Set 272010
 

Dopo la Francia, anche l’Italia dovrebbe essere richiamata dalla Commissione Europea riguardo alla sua politica sui Rom. Il Paese viola su larga scala i diritti dei Rom, affermano ricercatori a Oxford e ad Amsterdam e rappresentanti delle due principali organizzazioni per i diritti dei Rom in Europa.

“La Francia è ora il cane bastonato nella discussione sulle espulsioni di Rom, ma in effetti segue il copione scritto dall’Italia. Nessuno però ne parla”, spiega Nardo Sigona, ricercatore all’università inglese di Oxford. Secondo Robert Kushen, direttore del Centro Europeo per i Diritti dei Rom a Budapest, l’ERRC, la situazione è peggiore in Italia che in Francia. “L’Italia agisce con più furbizia della Francia, non mettendo l’accento sulle espulsioni ma sulla distruzione dei campi Rom. Sperano che, di conseguenza, i Rom se ne vadano di loro iniziativa. In questo modo il problema viene però solo spostato, questa .Questa gente non può costruire proprio niente”.

Anche Huub van Baar, ricercatore sulle tematiche Rom presso l’Università di Amsterdam, concorda con queste conclusioni. “In Italia, la presenza dei Rom negli spazi pubblici viene percepita come un rischio per la sicurezza”.

Dal 2008, in Italia vige lo stato di emergenza in relazione agli “insediamenti nomadici” in tre province, a Roma, Milano e Napoli. In seguito si sono aggiunte Torino e Venezia. Questo dà alle autorità poteri locali ampi per procedere allo smantellamento dei campi Rom. “Le leggi d’emergenza di per sé non sono contrarie al diritto comunitario, ma lo è il fatto che vengano applicate in modo specifico ai rom”, afferma Sigona, che l’anno scorso ha pubblicato un libro sulle politiche nei confronti dei rom in Europa. “Soprattutto a Milano ora sono diventati molto attivi nel distruggere gli accampamenti”.

Proprietà distrutte

Molti sfollamenti hanno luogo senza previe notifiche e senza possibilità d’appello per i residenti. Spesso tutte le proprietà personali vengono distrutte e ai Rom non viene offerta nessuna sistemazione alternativa, ha concluso già nel 2008 la OVSE, l’Organizzazione per la Sicurezza e la Collaborazione in Europa. Quell’anno, le organizzazioni dei Rom e per i Diritti Umani criticarono il governo italiano perchè programmava di prendere le impronte digitali dei 150.000 Rom che si sono stabiliti in Italia negli ultimi anni. Alla fine, l’Italia ha abbandonato tale progetto.

“È interessante che la Commissione Europea si preoccupi per la Francia, ma che nel 2008 non fosse così preoccupata per quelle impronte digitali”, nota Kushen dell’ERRC. La scorsa settimana Viviane Reding, Commissario Europeo per la Giustizia, ha pubblicamente rimproverato la Francia. Il rimpatrio di centinaia di Rom verso la Romania è in contrasto con la legislatura anti-discriminazione della UE e con la libertà di circolazione dei cittadini dell’Unione. La Reding ha affermato che nessun Paese membro può contare su deroghe.
Un portavoce della Commissione Europea non vuole entrare nel merito della situazione italiana e afferma che la politica sui Rom di ‘”utti gli stati della UE” viene esaminata attentamente.

Secondo Ivan Ivanov, direttore dell’Ufficio Informazioni Rom a Bruxelles, altri Paesi europei espellono i Rom, “anche se non in modo tanto visibile e sulla stessa scala della Francia” L’ERRC ha citato in giudizio la Danimarca, a causa dell’espulsione di dieci Rom.

fonte: De VolkskrantRomabeleid van Italië is nog erger dan dat van Frankrijk”  – trad: Italia dall’Estero

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