Un paese avvelenato e senza meta

 Posted by on 9 Settembre 2010  Add comments
Set 092010
 

L’Italia vive uno dei periodi più sporchi della sua storia recente. Il clima politico si è del tutto avvelenato, la stabilità e il bipartitismo sono a pezzi, il Governo non governa neanche se stesso e il fango esce liberamente da tutte le fogne. Nessuno pensava che la tappa finale della controversa avventura politica del magnate milanese dovesse essere Versailles. Ma sicuramente pochi sospettavano che il livello di bassezza, veleni, ricatti, vendette, minacce e insulti sarebbe diventato così infimo e meschino come quello vissuto nelle ultime settimane.

Il doloroso viaggio dalla maggioranza assoluta e amorosa del PDL fino all’attuale situazione di minoranza, deterioramento e odio aperto si è bloccato da agosto in un rumoroso vicolo cieco: tutti si insultano, tutti cospirano e sono divisi, tutti si danno alla vendetta e nel frattempo preparano il loro futuro sottobanco e dai cassetti pieni di segreti (veri o falsi, è indifferente) sugli avversari da passare alla stampa. La casta politica e quella giornalistica sono unite come dentro una lacrima e danno il peggio di sé.

I killer del primo ministro attaccano l’infame Fini per mezzo dei suoi  quotidiani pubblicando ogni minimo dettaglio su un piccolo scandalo immobiliario monegasco che, in apparenza, ha come protagonista il suo ex alleato e suo cognato. I finiani rispondono minacciando Berlusconi di non votare l’immunità giudiziaria e di rivelare al mondo le sue torbide alleanze strategiche con Gheddafi e Putin. Bossi risponde a una domanda dei giornalisti alzando il dito medio e dopo chiama “stronzo” Pierferdinando Casini, il leader democristiano.

Quest’ultimo definisce il leader della Lega come un “trafficante di banche” e “noto collezionista di commissioni nella I Repubblica”. La rivista cattolica di base Famiglia Cristiana approfitta della confusione della curia berlusconiana e scrive che l’essenza del berlusconismo consiste nel “distruggere i dissidenti” e nel “liberarsi in ogni modo dai crimini suoi e di altri”.

Berlusconi, ossessionato dal mantenere l’immunità ancora per qualche mese, dedica le vacanze ad agitare le acque del mercato politico con una campagna di acquisti, eufemismo che indica la tendenza di moda in questa agitata pre-stagione politica: l’acquisto di deputati dell’opposizione (finiani e democristiani, senza escludere quelli del Partito Democratico, ala moderata e ateo-devota) per ricomporre la maggioranza perduta.

Se qualcosa non manca  a Berlusconi è il denaro (Mondadori ha appena risparmiato centinaia di milioni di imposte reclamati dal Tesoro grazie ad una legge ad empresam). Ma in questo momento risultano poco credibili le sue promesse di prebende, incarichi e contratti a lunga scadenza. Senza l’appoggio di Fini, della classe dirigente, della FIAT e soprattutto della Chiesa Cattolica, sempre più distante dal suo diabolico alleato (così pare), la solitudine politica del Cavaliere e la sua mancanza di idee per risolvere i problemi del paese sono sempre più evidenti.

L’incantesimo è durato 15 anni ma la principessa si è svegliata brontolando. Se c’è qualcosa che il votante italiano non tollera sono la divisione delle famiglie e le liti in pubblico. E molti elettori che prima dissimulavano o preferivano guardare da un’altra parte sanno ormai che l’unico vero piano che Berlusconi offre ai suoi compatrioti consiste nel riformare la Costituzione per mettere a tacere la stampa, modellare una giustizia tollerante con i crimini dei colletti bianchi e la mafia politica e instaurare un sistema presidenzialista, più alla russa che alla francese, che gli permetta di finire i suoi giorni come intoccato sovrano del paese.

Di fatto la stessa Lega Nord, che oggi ha acceso la macchina che prolungherà di alcune settimane la vita di questo governo in stato vegetativo, sarà, in un qualunque momento di vento favorevole, l’anestesista che la spegnerà. Nelle verdi praterie padane si muove come pesce nell’acqua Giulio Tremonti, il tecnocrate che potrebbe unire finalmente l’eccentrico Bossi con l’Europa, ma anche con la curia più vicina all’Opus Dei e a Comunione e Liberazione.

Tutti loro vedrebbero di buon’occhio come sostituto temporaneo, e anche qualcosa di più, di Berlusconi, il superministro dell’Ecoomia, artefice unico del recente e traumatico aggiustamento di bilancio di 25.000 milioni di euro richiesto da Bruxelles e dall’FMI che ha diviso il centrodestra e ha messo fine al delirio trionfalista di Berlusconi.

Il suo rumoroso silenzio degli ultimi tempi ha varie chiavi di lettura, la più ovvia delle quali è che Tremonti stia aspettando che la mela cada matura dall’albero proprio dentro la sua ambiziosa cesta.

In ogni caso le varianti offerte dal desolante tramonto della II Repubblica sono quasi infinite, e nessuno esclude miracoli o colpi ad effetto, da un nuovo trionfo schiacciante di Berlusconi fino a un finale craxiano con esilio ai Caraibi in aereo privato.

Mentre gran parte della popolazione assiste impassibile allo spettacolo, i giovani del Popolo Viola e i vecchi lottatori della sinistra, con Andrea Camilleri e Paolo Flores D’Arcais in testa, hanno riempito un’altra volta il buco nero del centrosinistra e hanno convocato manifestazioni per chiedere le dimissioni di Berlusconi.

Come se non bastasse Pierluigi Bersani, il leader del PD, ha annunciato una campagna porta a porta per spiegare agli italiani perché Berlusconi deve andarsene. Forse ignora che, a questo punto, gli italiani sanno molto bene che sono gli amici di Berlusconi, e non i suoi nemici, gli unici che possono farla finita con lui.

da: El País ” Un país envenenado y sin rumbo” di Miguel Mora – trad.: Italia dall’Estero

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