Lug 102010
 

Affittasi appartamento a Roma. Pubblicando quest’annuncio, gli agenti immobiliari non si aspettavano certo di veder arrivare per la visita, oltre alla giovane coppia che aveva preso appuntamento, un gruppo di giovani italiani armati di bottiglie di spumante. Con questa “manifestazione festosa”, i giovani speravano di attirare l’attenzione sul fatto che, per quelli della propria età, i più severamente colpiti dalla crisi economica, l’affitto di un appartamento è spesso impossibile, per mancanza di mezzi.

Volevamo parlare del fatto che molti italiani semplicemente non possono permettersi di lasciare la casa dei loro genitori”, ha spiegato Chiara Bastianni. Venticinquenne, la giovane fa parte del gruppo “Fai la valigia”, all’origine di questa iniziativa. I giovani italiani sono spesso bersaglio di prese in giro a causa della loro propensione a restare nel grembo della “mamma” e vengono soprannominati “bamboccioni”. Sono ormai sempre più numerosi quelli costretti a rimanere a casa dei genitori perché impossibilitati a volare con le proprie ali.

Secondo l’istituto nazionale di statistica Istat, oggi il 60% dei giovani tra i 18-34 anni abitano con i loro genitori (contro il 49% nel 1983) e circa un terzo dei giovani tra i 30-34 anni sono nella medesima situazione, una proporzione che è quasi triplicata dal 1983.

Precarietà

Prima della crisi trovare un impiego stabile per un giovane italiano si trasformava già in un percorso ad ostacoli: senza raccomandazioni, non poteva sperare di accedere a uno dei rari posti di potere nel settore pubblico, mentre in quello privato le imprese ricorrevano spesso a contratti a tempo determinato.

La recessione del 2008-2009 non ha migliorato la situazione, aggravando ulteriormente il problema del precariato. Nel 2009, il 79% dei posti persi recensiti in Italia hanno riguardato persone di età compresa tra i 18 e i 29 anni, rileva l’Istat, precisando che il tasso d’impiego per questa fascia d’età è precipitato al 44%, registrando una diminuzione quasi tre volte maggiore rispetto alla popolazione generale.

L’Italia è d’altra parte il paese europeo che conta il più grande numero di giovani disoccupati. Più di due milioni di italiani (21% di quelli tra i 15 ed i 29 anni) non hanno né lavorato né proseguito gli studi nel corso del 2009.

I sondaggi sottolineano che questi giovani non hanno scelto di rimanere a casa dei loro genitori. Secondo l’Istat, i motivi economici sono la prima ragione avanzata dagli italiani fra i 18 e i 34 anni per spiegare questo fatto, mentre la loro volontà di restare in famigliasi trova solo in terza posizione.

La percentuale dei giovani che sperano di lasciare la casa dei genitori nel corso dei tre anni a venire è passata dal 45,1% nel 2003 al 51,9% nel 2009.

“Generazione perduta”

Se potessi, se avessi un lavoro che mi desse maggiore stabilità, andrei via di casa domani”, testimonia Gabriele Gentile un romano di 26 anni, che non può prendersi l’impegno di pagare un affitto tutti i mesi vista la precarietà del suo contratto di lavoro.

Per la sociologa Chiara Saraceno, questa tendenza è preoccupante non solo per i giovani ma anche per il futuro del paese. Con un’entrata tardiva nel mercato del lavoro e una carriera segnata dall’insicurezza professionale, i membri di questa generazione sarebbero poi costretti ad aspettare per fondare una famiglia.

E’ la generazione che sopporta il fardello di una società che invecchia, di una società che investe molto poco per i giovani e che porta sulle proprie spalle il costo della crisi economica e i cambiamenti del mercato del lavoro”, afferma [la Saraceno, n.d.r] sottolineando il rischi di una “generazione perduta”.

Franco Ferrarotti, altro celebre sociologo della penisola, non è più ottimista. Secondo lui, i giovani italiani non hanno ormai altra scelta che “imparare lingue straniere e partire all’estero”.

Ciò che è veramente tragico in Italia è che la famiglia (in quanto valore) è forte ma fondare una famiglia costa molto caro, quindi senza gli immigrati, il tasso di crescita della popolazione sarebbe negativo”, afferma. “È come un lento suicidio”.

fonte: L’Expresstrad: Italia dall’Estero

  2 Responses to “In Italia una “generazione perduta” di “bamboccioni””

  1. Oddio, i concetti sono validissimi ma mi pare assurdo usare il condizionale (“i membri di questa generazione sarebbero poi costretti ad aspettare per fondare una famiglia”) o descrivere come un possibile rischio quello che è già un dato di fatto conclamato. Le partenze per l’estero sono già da anni l’unica possibilità per chi non ha santi in paradiso. O per chi non può permettersi di fare infinita gavetta avendo alle spalle una famiglia che lo sostiene e gli permette di aspettare che arrivino i frutti dei sacrifici.

  2. Perfettamente d’accordo. Sto lavorando in medio oriente per necessita’, e un anno fa ero in Germania.
    Al di la’ della effettiva volonta’ di ‘fondare una famiglia’, portatrice e perpetuatrice di problemi innegabili insiti del contesto sociale italiano, resta il grave problema legato all’esperienza lavorativa sommata al soffocamento delle risorse della formazione scolastica e universitaria.

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