Elián, dieci anni dopo

di: Jeremy A. Brady

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Il 28 giugno nella cattedrale dell’Avana si è celebrata una messa per ricordare un avvenimento che dieci anni fa riaccese un clima da guerra fredda: il ritorno in patria di Elián González. Alla cerimonia erano presenti il ragazzo con la sua famiglia, il presidente di Cuba, Raúl Castro, e altri esponenti politici e religiosi cubani.

Dieci anni fa Elián, che all’epoca aveva sei anni, era stato al centro di una disputa diplomatica tra Cuba e gli Stati Uniti. Nel novembre del 1999 sua madre aveva cercato di raggiungere la Florida in barca, insieme al figlio e ad altri connazionali. Il viaggio terminò a largo della costa statunitense con un naufragio che lasciò in vita solo tre persone, tra cui Elián. Le autorità statunitensi affidarono il bambino ad alcuni parenti di Miami.

Nei successivi sette mesi avvocati e governi si sfidarono a colpi di denunce e minacce, trasformando il bambino in un ostaggio della politica. Il periodico cubano Juventud Rebelde racconta la versione cubana, ricordando le parole del padre di Elián che in quei giorni sosteneva che negli Stati Uniti riempivano il figlio “di regali per convincerlo a dire che non voleva rientrare”.

La disputa si concluse, il 28 giugno 2000, con il ritorno di Elián a Cuba. “Il volto spaventato del piccolo Elián fece il giro del mondo”, ricorda El País, quando gli agenti dell’immigrazione statunitense, a pistole spianate ( l’immagine di questo post), lo portarono via dalla casa dei parenti.

Oggi Elián ha sedici anni, frequenta l’accademia militare, è iscritto al partito comunista e crede nella rivoluzione che portò al potere Fidel Castro nel 1959. Alla fine della cerimonia ha dichiarato alla stampa di essere felice di vivere a Cuba perché “è la terra a cui appartengo e qui mi sento bene”. E ha aggiunto che non prova alcun rancore verso i suoi parenti negli Stati Uniti.

fonte: Internazionale, El Pais, Juventud Rebelde

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Una Risposta a “Elián, dieci anni dopo”

  1. si, vabbe’, ma che e’ “felice e contento” lo dice perche’ e’ vero o perche’ gli puntano un fucile alla tempia?
    Bah!

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