Lug 222010
 

Proponiamo un interessante servizio di Gloria Muñoz Ramírez – pubblicato sul quotidiano messicano online La Jornada – sulla situazione dello stabilimento della Fiat a Termini Imerese.

Nel 2011 il gruppo industriale cesserà la produzione in Italia e trasferirà le sue fabbriche in Polonia.

Sicilia, 6 luglio. Una mole enorme di cemento di fronte al mar Mediterraneo esala gli ultimi respiri. La fabbrica che ha prodotto migliaia di esemplari della leggendaria Fiat 500, chiuderà i battenti. Adesso si lavora a quella che sarà l’ultima produzione, ma la chiusura è imminente: il 31 dicembre 2011 circa 1.400 lavoratori rimarranno senza lavoro e la vita di Termini Imerese, in provincia di Palermo, cambierà.

Alle porte della fabbrica inaugurata nel 1970, due Giuseppe, uno di cognome Giudice e l’altro Roveito, il primo con 33 anni di lavoro nell’automotrice Fiat e il secondo con 22, raccontano il processo che sta per lasciarli senza lavoro.Giudice spiega a La Jornada che il declino della fabbrica cominciò nel 2002, quando l’impresa tentò di chiudere la fabbrica la prima volta.La chiusura venne impedita dal sindacato, ma questo lasciò un segno profondo nella fabbrica. Dalla lotta di quell’anno venne ottennuto un accordo secondo il quale a Termini Imerese si sarebbe prodotto un nuovo modello di automobile e si sarebbe dato impulso all’indotto nei dintorni della regione, ma lasciando sempre l’acquisto dei componenti a Torino, cosa che avrebbe reso più cara la produzione.Con questo accordo sarebbe aumentato il numero di lavoratori, invece nel 2009 è stata annunciata la liquidazione della fabbrica a causa, a detta degli imprenditori, della crisi economica mondiale.Si concluse che sarebbe stato meglio costruire il nuovo modello di automobile in un’altra parte d’Europa, cioè in Polonia, dove la mano d’opera è più a buon mercato, continua Giudice.

Non c’è speranza, dice Giuseppe Roveito. Nonostante ciò le manifestazioni non sono finite. Si continuano ad organizzare interruzioni del lavoro intermittenti, come lo scorso 21 giugno, quando la produzione è stata interrotta per due ore.Il motivo della protesta, spiega Roberto Mastrosimone, segretario provinciale della Confederazione Generale Italiana del Lavoro (CGIL), è stata l’indignazione degli operai a proposito delle dichiarazioni dell’amministratore della FIAT, Sergio Marchionne, riguardo al fatto che i lavoratori siciliani avevano interrotto il lavoro il lunedì precedente per vedere la partita di calcio Italia-Paraguay.Giorni prima, in un’intervista a questo quotidiano, Roberto Mastrosimone aveva inserito la crisi di Termini Imerese “in una fase molto difficile per il mercato delle automobili in generale”.”Fino a quando non ci sarà un cambio di modello” – aveva detto – “ci saranno paesi che si impoveriranno più di altri, perché adesso si tratta di trasferire le fabbriche in nazioni quali Polonia, Croazia o Slovenia, dove la mano d’opera ha un costo minore. Come avviene in Messico, dove arrivano fabbriche di altri paesi”.

Il piano originale della FIAT, spiega uno degli operai intervistati, era di chiudere la fabbrica di Pomigliano, a Napoli, ma lì ci sono piú di 5 mila lavoratori, e per questo hanno deciso di chiudere questa qui e di trasferire la produzione in Polonia (chiuderà anche Pomigliano).Con questa strategia lasciano gli operai senza lavoro e sottraggono loro forza sindacale dividendoli con i licenziamenti e provocando un conflitto sociale fra loro.Attualmente per esempio è in vigore la strategia della Cassa Integrazione, che obbliga i lavoratori a lavorare per periodi di 15 giorni e riposare senza stipendio per un periodo equivalente, oltre al fatto che gli stipendi sono stati ridotti a 800 euro mensili.

Sono lontani i giorni di splendore quando, negli anni ‘80, la fabbrica raggiunse i 3.500 lavoratori, che vinsero diverse battaglie sindacali ed erano fra i più combattivi d’Italia.La FIAT di Termini Imerese era riconosciuta nel mondo per l’alta qualità della sua produzione, prima delle famose Fiat 500 e successivamente della la Panda, della Punto e alla fine della Lancia Ypsilon, l’ultimo modello che uscirà da questa fabbrica.Oggi, riconosce Giuseppe Giudice, gli operai sono stanchi. Il 50-60% ha più di 50 anni. La maggior parte di loro ha cominciato a lavorare negli anni ‘70. Molti lavorano qui da 40 anni e pensano solo alla pensione.Sono operai che hanno lottato molto e sono stanchi. I più giovani, 300-400, hanno cominciato a lavorare negli anni ‘80 e sono loro che dovranno lottare.

In passato terra di carciofi e spiagge meravigliose, Termini Imerese ha visto cambiare la sua vita con l’arrivo della Fiat. Quando la fabbrica andrà via, questa sarà terra bruciata.L’economia che gira intorno alla frabbrica svanirà, con conseguenze su migliaia di famiglie. Il settanta per cento dei lavoratori vive nei dintorni della fabbrica.La vita personale e collettiva degli operai è bloccata, nonostante, riconoscono, non si aspettano molto. La possibilità che altri comprino la fabbrica e riassumino i lavoratori, svanisce.

Non possiamo pensare al futuro, a pianificare qualcosa, a nulla. L’unico pensiero è come arrivare a fine mese, dicono.

fonte: La Jornadatraduzione: Italia dall’estero

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