ago 192010
 

Andrea Camilleri ha rilasciato una intervista al Sueddeutsche Zeitung: argomento la situazione politica e sociale in Italia. Riportiamo l’intervista nella traduzione in italiano curata da Italia dall’Estero.

Camilleri parla di Berlusconi: in Italia “nuove forme di fascismo”

Lo scrittore di successo Camilleri denuncia: un italiano su due non riesce a leggere e si informa solo tramite la TV – e questa è controllata dal “nemico della Costituzione” Berlusconi. Egli avverte: i danni del sistema Berlusconi avranno conseguenze per molti anni.

Andrea Camilleri, sceneggiatore, regista cinematografico e teatrale e ideatore del Commissario Montalbano, uno degli autori italiani più letti e trasportati nel cinema, è uno dei pochi intellettuali, che si sia continuamente occupato con passione e in maniera critica dello sviluppo politico del suo paese.

SZ: Signor Camilleri, come sta l’ Italia? Nel 2011 si festeggia l’anniversario dell’Unità d’Italia.

AC: L’Italia ha 150 anni, e sta molto peggio di me che ne ho 85. Ci sono stati già i primi festeggiamenti per l’anniversario. I rappresentanti politici della lega della Lega Nord, alleati di coalizione del PDL al governo di Berlusconi, erano assenti. Io credo che i ministri abbiano il dovere di partecipare alle manifestazioni per l’unità nazionale. Alcuni ministri però spesso sostengono opinioni, che rappresentano il contrario dell’idea di unità. Non sono un nazionalista, non lo sono mai stato, sono comunista. Ma non si può avere al vertice dello stato persone che non credono nella Costituzione. In Germania è stata una delle critiche rivolte ai terroristi della RAF, che erano nemici della Costituzione. Mi sembra una critica estremamente seria. Anche da noi ci sono nemici della Costituzione, ma sono al potere. E nessuno lo denuncia.

SZ: I giornali riportano tutto ciò in maniera eclatante – nonostante ciò tutti tacciono.

AC: Il capo della Lega ha affermato, che con il tricolore ci si pulirebbe il sedere. Mi sembra una dichiarazione tremenda. Poiché insozza tutti coloro che hanno dato la vita per questa bandiera. Insudicia anche la memoria dei caduti dei nostri giorni, che rientrano dall’Afghanistan e le cui bare vengono ricoperte da questo vessillo. Lo trovo insopportabile. E trovo incredibile che gli italiani non reagiscano.

SZ: Ci sono molte cose a cui gli italiani non reagiscono. Ha una spiegazione per questo?

AC: Questa confusione italiana esiste da decenni. Dal mio punto di vista esiste soprattutto un progressivo decadimento della morale nella classe decisionale, che ha fortemente influenzato la popolazione. Da noi c’è il detto, il pesce inizia a puzzare dalla testa. Se la testa puzza, è chiaro che la decomposizione inizi a diffondersi nel paese.

SZ: Presto o tardi l’epoca di Berlusconi cesserà. Cosa resterà, che danni lascerà dietro di sé?

AC: Quando ero ragazzo, nel 1945, subito dopo la liberazione dell’Italia, lessi un articolo del grande giornalista americano Herbert Matthews. Il titolo diceva: “Non lo avete ucciso”. Voleva dire, mentre avete ammazzato Mussolini, non avete ucciso il fascismo. Egli descriveva, quali danni il fascismo aveva lasciato persino nel DNA degli italiani. E che ci sarebbero voluti molti anni per sanarli. Allora la cosa mi lasciò sconvolto. Nel corso degli anni ho dato sempre più ragione a Matthews. Il Fascismo è un virus che muta. E così ci troviamo in una nuova forma di fascismo. Sono forme diverse. Quindi credo che le conseguenze del berlusconismo saranno simili a quelle del fascismo. E’ come se la natura degli italiani fosse infettata.

SZ: Come descriverebbe questo veleno? E’ il “furbismo”, di cui ha scritto, il tentativo di essere ad ogni costo più scaltro degli altri?

AC: Eravamo già infettati, ora c’è di più. Si devono osservare le continue esternazioni di Berlusconi, che poi poco dopo vengono di nuovo negate. Questa è la sua caratteristica: smentirsi da solo. Cioè, se viene frainteso, stravolge quello che gli viene attribuito. Cioè non ha dichiarato quello che tutti hanno sentito. Così ha affermato che è giusto non pagare le tasse, se sono superiori ad una certa cifra. La prima volta era riferito all’evasore fiscale da perseguire, da parte della polizia di finanza, che in Italia ha soprattutto questo compito. Lo ha smentito e subito dopo ripetuto. Significa che ogni evasore fiscale – ed in Italia ce ne sono molti – si sente dalla parte del giusto.

SZ: Anche il sistema giudiziario resterà indietro danneggiato?

AC: Assolutamente. Berlusconi attacca continuamente la magistratura e la sminuisce in ogni modo possibile – sia con il suo impegno politico che personalmente. Che siano innocenti o colpevoli, gli imputati si professano sempre innocenti. E si parla poi di persecuzione mediante la giustizia. Un’ alta carica dello stato tenta di delegittimare un’istituzione dello stato.

SZ: Ci ha provato anche con il presidente della repubblica Giorgio Napolitano.

AC: Vede tutto contro di sé, ciò che è in linea con la costituzione e si oppone alle sue idee di egemonia. Non perché Napolitano gli sia ostile, bensì perché la carica e i compiti di Napolitano lo limitano. Ultimamente Berlusconi ha detto, che non ha nessun tipo di potere. Il potere lo hanno i magistrati, che cambiano la normativa, quando una legge non gli piace. Il tribunale dichiarerebbe alla fine tale legge come nulla.

SZ: Quando la corte costituzionale ha respinto la legge sull’immunità, che lo tutelava dai processi, Berlusconi ha affermato cose sulla magistratura, che in qualsiasi altro paese dell’occidente avrebbe condotto alle dimissioni del capo di governo.

AC: Berlusconi personifica un’anomalia nella democrazia italiana. Esistono enormi conflitti d’interesse di Berlusconi. Per esempio il ministro dello sviluppo economico Scajola che è stato costretto a dimettersi (in maggio, a causa di una vicenda di corruzione, ndr). Questo ministero è responsabile degli accordi con le televisioni pubbliche e private. Berlusconi ha assunto l’incarico ad interim e ha assicurato al capo di stato che sarebbe stato solo per breve tempo. Altrimenti sarebbero intervenuti mostruosi conflitti di interesse. Sono già passati due mesi e Berlusconi è ancora ministro dello sviluppo economico. E in qualità di ministro, afferma, e’ tentato gradualmente, a non rinnovare il contratto di servizio con l’emittente di stato RAI. lo dice il dirigente della concorrenza con la RAI! (Alla Mediaset di Berlusconi appartiene la più grande rete televisiva in Italia, ndr). Non credo che in qualsiasi altro posto possa esistere una simile situazione. Perciò la vedo dura per l’Italia. Anche perché l’opposizione non ha la forza di fare l’opposizione. Poiché l’evoluzione dei partiti di sinistra purtroppo ha portato ad un progressivo allontanamento dalla gente. Viceversa la Lega Nord lo fa con grande successo.

SZ: Almeno nel PD questo è stato capito?

AC: Non lo so se lo ha compreso. Il PD per esempio non ha afferrato l’importanza della televisione in Italia. E continua a non capirla. Esso crede che presentarsi in televisione sia già sufficiente per sistemare tutto. Il rinomato linguista Tullio de Mauro ha pubblicato un’illuminante analisi sulla situazione culturale dell’Italia. Nel 2008 – ed io non credo, che le cifre possano essere migliorate in modo determinante – ci sono due milioni di analfabeti. 13 milioni e mezzo di semianalfabeti, persone che sanno firmare, ma non sanno leggere un giornale. 15 milioni sono analfabeti del secondo tipo, sapevano già leggere e scrivere, ma lo hanno disimparato. Sono quindi 30 milioni di italiani (su circa 60 milioni, ndr). L’unica fonte di informazione di questi analfabeti è la televisione e non i giornali. Solo circa il 20% della popolazione legge un giornale. Di questo 20% il dodici percento legge solo i titoli. E bisogna pensare (ridendo) che i Italia i titoli non concordano quasi mai agli articoli.

SZ: La televisione è il mezzo di potere per eccellenza.

AC: La televisione sembra di si: tre emittenti appartengono a Berlusconi. Di tre delle reti di stato, che lui controlla in qualità di rappresentante di governo, sono controllate direttamente da personale del suo partito. RAI 1 è completamente nelle mani di Berlusconi. Ha collocato al suo vertice un direttore che invece di trasmettere importanti notizie politiche, parla invece, per esempio, di argomenti assurdi come per esempio la coltivazione delle rape in Indocina. Solo un canale è libero.

SZ: RAI 3 è sempre più sotto pressione a causa di programmi satirici

AC: Una sopravvissuta a continui attacchi. Inoltre c’è la rete La 7 (Telecom Italia, ndr) che ha ottimi ascolti. Significa quindi due su cinque.

SZ: Perchè non si vedono mai i politici parlare in televisione con gli intellettuali? Hanno paura?

AC: I politici sono sempre diffidenti verso la cultura – almeno quelli contemporanei. Non vogliamo sputare sull’Italia e la sua storia, da cui sono nati politici altamente istruiti. Oggi questi appartengono ad una categoria scarsamente istruita. Perciò la cultura fa paura. Lo si nota anche nella politica del ministro per i beni culturali Sandro Bondi: un continuo cancellare di ciò che è cancellabile. Anche la scuola è cultura, e così anche nella scuola si elimina. A favore degli istituti privati, che sono per la maggior parte diretti dal clero. Anche questo è un argomento tabu.

SZ: Si ha l’impressione, che non molti giovani intellettuali chiedano la parola – tranne Roberto Saviano, autore di Gomorra …

AC: Affatto, ci sono. Umberto Eco non è certo più un giovanotto, ma Vincenzo Cerami e Francesco Piccolo. Forse la maggioranza degli intellettuali ha un’altra idea di se stessa, non dovrebbero sporcarsi le mani immischiandosi con la politica. Quindi gli intellettuali, me compreso, vanno la dove trovano posto – nei giornali di opposizione. Predicano a sé stessi.

articolo originale: Camilleri über Berlusconis: Italien “Neue formen des aFschismus”


ago 172010
 

La scarsa autostima degli italiani: un quarto si vergogna della propria nazionalità.

Calcio, cos’altro? C’è un indicatore migliore per saggiare l’animo popolare, la frustrazione nazionale e la presunzione, i profondi preconcetti?

“L’Italia è diventata antipatica“ si lamenta il quotidiano La Stampa, “in genere il mondo ci guardava con una certa leggerezza, un pizzico di ironia e qualche pregiudizio, ma anche con sempre più diffusa simpatia. Siamo il paese dei furbi ad ogni costo, che va di pari passo con coloro il cui successo si basa sulla tenacia, sul lavoro, sulla sincerità, sul coraggio e la fantasia – qualità di cui anche noi stessi una volta eravamo orgogliosi“.

Io non mi sento italiano, ma per fortuna o purtroppo lo sono“, aveva deriso il cantante Giorgio Gaber morto precocemente. Ad otto anni dalla sua morte la questione affligge più che mai gli italiani: per fortuna o purtroppo? Un quarto degli italiani si vergogna della propria nazionalità, e cala il numero di coloro che sono orgogliosi della propria cittadinanza, soprattutto al Nord, dove i sindaci della Lega del Nord considerano l’inno nazionale una canzone stonata.

In un editoriale del Corriere della Sera l’autore e giornalista Gian Antonio Stella invidia la Germania per la sua giovanile e multietnica squadra di calcio, espressione di un nuovo spirito di identità. L’ammirazione per i tedeschi risale ad una lunga tradizione. A dire il vero oscurata da un pregiudizio altrettanto longevo: “I tedeschi amano gli Italiani, ma non li rispettano. Gli italiani rispettano i tedeschi, ma non li amano“.

Gli stereotipi influenzano li rispettivi concetti dell’altro tanto da oscurare la visione della realtà? Questa e’ la domanda posta dal Goethe Institut a due famosi giornalisti, durante un viaggio in treno da Berlino a Palermo. Le impressioni raccolte dall’italiano Beppe Severgnini e dal tedesco Mark Spörrle, possono essere lette nell’istruttivo blog di informazione Va bene? Wie ich (fast) zum Italiener wurde.

Conclusione: gli italiani ammirano quello che viene dal nord. Da anni aspirano invano ad uno stato efficiente. Secondo il parere dei sociologi l’Italia sembra “un eterno cantiere“, in cui discutibili architetti da strapazzo concordano sul proseguimento dei lavori – poiché non hanno alcun interesse nella chiusura dei cantieri.

Gli italiani secondo il parere del sociologo Giuseppe De Rita è un popolo dalle batterie scariche, che si rassegna e vede il futuro e l’Europa con crescente scetticismo: “un popolo, in cui tutti parlano male di tutti”.

L’immagine che gli italiani hanno dell’Austria coincide alla grande con la pubblicità turistica: montagne coperte di boschi, piste da sci, walzer e “Sakkertorte” (come pronunciano gli italiani, ndt). Domanda frequente: “Come si trova un biglietto per il concerto di Capodanno a Vienna?”

Anche clichees negativi possono talvolta essere utili. Per esempio quando il giornalista Spörrle ha scoperto sul treno regionale siciliano delle splendide bigliettaie e carta igienica decorata con le farfalline: il suo entusiasmo era alle stelle. Non si è smorzato neanche dopo la confessione che l’amministrazione ferroviaria ha appaltato i relativi lavori preliminari. “La ridicola e sbagliata supposizione che fosse parte di una meravigliosa montatura italiana” ha potuto a stento irritare Spörrle. Si porterà a casa, al suo ritorno ad Amburgo, la carta igienica.

fonte: derStandard.at, trad. Italiadall’Estero

Il Solleone

 di - 16 agosto 2010  Commenta »
ago 162010
 

Oggi è Ferragosto [ieri, N.d.R.] ed è tornato a splendere il sole (almeno qui da noi). Renato Brunetta però non se ne è accorto e si è dimenticato di mettersi il cappello prima di farsi intervistare dal Corriere della Sera. Così, al sole senza cappello, ha detto cappellate. Puntualmente trascritte e pubblicate senza che intervistatore e direttore si insospettissero.

Le dichiarazioni del ministro

Finalmente l’economia comincia a tirare. Produzione industriale in crescita tumultuosa, export a due cifre, disoccupazione in calo. Tutto questo è avvenuto senza crisi sociale, senza crisi del sistema bancario, senza la temuta desertificazione imprenditoriale; anzi, con una buona tenuta del potere d’acquisto delle famiglie e una perfetta tenuta del welfare. [...] Cito dati incontrovertibili. Il Pil del 2010 viaggia verso l’1,5%, quello dell’anno prossimo tra l’1,5 e il 2%. La ripartenza della locomotiva tedesca rappresenta una sicurezza. È la fine del tunnel.

Andiamo per ordine.

La produzione industriale in tumulto

Ecco l’indice (mensile, destagionalizzato) della produzione industriale rilasciato dall’Istat, scaricato oggi:

La produzione industriale sta crescendo ma qualcuno vede un tumulto? Io vedo che nei quindici mesi da marzo 2009 a giugno 2010 non si è recuperata neppure la metà della produzione persa da giugno 2008 a marzo 2009.

L’export a due cifre

Ecco le serie (mensili, destagionalizzate) delle esportazioni dall’Italia (linea nera, milioni di euro, scala di sinistra) e del relativo tasso di variazione (linea rossa, scala di destra). Anche queste rilasciate dall’Istat e scaricate oggi.

Idem come sopra per il livello. Per i tassi di crescita, non si sono mai registrati numeri a due cifre (immagino Brunetta intendesse questo per “esportazioni a due cifre”) da giugno 2008 a giugno 2010. Be’, cumulando si, naturalmente, specialmente partendo dal minimo. Il fatto è che a giugno 2010 l’export è depresso del 13% rispetto a giugno 2008. Fuori dal tunnel? Brunetta deve prendere troppo sul serio il Sole 24 Ore, che ormai va preso meno sul serio del Vernacoliere: il prestigioso giornale economico-finanziario italiano ha titolato che l’export del Made in Italy era al massimo dal 2001. Guardate la figura sopra: come diavolo è possibile essere al massimo dal 2001? Siamo ancora sotto il 2008!

La disoccupazione in calo

Ecco la serie (trimestrale, destagionalizzata) del tasso di disoccupazione, rilasciato dall’Istat, scaricata oggi (magari lui ha visto l’anteprima dei dati che saranno rilasciati a fine mese, nel qual caso vorremmo vederli anche noi comuni mortali)

No comment.

Il resto

Devo continuare? Parlare del fatto che crescendo all’1,5% ci vogliono 4 anni per recuperare (tornare dove si era, cioé) una crescita negativa del 5% come quella che c’è stata in Italia nel 2009? Parlare del fatto che la locomotiva tedesca è ripartita senza gli altri vagoni attaccati? No, dai, che è festa anche per me :-)

Conclusione

Ma di che stiamo a parlà?

“Il Solleone” di Giulio Zanella per noiseFromAmerika

ago 142010
 

La CEI, dopo che impone gli insegnanti di religione (scelti senza concorso pubblico e col solo nulla-osta della locale curia vescovile) “suggerisce” anche – con molta coerenza a dire il vero – il programma didattico. Programma che viene recepito prontamente – e pronamente – dal ministro della pubblica Istruzione, dell’Università e della Ricerca. Qua sotto la circolare del ministro Maria Stella Gelmini tratta dal sito del ministero.

Un  ministro di quella che dovrebbe essere, costituzionalmente parlando, la laica Repubblica Italiana.

Taxi e Libertà

 di - 13 agosto 2010  Commenta »
ago 132010
 

Un recente articolo apparso su Repubblica racconta i risultati di un sondaggio effettuato dal sito Hotels.com sul livello di servizio dei taxi nel mondo (non sono riuscito a trovare i risultati del sondaggio sul sito, mea culpa). In buona sostanza, i taxi londinesi risultano i migliori, anche se cari, mentre quelli romani non sono in buona posizione. Vi racconto perché quelli londinesi sono migliori di quelli romani e perché, in realtà, cari non sono relativamente al servizio che offrono.

Vivo a Londra e viaggio spesso a Roma, per motivi familiari. In entrambe le città conosco bene i servizi offerti dai taxi. È vero che a Londra sono un po’ più cari (si può vedere il calcolo delle tariffe dei taxi londinesi qui e di quelli romani qui), ma è anche vero che una ragione per la differenza di tariffe c’è: il servizio offerto è molto migliore e per una serie di motivi.

Anzitutto, i taxi a Londra sono facili da trovare. Se si è in zona 1 o 2 (la zona centrale più zone limitrofe, si veda qui) basta arrivare ad una qualsiasi arteria principale e l’attesa di certo non è lunga. I taxi passano ovunque ed in continuazione. Naturalmente se si è al limite della zona 2 se ne trovano meno che non in pieno centro, come succede ovunque.

In secondo luogo, i taxi sono più spaziosi e più puliti. Tanto per avere un’idea dello spazio, in un normale Hackney cab (i taxi neri, per intenderci) entra un materasso matrimoniale piegato con due persone; anche andare in giro con due passeggini non è un problema – tutte esperienze personali! Riguardo la pulizia, i tassisti a cui l’ho chiesto mi hanno detto che il “problema” è la concorrenza: se tengono il taxi sporco, i clienti preferiscono aspettare il prossimo. Continue reading »

ago 112010
 

Nonostante le restrizioni al loro uso da parte delle aziende, l’Ue raccoglie un numero sempre più grande di dati personali degli utenti internet. In difesa della libertà digitale si sta però raccogliendo un ampio fronte internazionale.

Rispetto agli Stati Uniti, nell’Unione europea ci sono più restrizioni sulla raccolta, l’uso e la vendita dei dati da parte delle compagnie online. Tuttavia l’Ue chiede ai provider di conservare i dati personali nell’eventualità che servano a indagare su un singolo utente. Il Parlamento europeo sta prendendo in esame una legge chiamata “Smile29“, che costringerebbe a trattenere i dati anche Google, che ogni mese processa miliardi di ricerche nel vecchio continente.

L’intenzione dell’Unione europea rappresenta soltanto l’ultimo dei molti tentativi compiuti dai governi di tutto il mondo di raccogliere un numero sempre maggiore di informazioni sui cittadini attraverso il loro comportamento in rete. Secondo i critici la legislazione europea non fa altro che autorizzare una sorveglianza predatoria, e in tutto il continente si assiste a una levata di scudi. Un gruppo di attivisti irlandesi ha deciso di sfidare il “nuovo regime“, e ha chiesto ai tribunali nazionali l’autorizzazione a rivolgersi alla Corte di giustizia europea per abrogare le leggi emanate dal parlamento di Dublino, deciso ad allineare l’Irlanda agli standard europei. Digital rights Ireland sostiene che la legge irlanese viola la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti umani. Se dovesse vincere la sua battaglia le regole potrebbero essere messe in discussione in tutta Europa. “Il nostro primo obiettivo è l’abrogazione della nostra legge sulla conservazione dei dati“, dichiara T.J. McIntyre, professore di diritto all’University college di Dublino e capo dell’organizzazione. Secondo McIntyre le leggi attuali criminalizzano i cittadini.

La privacy online è diventata il più importante campo di battaglia nello scontro sulle libertà civili. Facebook e Google ammassano quantità spaventose di dati che racchiudono i pensieri, i desideri e gli impulsi degli utenti. Si tratta di una merce estremamente preziosa, che le compagnie sono disposte a pagare a peso d’oro. Nel frattempo in tutta Europa cresce il fronte di opposizione, che comprende anche gruppi di sostegno dei diritti civili come la European federation of journalists. In Germania quasi 35mila persone, tra cui il ministro della giustizia Sabine Leutheusser-Schnarrenberger, hanno deciso di fare causa al governo. “In Europa c’è un problema serio. Stiamo assistendo a una violazione della Convenzione per i diritti umani che sancisce il diritto alla vita privata per ogni uomo. È un diritto fondamentale che deve essere esteso alla vita digitale“, sostiente Christian Engström, membro del Parlamento europeo e rappresentate del Partito pirata svedese.

Oggi in Irlanda i dati telefonici devo essere conservati per 3 anni, ma al momento non esistono leggi che obbligano gli internet provider a trattenere i dati. Sia il governo di Dublino che l’Unione europea vogliono cambiare la situazione. Secondo McIntyre il governo sta avendo il sopravvento. “Nel 2002 il governo irlandese ha introdotto segretamente la conservazione dei dati. Lo hanno fatto attraverso un ordine ministeriale, e fino a oggi il dipartimento di giustizia non lo ha mai confermato“. McIntyre si aspetta che il caso sia risolto dalla Corte di giustizia europea.

La stessa Unione europea sembra avere opinioni discordanti in fatto di privacy su internet. I meccanismi di monitoraggio e sorveglianza sono stati ampiamente rinforzati, tuttavia l’organismo Ue destinato a sorvegliare sulla conservazione dei dati sotto la legge Smile29 ha dichiarato che gli stati membri trattengono già più informazioni sui cittadini di quante dovrebbero, e “hanno fornito statistiche insufficienti a proposito dell’uso dei dati trattenuti, cosa che limita le possibilità di una verifica sull’utilità della conservazione dei dati“.

Deficit democratico

Digital rights Ireland chiede un sostanziale cambiamento della legge, che comprenda una riduzione del periodo massimo di conservazione dei dati, un riesame complessivo da parte della Commissione europea dei meccanismi di sicurezza sul traffico di dati, una definizione più chiara del concetto di “crimine grave” a livello degli stati membri e una “pubblicazione dei nominativi di tutte le persone che lavorano negli enti che hanno accesso ai dati“. Engström è convinto che il problema dell’Unione europea sia il deficit democratico: “la maggior parte del potere si concentra nelle mani dei commissari e di altri funzionari non eletti”.

Secondo Engström un altro problema è rappresentato dalle diverse burocrazie della Ue, che si pestano i piedi tra loro. “È fondamentale capire che non c’è un ‘cattivo’. Non c’è nessun oscuro personaggio a tirare le fila. La verità è che l’Unione europea è molto vicina a diversi interessi economici, il che è molto preoccupante se si considera che l’esecutivo non è composto da rappresentanti eletti“. Engström sostiene che le forze di polizia chiedono accesso ai dati soltanto perché questi ultimi esistono. “Sono cose che non hanno niente a che vedere con il vero lavoro della polizia. Le nuove leggi potrebbero portare alla cattura di malviventi inesperti, ma i veri criminali troveranno presto una maniera di aggirarle“.

L’eurodeputato sottolinea anche il pericolo delle false accuse. La raccolta dei dati può infatti portare al massimo all’individuazione di un disegno criminale. Tuttavia bisogna ricordare che  “il cervello umano è bravissimo a vedere disegni criminali anche dove non esistono”.

McIntyre sostiene che la sua lotta continuerà:

“Non esisterà mai un meccanismo automatico di individuazione del crimine. Per qualche motivo le forze di polizia sono molto affezionate all’idea. Il concetto è quello di fermare i criminali in anticipo, ma la raccolta di dati crea troppi errori in questo senso. Da un punto di vista commerciale non è poi così importante che qualcuno riceve una pubblicità irrilevante sul proprio profilo Facebook. Ma il terrorismo riguarda un numero ridotto di individui, e per questo non è possibile arrivare a una base probatoria dalla quale tracciare un profilo dei possibili criminali”.

Articolo originale: Is Europe building Big Brother? by Jason Walsh for The Christian Science Monitortrad: Andrea Sparacino