Nov 262010
 

Allarme per World Wide Web. I social network quali Facebook, LinkedIn ma anche altri, dopo aver sfruttato la Rete per raggiungere un planetario  successo, adesso ne stanno tradendo i principi di base.

Chi lancia questa accusa è il papà del Web, colui che lo ha inventato: sir Tim Berners-Lee. Con un lungo articolo dal titolo Long Live the Web, (su Scientific American ), lo scienziato chiede di tener fede a quelli che sono i pilastri fondanti del Web: la sua apertura e la neutralità della Rete. Dice infatti Tim Berners-Lee:

Il Web si è evoluto in uno strumento potente e ubiquo perché è stato costruito su principi di uguaglianza e sulla base del lavoro di migliaia di individui, università e aziende[…] Il Web per come lo conosciamo oggi è minacciato in vari modi. Alcuni dei suoi inquilini più famosi hanno iniziato ad allontanarsi dai suoi principi.

Tim Berners-Lee usa il termine “fragmented islands” per definire la vera minaccia della Rete. Da un unico universo di informazioni a disposizione di tutti il Web rischia di trasformarsi in una specie di arcipelago fatto di tante isole separate l’una dall’altra, non comunicanti tra loro.

Facebook – oltre 500 milioni di utenti chiusi nel social network di cui 15 milioni italiani – rappresenta il maggior nemico dell’universalità che è alla base del World Wide Web. Il valore di questo genere di siti, infatti, risiede soprattutto nella massa impressionante di informazioni fornite dalle singole persone e aggregate in giganteschi database, che non sono accessibili dall’esterno. Dice Tim Berners-Lee:

Una volta che si immettono dei dati verso uno di questi servizi, non è facile riutilizzarli in un altro spazio.  La varie pagine personali rimangono chiuse dentro i cosiddetti  wallen-garden (giardini murati, n.d.a.) e i social network si trasformano in contenitori chiusi che non lasciano neanche il controllo delle proprie informazioni.

L’altro responsabile dell’attacco al Web è per l’informatico britannico la Apple, colpevole di promuovere una visione proprietaria anche della Rete. E’ soprattutto il mondo di iTunes a non piacere a Berners-Lee. E’ un mondo esclusivo , quello dell’applicazione Apple, che non lascia il consumatore libero di muoversi sul mercato ma lo intrappola in un solo negozio virtuale. Secondo l’informatico, partendo dal presupposto che “ i monopoli tendono a limitare l’innovazione”, il rischio è che l’evoluzione della Rete venga limitata a come la vede un’azienda sola come, in questo caso, la Apple.

Ma la tendenza verso la chiusura viene anche favorita da tutte quelle applicazioni create appositamente per gli smartphone e  i desktop: “ Altre compagnie – afferma  Tim Berners-Lee – stanno creando mondi chiusi. Per esempio, la tendenza di giornali e riviste a produrre applicazioni per gli smartphone piuttosto che applicazioni per il web è un elemento di disturbo. Perchè è in questo modo che si priva la Rete di materiale informativo“. Un punto di vista – quello di Tim Berners-Lee – affine a quello esposto dal direttore di Wired Usa Chris Anderson.

 Leave a Reply

 

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Vai alla barra degli strumenti