Set 242010
 

Lo scrittore e germanista Claudio Magris ha rilasciato una intervista al tedesco Welt Online. Intervista nella quale affronta, da par suo,  anche il rapporto che intercorre fra cultura e politica. Ricordiamo infatti che Claudio Magris è stato, anche se per soli due anni, senatore durante la XII legislatura.

L’impegno politico ha reso infelice lo scrittore Magris. Di Berlusconi non ha stima, ma non crede nemmeno ad una sua imminente fine.
Quest’estate Claudio Magris è “poeta ospite” del Festival di Salisburgo. Lo scrittore e germanista, classe 1939, non è solo un vivace emblema della sua città natale Trieste, ma anche un precursore del pensiero mitteleuropeo e un impegnato esponente della società civile. Con i suoi saggi, i romanzi ed editoriali, scritti per il Corriere della sera, è tra gli intellettuali europei di maggior influenza. Claudio Magris ha ricevuto importanti premi internazionali tra cui nel 2009 il Premio per la Pace assegnatogli dall’editoria tedesca.

Welt Online: Come si sente nel castello Leopoldskron, teatro del Festival di Max Reinhard? Percepisce qualcosa del genius loci o si è volatilizzato nel 1938 con l’avvento delle truppe di Hitler?
Claudio Magris: Generalmente non amo la solitudine dei castelli a cui preferisco le città con i loro caffè e le trattorie. Ma qui è meraviglioso. Nel 1938 è stato distrutto molto ma non Hofmannsthal e Reinhardt. Il pericolo dei luoghi stilizzati sta nel fatto che il genius loci diventa stereotipo. A me piace “leggere” i paesaggi. Qui a Salisburgo è un po’ come a Venezia, molto bello ma un po’ troppo ostentato. In tutte le città che hanno uno ruolo speciale si ha un po’ l’impressione di essere in un museo.

Welt Online: Senta Berger ha brillantemente letto il suo racconto “Lei dunque capirà”, una parafrasi moderna del mito di Orfeo ed Euridice, al Landestheater di Salisburgo. Il pubblico era entusiasta. L’opera tratta anche della morte di sua moglie, la scrittrice Marisa Madieri, nel 1996?
Magris: Naturalmente. Senza questa perdita, la mutilazione della mia vita, non l’avrei mai scritto. Ma Euridice non è il suo ritratto, ha anche caratteristiche che non hanno niente a che vedere con lei. Sicuramente questa storia d’amore è una delle perdite, legata ad un momento molto triste della mia vita. Come sempre quando il dolore è troppo forte diventa in qualche modo paralizzante. Difficilmente si è nobili in queste situazioni. Marisa non ha mai fatto ricadere su di me la paura che aveva. Ero io il vigliacco, ho avuto paura di tutto.

Welt Online: Dal 1994 al 1996 siedeva tra i banchi del parlamento a Roma come senatore eletto della Regione Trieste. E’ vero che non ricoprirebbe più un incarico simile perché tanto non porta a niente?
Magris: No, non ho nessuna simpatia per quei colleghi che come me sono scesi in politica per poi mostrarsi delusi pubblicamente. La politica non è fatta per rendere felici gli animi sensibili. Ci sono cose più importanti: lavoro, scuola, ospedali. Allora ho fatto una scelta contro la mia natura. Prima non avevo mai pensato ad una cosa del genere. La mia piccola arma personale è la scrittura.
Quando è iniziata l’ascesa di Berlusconi mi trovavo in Germania. Quando diversi partiti, dai liberali ai democristiani fino alla sinistra radicale, mi hanno chiesto di candidarmi, io non ne avevo la minima voglia. Ma l’ho dovuto fare, nel senso della morale kantiana. E sì, non sono stato felice soprattutto della rappresentanza. L’ho fatto come un omosessuale che si sposa. Un secondo matrimonio sarebbe stato troppo.

Welt Online: L’avventura politica non è stata anche divertente per lei?
Magris: Sono stato rappresentante di un gruppo politico del quale ero l’unico membro. Nemmeno Trotzki si sarebbe sognato una democrazia così diretta. I partiti, assai diversi tra loro, che insieme mi avevano scelto, non potevano comparire ufficialmente come alleati. I miei amici hanno inventato un nuovo movimento chiamato “Per Trieste, per una nuova Italia”. L’ultimo giorno il grafico non era in grado di collocare tutti i nomi del movimento sulla lista così non è rimasto nient’altro che “Trieste – Magris”, il che suona un po’ ridicolo. Ho vinto perché la destra ha messo in lizza due candidati. Io invece così ero il capo fazione di me stesso e sono stato consultato in situazioni di crisi dal Presidente della Repubblica come è stato fatto con i capi di altri partiti. Una strana situazione, bizzarra.

Welt Online: Avrebbe pensato allora che Berlusconi sarebbe rimasto al governo sino ad oggi? Quale è il segreto della sua durata?
Magris: A parte la sua incredibile capacità di giocare un unico gioco, un gioco nuovo con regole nuove o con nessuna regola, ci sono stati dei cambiamenti della società. Un fenomeno che non riguarda solo l’Italia. Io spero che l’Italia non sia di nuovo all’avanguardia in senso negativo, come un tempo lo fu con il fascismo. La classica borghesia e classe lavoratrice sono scomparse.

Per milioni e milioni di elettori non contano più i valori che noi abbiamo sempre considerato validi. Nemmeno in maniera ipocrita. Un paio di mesi fa facendo zapping in tv ho pensato di aver visto un bravo attore comico, che – molto simile a Berlusconi – gli faceva una parodia quasi esagerata: tra un gruppo di belle giovani ragazze chiese ad una se fosse stata lei ad “avergli toccato il culo”. Ma era davvero lui.

Quando qualcosa che mi sembra impensabile – e non per ragioni morali, come non è per ragioni morali che lei evita di sedersi di fronte a me in mutande – quando qualcosa del genere non rappresenta una specie di antipropaganda parodistica ma piuttosto si tratta di propaganda per qualcuno, allora non capisco più la realtà. Per questo motivo ho addirittura complessi di colpa. Non basta disprezzare certe cose. Mi avesse chiesto nel gennaio del 1994 se Silvio Berlusconi avrebbe mai potuto conquistare il potere, avrei riso. Mi sarebbe sembrato più probabile il colpo di stato di un generale. Questa fondamentale errore di valutazione è stato il nostro sbaglio.

Welt Online: Lei una volta ha usato il termine “la borghesia dei Lumpen” (con “Lumpenproletariat” Marx definiva quel sottoproletariato incapace di coscienza politica, ndt).
Magris: Sì,come il Lumpenproletariat per Marx per Marx incarna gli aspetti negativi e regressivi del proletariato, così questa borghesia non ha più niente a che fare con il liberalismo borghese. Non ci prova nemmeno più a simulare dei valori. Se fossi un antisemita e avessi l’impressione che è meglio tacerlo, sarebbe un segno negativo per me, ma un buon segno per la società. Quando invece non devo temere nessuna difficoltà questo equivale ad un giudizio pessimo sulla società. Già oggi manca una qualsiasi reazione di difesa alla volgarità che lascia totalmente indifferenti.

Welt Online: L’attuale crisi di governo è la fine del sistema Berlusconi?
Magris: Non lo so. Interessante è in ogni modo l’implosione a cui assistiamo. Abbiamo un governo che dispone della più grande maggioranza in Italia dalla fine della seconda guerra mondiale e la usa anche per modificare la Costituzione, ma viene bloccato dai conflitti interni. L’opposizione è purtroppo nulla. Su questo sono molto pessimista. Io non credo che Berlusconi sia finito.

Welt Online: E’ ottimista sulle sorti dell’Europa?
Magris: Io credo alla parola del filosofo Gramsci: pessimista secondo ragione e ottimista con la volontà. L’Europa è l’unica possibilità per noi. Tutti i nostri problemi sono europei. Faremo qualche passo in avanti ma anche altri passi indietro prima di arrivare allo Stato europeo che io sogno.

articolo originale: Politik ist nichts für zarte Seelen di Von Ulrich Weinzierl – trad.: Italia dall’Estero

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