Il paradiso fiscale USA per le compagnie petrolifere

di: Jeremy A. Brady

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Mentre nel golfo del Messico il petrolio continua a uscire a un ritmo di 35mila barili al giorno, la Bp finisce di nuovo sotto accusa per aver cercato di coprire con altra sabbia le spiagge della Louisiana contaminate dal greggio. Ma non è tutto qui.

Secondo il New York Times, la produzione petrolifera è una delle attività economiche che ricevono più sussidi dal governo statunitense, con deduzioni praticamente a ogni livello produttivo, dalla trivellazione alla lavorazione.

Quando la piattaforma Deepwater Horizon è crollata, il 20 aprile scorso, batteva bandiera delle Isole Marshall. In questa maniera il propietario della struttura, la Transocean, poteva pagare molte meno tasse. E la Bp, che aveva la piattaforma in leasing, riusciva a usufruire di tutte le agevolazioni fiscali previste dal governo, pari a circa il 70 per cento dell’affitto pagato alla Transocean. Uno sconto di 225mila dolari al giorno.

Alcune di questa agevolazioni risalgono a un secolo fa, quando l’estrazione era incoraggiata dal governo. Altre sono frutto della politica internazionale degli anni cinquanta. Oggi le compagnie sostengono che i sussidi aiutano i consumatori perché tengono bassi i prezzi della benzina. Ma ora che la marea nera minaccia le coste statunitensi, l’industria dovrà rassegnarsi a perdere almeno alcuni di questi privilegi.

fonte: Internazionale

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