Nov 132010
 

Il Partito Democratico non ci è molto simpatico. La sua nascita, una fusione fredda mal riuscita, è all’origine del fallimento di un progetto che in nuce poteva rivelarsi interessante. Tuttavia del PD bisogna tener conto, perchè su una cosa ha certamente ragione Bersani, e cioè che non esiste alternativa ad un governo di centro-destra senza la partecipazione del Partito Democratico. Non fosse altro che per un fatto squisitamente numerico.

Bersani probabilmente ha già iniziato – con toni formali diversi rispetto a Veltroni, ma indentici nella sostanza – l’appello alla non dispersione del voto a sinistra. Vabbè, è il segretario del suo partito e deve fare il suo mestiere. Ma come ci deluse allora Walter Veltroni (che cannibalizzò la sinistra regalando  la più ampia maggioranza della storia repubblicana a Berlusconi) non nutriamo oggi alcuna fiducia nell’operato di Pierluigi Bersani.

Non ci par di vedere nessuna azione concreta per il rinnovamento della classe politica democratica. Vediamo invece il vetusto rituale legato alla perpetuazione del potere – a tutti i livelli –  tipici della gestione centralizzata che fu del PCI e del doroteismo andreottiano della Democrazia Cristiana. Eppure basterebbe veramente poco. Sarebbe sufficiente che il Partito Democratico si decidesse ad applicare lo Statuto che si è dato. In due punti fondamentali:

Art. 19 – comma 1

La selezione delle candidature per le assemblee rappresentative avviene ad ogni livello con il metodo delle primarie oppure, anche in relazione al sistema elettorale, con altre forme di ampia consultazione democratica.

Art.21 – comma 3

Non è ricandidabile da parte del Partito Democratico per la carica di componente del Parlamento nazionale ed europeo chi ha ricoperto detta carica per la durata di tre mandati.

Con le primarie per scegliere i candidati di ogni circoscrizione, il PD diventerebbe un partito finalmente in linea con il nome che si è dato: Democratico. E con l’applicazione della non ricandidabilità oltre il terzo mandato il il PD mostrerebbe la volontà di lavorare sul serio, liberandosi da esponenti il cui unico programma di governo si riassume nell’opportunistico slogan “mandiamo a casa Berlusconi perchè al suo posto vogliamo starci noi!“.

La non ricandibilità toccherebbe, al momento, 35 senatori su 112 e 43 deputati su 206. Qualche nome: Massimo D’Alema, Angela Finocchiaro, Giovanna Melandri, Livia Turco, Franco Marini, Rosi Bindi, Tiziano Treu, Marco Follini, Beppe Fioroni, Ermete Realacci, Dario Franceschini, Sergio Zavoli.

  One Response to “Eppure basterebbe veramente poco”

  1. […] Tiziano Treu, Marco Follini, Beppe Fioroni, Ermete Realacci, Dario Franceschini, Sergio Zavoli.http://minitrue.it/11/2010/eppure-basterebbe-veramente-poco/ var Taggable_iWpVersion='3.0.1';var […]

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