Ott 092010
 

In questi giorni alcuni esponenti del centro-destra non fanno che rimarcare il fatto che non si può andare contro la volontà popolare espressa dalle urne. Così facendo contrappongono – in maniera assolutamente deliberata –  il popolo alle istituzioni dello stato. E’ un vecchio gioco populista questo, caro ai regimi peronisti e fascisti. Gli anni del consenso mussoliniano erano anche fondati su questo continuo richiamo al popolo ed alla sua inviolabile e ferrea volontà.

Ma torniamo ai fatti recenti. Uno riguarda Roberto Formigoni che, a seguito della denuncia sulle firme palesemente false raccolte per la sua lista, ha così risposto:

Gli elettori si sono pronunciati chiaramente, dando la vittoria a me e alla mia coalizione, e nessuno riuscirà a rovesciare la loro volontà.

Un richiamo alla sacra volontà popolare quello di Formigoni. Ovviamente il governatore lombardo  si guarda bene dal sottolineare che ha partecipato al gioco violando le regole ancor  prima di parteciparvi. Non è un gran bell’esempio di rispetto della sacra volontà popolare.

Ma ci sono altri esponenti che si appellano all’inviolabilità della minacciata volontà popolare. Uno è quello del sottosegretario alla salute Eugenio Roccella che ha così commentato il rinvio alla Suprema Corte della legge 40 (quella della fecondazione) per un giudizio sulla sua costituzionalità:

I giudici vanno contro la volontà popolare visto che in occasione del referendum sul divieto dell’eterologa non era stato raggiunto il quorum.

E quello di Carlo Giovanardi (quello che quando gli fa comodo assolve chi bestemmia perchè  è stato dai salesiani, ha una zia suora e la mamma credente) che aggiunge:

In Italia siamo all’emergenza democratica se una volontà popolare, espressa dal Parlamento e liberamente confermata da un referendum, viene messa in discussione da iniziative giudiziarie.

Emergenza democratica. Ecco come Roccella e Giovanardi stravolgono i fatti e li piegano al loro pensiero. Contrappongono prima – in maniera del tutto impropria e pericolosa – i magistrati alla volontà popolare. Non dicono infatti che è che dovere dei magistrati – nella fattispecie quelli di Firenze – chiedere un giudizio dell’Alta Corte se in sede di udienza dibattimentale emergono  dubbi sulla costituzionalità di una legge. E quello che è un atto dovuto, quel richiamare un giudizio di costituzionalità viene definito “iniziativa“.

Ma falsificano i fatti quando affermano che la volontà popolare sui referendum abrogativi della legge 40 viene stravolta da questa azione della magistratura. Falsa perchè la volontà popolare – quella che partecipò al voto e quindi si espresse con chiarezza in un senso o nell’altro-  votò per l’abrogazione di questa legge col 88% dei suffragi.

E’ falso inoltre definire come volontà popolare quella di coloro che – anche se il 75% – non hanno partecipato al voto. Ma soprattutto è intellettualmente disonesto appriopriarsi di un giudizio – anche se maggioritario – che non è stato espresso.

Ma su cosa siamo d’accordo con questi signori: che siamo in emergenza democratica. E la responsabilità è loro, solo loro.

  2 Responses to “Volontà popolare, populismo e fascismo”

  1. […] Volontà popolare, populismo e fascismo […]

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