Dopo l’innegabile successo elettorale della Lega Nord – l’ennesimo a dire il vero – si è tanto parlato su come il partito di Umberto Bossi lavori in mezzo alla gente ascoltandone gli umori eportandoli nella propria linea politica. Ma con quali strumenti la Lega sistemizza il successo conseguito e, sopratutto, forma i propri quadri locali? Ricordate la Scuola delle Frattocchie di togliattana memoria? Niente a che vedere. Alla Lega sono spicci, si va per corsi serali spiegando ai partecipanti (che dovranno riportare la lezione nelle loro sezioni) chi sono Alberto da Giussano e Carlo Cattaneo. Il giornalista Philippe Ridet ha partecipato ad una di queste riunioni formative serali e ne ha tratta una corrispondenza pubblicata sul quotidiano francese Le Monde. Lo riportiamo nella traduzione curata da Italiadall’Estero.
Corsi serali alla lega Nord.
«A mezzanotte in punto la vicina del piano di sopra ne aveva abbastanza. Qualche sonoro colpo sulla porta di ferro della sede della sezione ovest della Lega Nord a Milano, e il secondo degli “incontri federalisti”, organizzato giovedì 22 aprile dal partito anti-immigrati, si è concluso. I partecipanti, circa un centinaio, avrebbero continuato ancora per un po’, ma il moderatore ha spedito tutti a casa propria.
In seguito alle sue vittorie elettorali in Veneto e Piemonte, la Lega vuole sistematizzare la ricetta del suo successo: forte presenza dei propri militanti sul territorio e formazione dei dirigenti, come faceva in altri tempi il Partito Comunista Italiano. È Donato Trevisan ad aver avuto l’idea di questi “corsi serali” settimanali: “Bisogna, da un lato, spiegare che il federalismo è coessenziale alla nostra storia, e farla conoscere é alla base della [politica] del partito. Ciascuno dei presenti questa sera è un missionario, in seguito incaricato di riportare agli altri militanti quanto è stato detto. È una sorta di evangelizzazione.”
I partecipanti prendono appunti molto seriamente. Di fronte a loro, tre oratori: l’eurodeputato Francesco Speroni, Fabio Ronchi, giovane laureato in Scienze politiche con una tesi sul movimento autonomista lombardo e Stefano Bruno Galli, professore di Storia delle dottrine politiche all’Università di Milano, diventanto un “intellettuale organico” del partito. Per la Lega Nord, che ha fatto della riforma cosiddetta del “federalismo fiscale” il centro del suo impegno in seno al governo, l’interesse è duplice. Spiegare una riforma che sarà lunga e complicata da mettere in pratica e radicare il partito in una discendenza quasi millenaria.
Tra Alberto da Giussano, eroe della rivolta dei Lombardi contro Federico I detto “Barbarossa” nel XII secolo, a Umberto Bossi, fondatore della Lega Nord nel 1989, ci sono otto secoli di storia. “L’arrivo di nuovi simpatizzanti, anche lontani dal Po, rende necessaria questa iniziativa. Il partito cambia, spiega ancora Trevisan. Le persone che si uniscono a noi non conoscono necessariamente questa storia.”
Galli mostra uno a uno gli ispiratori del “leghismo” come quando si rende omaggio ai padri della patria. Dopo Giussano, ecco Carlo Cattaneo, patriota e repubblicano del XIX secolo opposto allo Stato-Nazione; vengono in seguito gli anni ’30 e la nozione di personalismo portata dal movimento “Ordre Nouveau” [Ordine Nuovo, N.d.T.] ispirato da Denis de Rougemont e Alexandre Marc; poi la guerra e la resistenza valdostana intorno a Emile Chanoux, ardente difensore delle minoranze linguistiche in Valle d’Aosta.
Sorpresa: ecco ancora il francese Guy Héraud, specialista delle minoranze europee e candidato alle presidenziali del 1974, in cui ottenne 19 255 voti, cioè 0,07% dei suffragi al primo turno. Arriva quindi Umberto Bossi che, un giorno del 1969, incontra un discepolo di Emile Chanoux… e il cerchio si chiude.
Presente in sala Oreste Pozzoli, venuto dal paese di Chiavenna, in provincia di Sondrio, e che si reca fino a Milano ogni giovedì. Il giorno seguente informa i 300 militanti della sezione di cui è segretario. Ci si chiede un po’ cosa faccia qui, a 25 anni al massimo, anziché trascorrere altrove la sua gioventù. Risponde: “Ho bisogno di approfondire questa storia. È la base di quello che facciamo oggi. Con la Lega ho trovato tutti gli ideali che mi piacciono.” Quali? “L’indipendenza della nostra regione ed il federalismo: le nostre risorse devono restare sul territorio.”
È a Francesco Speroni, ex-ministro ed ex-senatore, che fu anche assistente parlamentare e direttore di gabinetto di Umberto Bossi, che tocca il compito di evocare il fondatore del movimento. Dai suoi primi successi degli anni ’80 alla posizione preponderante che occupa oggi nella coalizione di Silvio Berlusconi: “Si può fare politica con degli ideali – dice – ma la cosa più importante è far parte di una maggioranza.”
Euroscettico
Forse a causa della presenza dell’inviato speciale di Le Monde, viene da porsi una domanda per tentare di spazzare un dubbio: “Come è percepita la Lega al Parlamento europeo?” Risposta del deputato: “Ci si interessa più a Le Pen che a noi”, spiega Speroni. “Ma noi non abbiamo niente a che vedere con l’estrema destra. Siamo euroscettici, anche se al Parlamento italiano abbiamo votato a favore del trattato di Lisbona. Ci etichettano come razzisti, ma nel nostro gruppo (Europe of Freedom and Democracy [Europa della libertà e della democrazia N.d.T.] ) c’è un parlamentare di origine magrebina e un altro d’origine senegalese.” Non una parola sui suoi colleghi Matteo Salvini e Mario Borghezio, che occupano regolarmente la cronaca con i loro propositi xenofobi.
È a questo punto che la vicina del piano di sopra è intervenuta. “È uno scherzo dei cattocomunisti”, si è lamentata una militante. Ma, come tutti gli altri, ha lasciato anche lei la sala. Controvoglia».

