Mag 122010
 

L’Economist ha pubblicato recentemente un articolo sulla mafia calabrese, la ‘ndrangheta,  e sul fatto, poco conosciuto all’estero, che le cosche calabresi siano fra le più dure e spietate nel panorama della criminalità organizzata. Riproponiamo l’articolo – una interessante visione del fenomeno vista dall’estero – nella traduzione italiana curata da Italia dall’Estero. L’originale, dal titolo “The Italiana Mafia: Crooked in Calabria”, può essere letto qua.

Le gang più dure e spietate d’Italia

Con un nome più facile da pronunciare, la ‘Ndrangheta, mafia calabrese all’estremo sud d’Italia, sarebbe molto più famosa. La polizia e gli investigatori cominciarono ad allarmarsi già dagli anni ‘90, quando divenne l’organizzazione criminale più ricca e pericolosa del paese, anche più di Cosa Nostra. Eppure, per la sua infamia è diventato noto un terzo gruppo, quello Camorrista di Napoli e dintorni, grazie al best seller di Roberto Saviano, “Gomorra”, mentre la ‘Ndrangheta, al di fuori dell’Italia, resta sconosciuta.

Secondo gli investigatori, la ‘Ndrangheta si è rafforzata enormemente grazie ai suoi legami con i cartelli colombiani che le hanno conferito un ruolo prominente nel commercio internazionale di cocaina. L’uomo a cui si deve il consolidamento di questi agganci è Roberto Pannunzi. Il mese scorso è emerso che le autorità italiane lo hanno lasciato scappare, per la seconda volta. Venne arrestato per la prima volta nel 1994 a Medellìn, in Colombia, quando i poliziotti rifiutarono l’offerta di “un milione di dollari, subito”. Estradato in Italia, venne lasciato andare a ordine di detenzione scaduto. Pannunzi venne poi arrestato nel 2004 e successivamente incarcerato. Ma l’anno scorso, dopo un infarto, venne trasferito dal carcere ad una clinica privata nei pressi di Roma, per poi scomparire a marzo. La notizia venne fatta passare in sordina per più di tre settimane, apparentemente per non ostacolarne la cattura.

Il 26 Aprile scorso, lo Stato è stato parzialmente ricompensato dall’arresto di Giovanni Tegano, a quanto pare il gangster più anziano del capoluogo della regione, Reggio Calabria. È un elemento chiave nella guerra di mafia più sanguinosa d’Italia, che determinò la morte di quasi 600 persone in sei anni a partire dal 1991. Il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, l’ha definito “il colpo più pesante mai inflitto prima alla ‘Ndrangheta.”

Ma il rallegramento ufficiale è stato smorzato da una folla di 500 persone radunatesi all’ingresso del commissariato dove Tegano era stato condotto e da cui è poi uscito coperto di applausi. Alcuni hanno urlato che la polizia aveva arrestato “un uomo di pace”. In molti pare fossero imparentati con il ganster 70enne, ma la vicenda ha comunque sottolineato la forte presa che la ‘Ndrangheta ha sulla Calabria, una delle regioni più povere d’Italia. Michele Prestipino, procuratore aggiunto di Reggio Calabria, sostiene che la lotta si può ancora vincere. Afferma infatti che da alcune registrazioni telefoniche è emerso che i gangster lamentavano una “certa intolleranza” tra coloro che erano stati forzati e minacciati. Ma non c’è stata nessuna eroica rivolta come quella degli imprenditori siciliani.

Il giorno in cui Tegano venne arrestato, la polizia di Rosarno cominciò un’operazione volta a smantellare un sistema di sfuttamento della manodopera agricola e del clan che si sospettava ne fosse responsabile. Lo scorso gennaio Rosarno ha vissuto la rivolta dei raccoglitori di frutta africani e le violente ritorsioni da parte della gente del posto, qualcuno, pare, legato al clan dei Pesce della ‘Ndrangheta. Dei quaranta accusati di essere membri o associati, sette erano donne. Queste ultime giocano da tempo un ruolo rilevante all’interno della ‘Ndrangheta, in parte perché (a differenza di Cosa Nostra) le “famiglie” della ‘Ndragheta sono costituite da vere famiglie. Questo rende le infiltrazioni più difficili così come la capitolazione al pentitismo [NdT: in italiano nel testo] (i gangster che confessano), che si è dimostrata un’arma di cruciale importanza nella lotta a Cosa Nostra.

Spesso ne è conseguita una perdita di unità. Se Cosa Nostra assomiglia più a una piramide, la ‘Ndrangheta sembra più un arcipelago di isole simili, ma indipedenti. Forse tutto questo potrebbe cambiare. Secondo il quotidiano La Repubblica, la polizia ha recentemente ascoltatato conversazioni in cui persone associate alla ‘Ndrangheta per la prima volta la definivano una struttura unificata. Qualcuno, rifacendosi a un liguaggio simile all’equivalente (mafioso) siciliano, dichiarava: “Siamo tutti una cosa sola. Noi siamo la ‘Ndrangheta.”.

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