Money in the wind

 di - 23 novembre 2010  Commenta »
nov 232010
 

L’Unione Europea vuole aprire un’inchiesta sull’utilizzo di fondi dell’UE per l’organizzazione del concerto del cantante britannico Elton John in Italia. I soldi sarebbero stati spesi in un momento nel quale gli stati membri dell’UE dovevano stringere la cinghia a causa della crisi finanziaria.

Il portavoce della UE Ton van Lierop, ha detto che la Commissione Europea vuole “sapere il più presto possibile” perché le autorità locali hanno impiegato per un concerto i soldi destinati a progetti in aree povere dell’Unione.

Quasi sicuramente la somma sarà dedotta dalla prossima erogazione di fondi strutturali per lo sviluppo regionale. Il contributo, erogato direttamente dalla regione Campania, è stato ritenuto non regolare perché “per le manifestazioni culturali i fondi per lo sviluppo regionale possono essere usati solo quando si tratta di manifestazioni ‘strutturali’ e di lungo termine”. “In questo caso – ha detto Van Lierop – si trattava di un evento one spot”. Questo speciale tipo di fondi UE viene utilizzato per il rinnovo di edifici storici o per la fondazione di centri culturali. I concerti non ricadono dunque in questa categoria.

Il concerto, che ha richiamato decine di migliaia di spettatori, è stato tenuto nel settembre del 2009 nel centro di Napoli, durante il festival di Piedigrotta. Il festival è costato 2,25 milioni di euro. Di questi, 720.000 euro sono stati utilizzati per il concerto.

Secondo Dario Scalambrini, direttore artistico del festival, i soldi erano destinati alla promozione dell’area e il concerto ha contribuito in misura importante. Il concerto è stato trasmesso live in televisione e ha attratto centomila visitatori, tra cui seimila turisti.

Riso amaro

 di - 22 novembre 2010  Commenta »
nov 222010
 

La Riso Scotti Energia – società del gruppo alimentare Riso Scotti – gestisce un inceneritore alle porte di Pavia. L’impianto dovrebbe produrre energia rinnovabile attraverso la combustione degli scarti dei cereali, la lolla. Per questo tipo di inceneritori sono previsti gli incentivi statali determinati dal Comitato Interministeriale Prezzi, ovvero il CIP6.

Adesso l’impianto di coincenerimento è stato posto sotto sequestro dalla magistratura e sette persone, tra cui il Presidente della società e l’amministratore delegato, arrestate.  Nell’inceneritore, secondo le indagini relative all’inchiesta “Dirty Energy” svolte dal Corpo Forestale dello Stato, sarebbero finiti materiali diversi da quelli consentiti. Pare infatti che siano stati utilizzati nella produzione di energia elettrica e termica – oltre alle previste biomasse vegetali – anche rifiuti di vario tipo quali il legno, le plastiche, gli imballaggi, i fanghi di depurazione di acque reflue urbane ed industriali ed altri materiali misti. Materiali che, per le loro caratteristiche chimico-fisiche, superavano i limiti massimi di concentrazione dei metalli pesanti quali cadmio, cromo, mercurio, nichel, piombo. Il reati ipotizzati sono di traffico illecito di rifiuti, frode in pubbliche forniture e di truffa ai danni dello stato. Quest’ultimo reato in considerazione del fatto che tali rifiuti non potevano essere utilizzati in un impianto espressamente dedicato alla produzione di energia da fonti rinnovabili che ha goduto di pubbliche sovvenzioni.

L’ingresso delle circa 40mila tonnellate di rifiuti gestiti illecitamente nell’impianto veniva reso possibile attraverso la falsificazione dei certificati d’analisi, con l’intervento di laboratori compiacenti e con la miscelazione con rifiuti prodotti nell’impianto, così da celare e alterare le reali caratteristiche dei combustibili destinati ad alimentare la centrale. Il giro d’affari è stato quantificato in circa 30 milioni di euro nel solo periodo 2007-2009.

fonte: La Provincia pavese

nov 202010
 

Ecco ciò che si legge sul sito GovernoBerlusconi.it:

Il 23 maggio 2008, nella prima riunione operativa del Consiglio dei ministri (tenutasi a Napoli come da impegno preso in campagna elettorale), il governo ha stabilito una serie di interventi che in soli 58 giorni hanno messo fine alla fase critica dell’emergenza rifiuti in Campania. Il risultato è stato raggiunto con un grande lavoro, che ha visto impegnati in prima linea il Presidente del Consiglio (per otto volte a Napoli in meno di tre mesi), la protezione civile e i militari impiegati per vigilare sulle discariche. Nell’estate 2008 erano 551 i Comuni della Campania interessati dall’emergenza. Questi centri producono circa 7.200 tonnellate di rifiuti al giorno. Sono state attivate tutte le discariche che era possibile mettere in funzione immediatamente; parte dell’immondizia è stata avviata in Germania (500 le tonnellate massime al giorno); parte è stata pretrattata e avviata agli impianti di termovalorizzazione di altre Regioni. L’invio dei rifiuti in Germania è terminato a marzo 2009, con conseguente forte risparmio di denaro pubblico. Attualmente sono aperte 5 discariche e sono operativi 7 impianti di selezione e trattamento rifiuti, il cui funzionamento è garantito dalla presenza dell’esercito.

L’articolo prosegue con altre amenità del genere. Se volete (amaramente) sorridere, vi consigliamo di leggerlo tutto.

immagine: Charles Laughton by Richard Avedon – National Portrait Gallery, London

La commedia è finita

 di - 19 novembre 2010  1 Risposta »
nov 192010
 

Un’altra settimana, un’altra previsione secondo cui Silvio Berlusconi potrebbe andarsene. Il settantaquattrenne Presidente del Consiglio italiano, eletto per la prima volta sedici anni fa, è noto per essere un astuto combattente. Un nuovo scandalo sessuale, numerose voci di ammutinamento da parte dei vecchi alleati, la minaccia di elezioni imminenti, dichiarazioni secondi le quali avrebbe abusato della propria posizione in telefonate fatte alla polizia per il rilascio di una ragazza adolescente sospettata di furto: nulla di tutto ciò sarà mai abbastanza per spodestare l’ostinato vecchio lascivo. Ma nell’aria italiana c’è ora l’incontrovertibile sensazione che un’era si stia avviando alla fine.

I difensori di Berlusconi condannano i giornali, la magistratura, gli stranieri e il suo antico rivale (e un tempo sostenitore) Gianfranco Fini, per le difficoltà incontrate dal loro uomo. Continue reading »

nov 182010
 

C’è la Lega della politica romana, della tanto disprezzata politica di palazzo:

Il Senato ha approvato in via definitiva il ddl che consente la detenzione domiciliare per chi deve scontare condanne inferiori a un anno. Il provvedimento, definito ‘svuota carceri’ per tamponare la situazione di sovraffollamento nei penitenziari, e’ gia’ stato approvato alla Camera e diventa legge. Hanno votato a favore Pdl, Lega Nord e Fli, si sono astenuti Pd, Idv e Udc. Ne beneficeranno, entro il 31 dicembre 2013, quei detenuti a cui mancano 12 mesi per completare il periodo di detenzione. (ANSA, 17 novembre 2010)

E c’è la Lega padana, quella dura e pura:

Immagine anteprima YouTube

nov 172010
 

Il quotidiamo spagnolo El Paìs ha pubblicato uno studio sullo sviluppo che l’economie mondiali hanno avuto nel decennio 2000 – 2010. Un decennio che è stato difficile – specie nella sua seconda parte – per tutte le economie già sviluppate. Il titolo del quotidiano spagnolo però è certamente eloquente per quanto riguarda il nostro paese (e il Portogallo). Titola infatti così El Paìs: “Il decennio perso di Italia e Portogallo”.

E’ comunque da tenere presente che il Portogallo – nel decennio in esame – fa comunque molto meglio di noi con un dato di crescita pari a 6,47%, contro un nostro 2,43%.

Ma ciò che risalta drammaticamente da questo studio ( le tabelle possono essere viste qua la prima parte e qua la seconda) è la posizione occupata dal nostro paese: 179 su 180 economie mondiali prese in esame. Peggio di noi ha fatto nel decennio solo Haiti (unico dato in decrescita di tutto il panorama mondiale).

E mentre la cosidetta classe dirigente italiana è stata per mesi – e per anni – occupata a disquisire su importanti questioni – le case a Montecarlo, le Ruby, i bunga bunga e chi più ne ha più ne metta – il debito pubblico è salito a settembre a 1.884,817 miliardi euro, le entrate tributarie sono scese sempre nello stesso mese del 35,6% rispetto a quello precedente e le ore di cassa integrazione sono cresciute del 44,2% rispetto al 2009.

E la guerra del cerino continua.

nov 162010
 

Un politico firma pubblicamente un contratto con l’elettorato con la solenna promessa di rispettarlo in caso di elezione. E’ ciò che fa nell’immagine a fianco Nick Clegg, leader del Partito Liberal-Democratico inglese. Senza il suo appoggio il conservatore David Cameron non avrebbe potuto formare l’attuale governo del quale lo stesso Clegg è vice-premier.

Nella foto (pubblicata dal Guardian) scattata durante la campagna elettorale, Clegg s’impegna solennemente con le organizzazioni studentesche di Cambridge a non aumentare di un penny le tasse univesitarie in caso di un suo successo elettorale. Il successo ( anche se di dimensioni ridotte rispetto alle previsioni) lo ha ottenuto. In seguito però, e con l’assenso di Clegg, David Cameron ha varato delle misure economiche pesantissime. Fra queste il raddoppio, in taluni casi addiriruttura il triplicamento, delle tasse universitarie.

Nel Regno Unito il politico che non mantiene ciò che pubblicamente ha promesso fa ancora scalpore. Tant’è che gli studenti universitari non ci hanno pensato due volte a dimostrare – anche (e purtroppo) in maniera violenta – la loro contrarietà. E la cosa, secondo gli osservatori politici, durerà a lungo.

Questo episodio ci rimanda ad un famoso contratto con gli italiani pubblicamente sottoscritto – era il 2001 – a Porta a Porta da Silvio Berlusconi. Quel contratto non è mai stato onorato.

Ebbene, stando così le cose, ci chiediamo allora quali e quante promesse non mantenute deve subire un cittadino italiano prima che la sua capacità di sopportazione ceda  il passo ad  una ragionevole ma dura e sacrosanta protesta.

nov 152010
 

L’informazione economica e finanziaria in Italia non è di livello eccelso. In questo mese di novembre andrebbero segnalati due fatti emblematici: uno legato alla quotazione di Enel Green Power e l’altro legato al TG1 che affida il Punto nel suo spazio economia a Nicola Porro, vice direttore de Il Giornale.

Il caso di Enel Green Power ha scoperchiato di nuovo la cloaca delle marchette giornalistiche pagate con inserzioni pubblicitarie: piccati per una critica piuttosto blanda che Il Fatto Quotidiano aveva osato fare sulla quotazione in borsa della divisione di energie rinnovabili (che va molto di moda e che quindi i gonzi si fiondano a comprare), l’Enel ha risposto tagliando la pubblicità ai reprobi del giornale di Padellaro, che non suonavano con il dovuto entusiasmo il piffero per il popolo bue. Il titolo Enel Green Power il primo giorno di quotazione ha perso circa il 3,6%. [Caveat: per chi non lo sapesse, scrivo un blog sul FQ e occasionalmente qualche articolo anche sulla versione cartacea, ma non prendo alcun compenso].

La faccenda è stata descritta da Travaglio sul blog di Beppe Grillo (si veda qui [pdf] alle pagine 5 e 6). Per chi non ha voglia di leggere tutto ne propongo un estratto, che offre uno spaccato davvero interessante: Continue reading »

nov 132010
 

Il Partito Democratico non ci è molto simpatico. La sua nascita, una fusione fredda mal riuscita, è all’origine del fallimento di un progetto che in nuce poteva rivelarsi interessante. Tuttavia del PD bisogna tener conto, perchè su una cosa ha certamente ragione Bersani, e cioè che non esiste alternativa ad un governo di centro-destra senza la partecipazione del Partito Democratico. Non fosse altro che per un fatto squisitamente numerico.

Bersani probabilmente ha già iniziato – con toni formali diversi rispetto a Veltroni, ma indentici nella sostanza – l’appello alla non dispersione del voto a sinistra. Vabbè, è il segretario del suo partito e deve fare il suo mestiere. Ma come ci deluse allora Walter Veltroni (che cannibalizzò la sinistra regalando  la più ampia maggioranza della storia repubblicana a Berlusconi) non nutriamo oggi alcuna fiducia nell’operato di Pierluigi Bersani.

Non ci par di vedere nessuna azione concreta per il rinnovamento della classe politica democratica. Vediamo invece il vetusto rituale legato alla perpetuazione del potere – a tutti i livelli -  tipici della gestione centralizzata che fu del PCI e del doroteismo andreottiano della Democrazia Cristiana. Eppure basterebbe veramente poco. Sarebbe sufficiente che il Partito Democratico si decidesse ad applicare lo Statuto che si è dato. In due punti fondamentali:

Art. 19 – comma 1

La selezione delle candidature per le assemblee rappresentative avviene ad ogni livello con il metodo delle primarie oppure, anche in relazione al sistema elettorale, con altre forme di ampia consultazione democratica.

Art.21 – comma 3

Non è ricandidabile da parte del Partito Democratico per la carica di componente del Parlamento nazionale ed europeo chi ha ricoperto detta carica per la durata di tre mandati.

Con le primarie per scegliere i candidati di ogni circoscrizione, il PD diventerebbe un partito finalmente in linea con il nome che si è dato: Democratico. E con l’applicazione della non ricandidabilità oltre il terzo mandato il il PD mostrerebbe la volontà di lavorare sul serio, liberandosi da esponenti il cui unico programma di governo si riassume nell’opportunistico slogan “mandiamo a casa Berlusconi perchè al suo posto vogliamo starci noi!“.

La non ricandibilità toccherebbe, al momento, 35 senatori su 112 e 43 deputati su 206. Qualche nome: Massimo D’Alema, Angela Finocchiaro, Giovanna Melandri, Livia Turco, Franco Marini, Rosi Bindi, Tiziano Treu, Marco Follini, Beppe Fioroni, Ermete Realacci, Dario Franceschini, Sergio Zavoli.