perplessità sull’atteggiamento assunto da Pacelli nei confronti del nazismo. Perplessità sia nella comunità ebraica e, sopratutto, in quella storica.

E’ indubbio che Pio XII non abbia mai condannato con ferme dichiarazioni lo sterminio degli ebrei – ma anche dei Rom, dei Testimoni di Geova, degli omosessuali – che si stava scientificamente perpetrando in Europa.  Ciò non sta a significare  che non “avesse a cuore” le sorti di queste persone ma, probabilmente, il “politico Pacelli” ebbe il sopravvento sul “Pio XII pastore di anime“. Prove ulteriori in tal senso sono state di recente trovate negli archivi inglesi di Kew Gardens per merito dello storico Giuseppe Casarrubea.

Il primo documento è un telegramma del Foreign Office del 19 ottobre 1943 che riferisce dell’incontro tra papa Pacelli e l’incaricato Usa presso la Santa Sede, Tittmann, in cui si descrive un Pio XII che invece di indignarsi per la deportazione di oltre mille ebrei romani, si mostra in forte ansia per «le bande comuniste che stazionano nei dintorni di Roma”. Il documento in originale si può consultare qua.

Il secondo documento – qui l’originale – è una relazione dell’ambasciatore britannico presso la Santa Sede Sir D’Arcy Osborne sull’incontro da lui avuto col pontefice; relazione  inviata al proprio Ministro degli Esteri  Sir Anthony Eden (foto). Anche in questo documento – e in maniera più netta che nel primo – appare la volontà di Pacelli di non condannare apertamente il regime nazista nel momento in cui questi sterminava centinaia di migliaia di ebrei ungheresi.

fonte: Giuseppe Casarrubea

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