Macerie illuminate

di: Jaques M. Hotteterre

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Abbiamo un presidente del consiglio, capo dell’esecutivo, che telefona ad un suo uomo posto all’interno di una Autorità terza e garante per impedire la messa in onda di trasmissioni a lui non gradite. Fatto unico nei paesi di forte e consolidata tradizione democratica e liberale dove, un fatto del genere, sarebbe assolutamente impensabile.

Questo non è più di un problema dai piccoli – e più o meno consistenti – risvolti penali. Questo è un attentato alla democrazia. L’ennesimo. E  se ciò avviene la correità è anche di  quei cittadini – in buonafede o meno è irrilevante – che hanno permesso con il loro consenso questa deriva pericolosamente peronista. E sposiamo le parole di Michele Serra (La Repubblica di ieri) quando afferma che tutti gli italiani sono responsabili del reato di omesso controllo:

«Ma quale sarebbe il reato?, chiedono in coro il premier e i suoi molteplici coristi. Questa volta hanno ragione. Non è per niente facile, in termini giuridici, definire l’operato del padrone di un Paese che fa telefonate da padrone, sistema i suoi uomini d´azienda nello Stato, nelle autorità di garanzia, negli organismi di controllo, nomina i dirigenti dell´’zienda concorrente, cerca di chiudere la bocca ai nemici e moltiplica potere e stipendi degli amici. Forse, a ripensarci bene, e a rileggere (per esempio) la storia di Giancarlo Innocenzi, che di mestiere fa l’arbitro per conto di noi tutti e nei fatti è un dipendente di Berlusconi (esattamente come se i guardialinee delle partite del Milan fossero nominati dalla società rossonera), forse, dicevo, il reato è di omesso controllo, ed è a carico di tutti gli italiani.

Scrutiamo il futuro con ansia, chiedendoci che cosa potrà succedere, e non ci rendiamo conto che tutto è già successo. Una democrazia che permette un accumulo di potere così spaventoso è una democrazia che ha già perduto, e da parecchi anni, il rispetto di se stessa. E quando le Procure puntano le loro torce, illuminano macerie»

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