
Correva l’anno 1975. Trentacinque anni fa il Presidente della Francia era Valery Giscard D’Estaing. François Mitterrand e Jacques Chirac gli succederanno negli anni a venire.
Nello stesso anno Gerald Ford assume la presidenza degli Stati Uniti dopo l’impeachment di Richard Nixon. Jimmy Carter, il doppio mandato di Ronald Reagan, i due Bush con l’intervallo della duplice presidenza di Clinton, saranno successivi. Barack Obama quell’anno compie quattordici anni e s’iscrive al College.
Nel Regno Unito il laburista Harold Wilson è vincitore delle elezioni e diventa Primo Ministro. Passerà ancora qualche anno prima che inizi il decennio della Lady di Ferro, Margaret Thatcher. Tony Blair, sempre nel 1975, si laurea e s’iscrive al Labour Party. Solo Elisabetta II c’era allora e c’è adesso. Ma si sa che i regnanti non sono eletti e che i Windsor godono di una salute ferrea.
Uno sguardo all’URSS del 1975 ci fa vedere Leonid Brežnev come segretario del PCUS, ovvero come lo Zar rosso di tutte le Russie. Mentre in Cina il Grande Timoniere Mao Tze Dong ancora comanda.
La Germania è divisa in due stati. La DDR a est, sotto influenza sovietica, governata da Willi Stoph successore di Albert Ulbricht morto l’anno precedente, e la Germania ovest – sotto influenza occidentale e con capitale Bonn – che ha come primo ministro il socialdemocratico Willy Brandt.
Corre l’anno 1975 quando Piero Fassino, iscritto alla Federazione giovanile del Partito Comunista, viene eletto consigliere comunale nella sua città: Torino. Da allora inizia la tipica carriera da “mestierante della politica” che ad oggi non vede la fine. Trentacinque anni dopo il mondo è profondamente cambiato, ma in Italia – dove tutto è immutabile e tutto cambia per nulla cambiare – Piero Fassino si “mette a disposizione” per diventare sindaco di Torino. In questi sette lustri, il nostro, è stato ininterrottamente deputato dal 1994. E’ stato segretario del suo partito ed ha rivestito, più volte, le funzioni di ministro e sottosegretario.
Il cerchio si chiude là dove è iniziato. Pare. Ci credete voi? Noi no.
