Veleno in visone

 Posted by on 17 Settembre 2010  Add comments
Set 172010
 

Autunno, tempo di riprendere la marcia un po’ rallentata dall’estate, tempo di nuovi inizi, tempo di rentrée. Non – come preferiremmo – la rentrée letteraria che come ogni anno per un breve periodo anima il mondo francofono, bensì quella decisamente deprecata e, lasciatecelo dire, assai di cattivo gusto, che sembra aver caratterizzato il settore della moda quest’anno.

Si sa che periodicamente la moda ci ripropone, reinventandoli nel bene e nel male, temi di stagioni e decenni passati: stile anni Sessanta, Settanta, Ottanta… Per quest’inverno, forse in un tentativo di esorcizzare una volta per tutta l’odiosa parola “crisi” o forse per le pressioni di qualche “addetto”, a tornare in voga sono le pellicce. Non, si badi bene, quelle ecologiche tanto care a Topolino. No, proprio le costose – in termini di vita – pellicce animali.

Ci rendiamo conto che le nostre Geremiadi sulla risibile motivazione di una scelta del genere (in parole povere, il vanto) possono rispecchiare qualcosa di detto e ripetuto. Lasciateci però puntare comunque il dito contro una pratica resa più barbara dalla futilità del suo scopo e dalla natura effimera dei criteri che soddisfa. L’allevamento e l’uccisione di esseri viventi per futili motivi è già di per sé un qualcosa di alienante; se poi consideriamo quanto dura una moda, cioè lo spazio di una stagione, possiamo renderci conto di che fine farà quella pelliccetta trendy che sfoggiavamo orgogliosi all’ora dello struscio. Per non parlare poi del compulsivo paradosso femminile, che ci vede visitare l’estetista puntuali come orologi svizzeri per farci rimuovere fino al più minuscolo pelo di ogni anfratto corporeo, per poi correre a ributtarceli addosso. C’è solo da augurarsi un inverno tropicale.

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