Taxi e Libertà

 Posted by on 13 agosto 2010  Add comments
Ago 132010
 

Un recente articolo apparso su Repubblica racconta i risultati di un sondaggio effettuato dal sito Hotels.com sul livello di servizio dei taxi nel mondo (non sono riuscito a trovare i risultati del sondaggio sul sito, mea culpa). In buona sostanza, i taxi londinesi risultano i migliori, anche se cari, mentre quelli romani non sono in buona posizione. Vi racconto perché quelli londinesi sono migliori di quelli romani e perché, in realtà, cari non sono relativamente al servizio che offrono.

Vivo a Londra e viaggio spesso a Roma, per motivi familiari. In entrambe le città conosco bene i servizi offerti dai taxi. È vero che a Londra sono un po’ più cari (si può vedere il calcolo delle tariffe dei taxi londinesi qui e di quelli romani qui), ma è anche vero che una ragione per la differenza di tariffe c’è: il servizio offerto è molto migliore e per una serie di motivi.

Anzitutto, i taxi a Londra sono facili da trovare. Se si è in zona 1 o 2 (la zona centrale più zone limitrofe, si veda qui) basta arrivare ad una qualsiasi arteria principale e l’attesa di certo non è lunga. I taxi passano ovunque ed in continuazione. Naturalmente se si è al limite della zona 2 se ne trovano meno che non in pieno centro, come succede ovunque.

In secondo luogo, i taxi sono più spaziosi e più puliti. Tanto per avere un’idea dello spazio, in un normale Hackney cab (i taxi neri, per intenderci) entra un materasso matrimoniale piegato con due persone; anche andare in giro con due passeggini non è un problema – tutte esperienze personali! Riguardo la pulizia, i tassisti a cui l’ho chiesto mi hanno detto che il “problema” è la concorrenza: se tengono il taxi sporco, i clienti preferiscono aspettare il prossimo.

Poi c’è la conoscenza del territorio, con conseguente affidabilità del servizio – cose banali tipo: non sono londinese e non posso sapere dov’è questo indirizzo; oppure il fatto che il rischio che il tassista possa fregarti sia bassissimo (non che a Roma siano tutti ladroni, ma mi è capitato ben più spesso). La conoscenza del territorio e la concorrenza sono entrambe conseguenze di come vengono erogate le licenze. Le licenze per taxi a Londra vengono date a chi passa un esame. In Italia, e a Roma in particolare, il numero di licenze è fissato dal Comune e le licenze si possono comprare e rivendere (tutti ricorderanno il tentativo di Bersani di liberalizzazione ed il suo goffo fallimento). In più a Roma c’è il fenomeno non da poco dell’abusivismo, ma per semplificare facciamo finta che non esista — anche perche’ si tratta di un mercato diverso.

La differenza nell’erogazione delle licenze è sostanziale. L’esame londinese, detto “The Knowledge” è estremamente difficile, tanto che in media ci vogliono tre anni per passarlo. Bisogna non solo conoscere tutte le strade entro un raggio di 6 miglia da Charing Cross, ma anche conoscere tutti i punti d’interesse possibili che variano dalle banche ai teatri (per avere un paragone, il raggio di 6 miglia è quasi identico al raggio del Grande Raccordo Anulare di Roma). Studi scientifici hanno dimostrato che chi passa l’esame ha un ippocampo più sviluppato della media (dove sia la causalità – vale a dire se passa l’esame solo chi ha un ippocampo particolarmente sviluppato o se lo studio per l’esame sviluppa l’ippocampo – non lo so e mi interessa poco). È vero che uno studio simile non esiste per i tassisti romani, ma mi sembra interessante notare che a nessuno sia venuta l’idea di fare lo studio sui tassisti romani.

Morale, quando a Londra si dice al tassista il nome della strada dove si vuole andare (o talvolta persino il codice postale, che in UK è preciso quasi quanto un indirizzo), la probabilità che non la conosca è bassissima. Io vivo in una stradina minuscola e nel mio campione (qualche centinaio di taxi in quattro anni) solo quattro o cinque volte mi è capitato di dover dire il nome della strada di cui è traversa la stradina. A Roma invece, sebbene la casa dove vado sia piuttosto centrale (a ridosso delle mura aureliane, a duecento metri dalla piramide di Caio Cestio), devo sempre dire al taxista come arrivare. Oltre metà delle volte (su una trentina di casi) mi son sentito chiedere quale fosse la strada migliore per andare all’aeroporto.

La cosa interessante è che a Londra esiste un’alternativa ai taxi. I minicab sono dei taxi “minori”, nel senso che non li si può fermare per strada, sono macchine normali (non Hackney cab) ed i guidatori hanno una licenza che si può comprare dal comune. Usano il navigatore satellitare e costano decisamente meno dei taxi. Sono il vero equivalente dei taxi romani, per costi e qualità del servizio.

Il fatto è che i taxi londinesi (black cab e minicab) fanno parte di una rete di trasporto pubblico che solo in apparenza è più cara di quella romana (il biglietto base della metro è 2 sterline a confronto del biglietto da 1 euro romano). Avendo la possibilità di usare metropolitane, autobus e taxi, a Londra posso permettermi il lusso di non possedere una macchina (a chi obiettasse faccio presente che abbiamo pure due bambini di 2 e 4 anni, e si riesce a vivere molto facilmente senza macchina). Finisco per spendere molto meno. L’abbonamento mensile alla metropolitana costa un centinaio di sterline, da moltiplicare per due (c’è anche mia moglie), e poi ci sono i taxi, certamente meno di dieci al mese, per un totale certamente al di sotto delle 300 sterline al mese. Una macchina ha costi ben maggiori: l’oggetto in sé costa, poi ci sono bollo, assicurazione, parcheggio, benzina e manutenzione, ed il tutto va moltiplicato per due perché, di nuovo, c’è anche la moglie.

La rete del trasporto pubblico londinese funziona davvero bene. I continui lavori di aggiornamento, che rendono il servizio lento durante i weekend (i temutissimi planned engineering works) assicurano che durante la settimana il servizio sia impeccabile – per standard europei, gli amici di Singapore, Hong Kong o Tokyo concordano sul trovare il tutto inefficiente, ma questa è un’altra storia. Si arriva dappertutto in tempi ed a prezzi ragionevoli.

A mo’ di aneddoto, vi racconto un’esperienza personale romana. Un ex vicino di casa, anziano ingegnere che in gioventù aveva partecipato alla progettazione della metropolitana di Roma, anni addietro mi diede una serie di articoli di giornale degli anni ’50. A detta sua, Roma al tempo aveva un trasporto pubblico all’avanguardia, con una rete di autobus, ma soprattutto filobus e tram con pochi concorrenti al mondo. Non so se fosse effettivamente all’avanguardia, ma ho il sospetto che fosse quanto meno una rete adeguata alle esigenze della città. Gli articoli avuti dall’anziano ingegnere erano singolari (li posso cercare a casa e scansionare qualora interessassero a qualcuno): erano una campagna mediatica pesantissima durata una decina d’anni volta a convincere il pubblico che il trasporto pubblico fosse segno di regresso, e che bisognasse invece puntare sul trasporto privato – si veda, ad esempio, il fenomeno della 600. Tanto che per le olimpiadi del 60, vari tram furono tolti di mezzo per far spazio alle nuove strade, compresa questa che taglia in due un parco. Risultato: oggi abbiamo a Roma un servizio pubblico pessimo, illiberale ed inefficiente nei taxi, inefficiente negli autobus, nelle metropolitane e nei treni. A Roma con due bambini senza una o due macchine non potrei stare.

Ad un liberalismo che funziona – e si noti che Londra ha 12 milioni di abitanti – opponiamo un corporativismo che rende una città di medie dimensioni (meno di 3 milioni di abitanti) invivibile dal punto di vista dei trasporti (compresi quelli privati, visto il traffico che segue l’impossibilità di alternativa alla macchina). È utopia sperare in un trasporto pubblico romano migliore? Magari con i biglietti che costano il doppio (OMG, proposta assurda!) ma che dà ai cittadini un’alternativa reale all’uso della propria macchina.

articolo a firma di Federico pubblicato su noiseFromAmerika

 Leave a Reply

 

Vai alla barra degli strumenti