A proposito di exit poll
Ore 22,00 (23 in Italia) di giovedi 6 maggio 2010. I seggi, in quel preciso istante, si stanno chiudendo in tutto il Regno Unito. Le tre principali reti televisive britanniche – la BBC, l’ITV News e Sky News – diffondono gli exit poll (forniti da un unico Istituto) che danno questa previsione:
Conservatori 307, Laburisti 255, Liberal-Democratici 59, altre formazioni 29
A scrutinio avvenuto, i risultati definitivi sono:
Conservatori 306, Laburisti 258, Liberal-Democratici 57, altre formazioni 28 ((la somma differisce di un seggio in quanto in una circoscrizione il voto è stato posticipato per la morte di un candidato))
In pratica alle ventidue e un secondo già conoscevamo l’esito del voto. Colpo di fortuna? O piuttosto grande rigore scientifico nel tener conto di tutte le variabili, comprese quelle ritenute improbabili? Propendiamo per questa seconda ipotesi, naturalmente. E allora perchè da noi gli exit poll non funzionano al meglio? Ricordate le elezioni del 2006 quando gli exit poll dettero il centro sinistra largamente in vantaggio?
E non si venga a dire che il sistema elettorale diverso favorisce l’accuratezza degli exit poll britannici. Perchè mai, negli ultimi 40 anni, le elezioni nel Regno Unito sono state così difficilmente decifrabili come questa volta. Vuoi per la bolla mediatica sorta intorno a Nick Clegg, vuoi per un aumento dell’affluenza al voto, vuoi per l’incertezza sui voti intercettati dai cosidetti partiti minori e locali.
- 8 maggio 2010
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