Mar 012010
 

Berlusconi’s victory in Mills court case is only a hollow one (La vittoria di Berlusconi nel caso giudiziario Mills è solo una vittoria di Pirro). Con questo titolo è  apparso sul conservatore Times on Line un articolo che, partendo dalla recente sentenza della Cassazione relativa al processo per corruzione all’avvocato britannico Mills, prende in esame anche le vicende Bertolaso e Di Girolamo.

«All’apparenza, la decisione della suprema Corte italiana di respingere le accuse contro David Mills per aver accettato una tangente da Silvio Berlusconi sembrerebbe un trionfo per l’assediato Presidente del Consiglio. Più di una volta nella sua carriera politica, Berlusconi, 73 anni, si è trovato incastrato in un groviglio di casi di corruzione che sembrano segnare la sua rovina; ma poi ogni volta come Houdini, con un salto, riesce a liberarsi, o assolto in appello o perché il caso cade in prescrizione.

Nel caso di Mills, i giudici hanno accettato la posizione secondo cui il reato (ovvero il pagamento di 600.000 $ da parte di Berlusconi, attraverso uno dei suoi manager, a Mills dopo che quest’ultimo aveva rifiutato di deporre a suo sfavore in alcuni processi di corruzione contro il Presidente del Consiglio) sarebbe stato commesso nel 1999 e non nel 2000 come sostenuto dall’accusa. Poiché i casi di corruzione cadono in prescrizione dopo 10 anni, la sentenza di 4 anni e mezzo di reclusione inflitta a Mills lo scorso anno è stata annullata.

Il processo di Berlusconi per aver pagato la tangente, che era ricominciato quando una legge che gli consentiva l’immunità era stata annullata lo scorso ottobre, riprenderà domani a Milano. Anche quel caso ora cadrà probabilmente in prescrizione.
Se Mills, ex consulente su fondi offshore di Berlusconi (nonché marito separato di Tessa Jowell, ministro per le Olimpiadi), non può essere condannato per aver accettato il denaro perché è passato troppo tempo, sembrerebbe conseguenza naturale applicare lo stesso ragionamento per l’uomo che gliel’ha offerto.

Vittoria per Berlusconi”, recita il titolo de “Il Giornale”, il quotidiano di proprietà del fratello dello stesso Berlusconi, Paolo, aggiungendo che Mills è stato praticamente assolto. La RAI, televisione di stato, ha comunicato ai propri ascoltatori che Mills è stato “assolto”.
Fabrizio Cicchitto, capo del Partito delle Libertà (PdL) di Silvio Berlusconi alla Camera dei deputati, ha dichiarato che il verdetto è stata una dura sconfitta per i magistrati “di sinistra” che complottavano per far cadere il Presidente del Consiglio.

Mills ha dichiarato di essere “grato in modo inesprimibile alla propria famiglia e ai propri amici che sapevano della sua innocenza”. Ma la Corte di Cassazione non ha assolto Mills, né ha dichiarato che è innocente. Al contrario, i giudici hanno confermato che è stato commesso un crimine, il pagamento e l’accettazione di una tangente che Mills ha in seguito usato per reipotecare una transazione, e ha sentenziato in tal modo solo perché, a causa del tempo trascorso (e la lentezza della giustizia italiana, che gli avvocati della difesa spesso sfruttano a proprio vantaggio), il colpevole non poteva essere punito.

Non c’è da meravigliarsi se Berlusconi, a quanto si dice, sia soddisfatto solo a metà. “Se qualcuno è stato corrotto, ne consegue che c’è un corruttore” ha dichiarato Antonio di Pietro, l’ex magistrato anti-corruzione e leader del partito di centro-sinistra Italia dei Valori. “La fine dei termini di prescrizione non cancella il crimine e questo verdetto è una condanna morale per il Presidente del Consiglio”, ha dichiarato Massimo Donadi, un deputato dello stesso partito.

Mills è stato condannato a pagare 250.000 euro allo stato italiano per “danneggiamento dell’immagine dell’Italia” attraverso le sue azioni, da cui potrebbe conseguire, per implicazione, che anche Berlusconi ha danneggiato la reputazione della nazione. Il verdetto di Mills si rivela pertanto utile a Berlusconi, ma non cambia l’impressione generale che la sua coalizione al potere stia perdendo supporto e sia sempre più inghiottita dalla corruzione nella corsa verso le elezioni chiave nelle regioni a fine marzo. Berlusconi ripete come un mantra che i pubblici Ministeri e i giudici sono lì a minare il suo Governo con l’aiuto dei media di sinistra.

Lui e i suoi alleati stanno intanto spingendo in Parlamento una nuova legislazione in grado di fargli da scudo contro altri casi in corso, inclusa la presunta frode fiscale da parte della sua compagnia televisiva Mediaset, abbreviando i processi. Un altro disegno di legge sospenderebbe tutti i processi contro di lui mentre adempie ai suoi doveri ufficiali, ripristinando a tutti gli effetti la sua immunità.

Ma le sue dichiarazioni secondo cui tutte le accuse contro di lui e i suoi alleati sono motivate da ragioni politiche sono state malamente offuscate quando Guido Bertolaso, capo della Protezione Civile e suo braccio destro, è stato posto sotto indagine questo mese per supposte tangenti e “sesso in cambio di favori” nell’appalto dei lucrativi contratti per il summit G8 dello scorso anno in Italia.
Bertolaso resta in carica e nega tutte le malefatte. Tuttavia, un uomo d’affari romano e tre ufficiali dei lavori pubblici sono agli arresti, mentre Denis Verdini, uno stretto alleato di Berlusconi, è stato messo sotto indagine. C’è una rabbia crescente tra quelli che sono rimasti senza casa dopo il terremoto dell’Aquila per i contratti di ricostruzione corrotti e le voci crescenti di un ritorno dell’era degli anni ‘90 di Tangentopoli (N.d.T. in italiano nel testo), che aveva “spodestato” la Democrazia Cristiana dopo mezzo secolo di potere.

Un ulteriore scandalo ha popolato i titoli di questa settimana, quando i pubblici ministeri di Roma hanno rilasciato 56 mandati di arresto con l’accusa di riciclaggio di denaro per il valore di due milioni d’euro, accusa che vede coinvolti l’operatore di banda larga Fastweb e Telecom Italia, come anche Nicola di Girolamo, un senatore del partito di Berlusconi. Il senato deve decidere se permettere alla polizia di arrestare Di Girolamo, uno dei tanti senatori eletti dagli italiani all’estero, accusato non solo di riciclaggio di denaro sporco ma anche di aver conquistato il seggio nel 2008 grazie a schede elettorali false realizzate in Germania dalla “Ndrangheta”, la mafia calabrese.

Sebbene Di Girolamo abbia negato di avere contatti con la mafia, L’Espresso ha pubblicato fotografie di lui che abbraccia boss mafiosi. Il Presidente del Consiglio è, in altre parole, in una situazione difficile. Continua a sostenere che tutte le accuse di corruzione sono una trama per farlo cadere.

D’altra parte, ha dovuto rispondere all’evidente calo di supporto pubblico ammettendo che i magistrati sono nel giusto nel loro impegno a portare alla luce la corruzione e promettendo di introdurre severe misure anti-corruzione. Se dovessero emergere ancora altri scandali, sarà sempre più difficile anche per l’Houdini italiano approvare o incoraggiare lo smascheramento e la punizione della corruzione, seppur non nei casi che coinvolgono lui stesso o i suoi stretti collaboratori.»

  3 Responses to “Berlusconi come Pirro e Houdini”

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